Politica

Perchè la pace di Trump mette a nudo la sinistra

Mentre Schlein, Conte e Landini giocavano ai pacifisti da salotto, lui ha chiuso un accordo che ha spiazzato tutto il campo largo

Donald Trump, Elly Schlein e Giuseppe Conte riguardo la pace a Gaza Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Non sono certamente un tifoso entusiasta di Donald Trump, soprattutto considerando le sue dissennate idee sui dazi doganali, tuttavia egli meriterebbe il premio Nobel solo per aver letteralmente messo in mutande la nostra impresentabile opposizione del cosiddetto campo largo, arnesi sindacali compresi.

Riuscendo nell’impresa di fermare la guerra nella Striscia di Gaza con un accordo tra le parti ritenuto fino a ieri impensabile, il Tycoon ha di fatto mandato a picco la campagna propagandistica cavalcata da Schlein, Landini, Conte, Fratoianni, Bonelli & company, mettendo in grande risalto la strumentalità di una mobilitazione navale e terrestre chiaramente telecomandata. Tutto questo ha mandato in grande confusione i tanti intellettuali che, sotto sotto, gridavano al genocidio solo per dimostrare le storiche responsabilità di un occidente capitalista, reo di aver creato un sistema mondiale in cui dominano le disuguaglianze.

In sostanza, l’innegabile successo del presidente americano ha costretto, almeno per il momento, gli stessi teorici di un collettivismo di risulta a riporre la famosa fiaccola del comunismo nella soffitta delle ideologie fallite. A questo punto, nella prospettiva di un processo di pace che si spera irreversibile, ai medesimi pensatori “impegnati” ed ai loro riferimenti politici è rimasto l’ultimo, disperato cavallo di battaglia: il riconoscimento dello Stato della Palestina.

Una operazione in stile Peter Pan di uno Stato che non c’è, e che l’incauto riconoscimento deciso da parecchi Paesi occidentali – probabilmente con l’unico scopo di tacitare una parte della propria opinione pubblica – secondo alcune ragionevoli dichiarazioni dei negoziatori statunitensi non avrebbe fatto altro che rallentare gli accordi tra le parti in causa. Inoltre, è importante sottolineare che per i partiti del campo largo la guerra tra Israele e l’organizzazione terroristica di Hamas è stata una manna, considerando che la linea del no a tutto adottata nei confronti della maggioranza non ha finora sortito alcun effetto tangibile.

In questo senso, come ho già avuto modo di scrivere, Giuseppe Conte sembra aver compreso che il filone d’ore della guerra in Medio Oriente tra il Golia israeliano e il Davide palestinese si è irrimediabilmente esaurito, tanto da aver presentato una irrealizzabile proposta bipartisan per rilanciare l’economia italiana a base di nuove spese e meno tasse.

Se non altro, pur nella sua totale inconsistenza, la proposta del leader pentastellato tende a stimolare il dibattito politico su alcuni aspetti concreti, in contrasto con la propensione dei suoi alleati a focalizzare la propria attenzione su un conflitto che dura da quasi ottant’anni e la cui risoluzione pacifica non potrà mai arrivare dalle nostre confuse mobilitazioni di piazza in cui spesso domina una imperdonabile ignoranza collettiva.

Claudio Romiti, 14 ottobre 2025

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