Si avvicina l’inizio di un nuovo anno scolastico, con le attese, i progetti, e, come sempre, con qualche preoccupazione: tutti sentimenti che caratterizzano ogni nuovo inizio. Vi scrivo queste righe che vogliono essere per me l’occasione per un augurio a voi, docenti, studenti, genitori, che, tutti assieme, ognuno per la propria parte, vi apprestate a questo nuovo inizio. L’inizio si costruisce sempre a partire da qualcosa che si è lasciato precedentemente: iniziando un nuovo anno si mettono a frutto i risultati dell’anno scolastico precedente e si lavora per adempiere al proprio dovere. Sì, la scuola, il lavoro sono per ciascuno un dovere che deve essere compiuto con serenità e disponibilità, nella convinzione che il dovere del singolo rappresenta il bene della società. Spesso la parola dovere viene associata a qualcosa di pedante, non più alla moda: compiere il proprio dovere significa, invece, compiere qualcosa che dà significato alla vita di ciascuno e consente all’altro di ricevere qualcosa di buono da me.
L’impegno nella scuola rappresenta una chiamata al dovere da parte di tutti, perché la scuola è il luogo della trasmissione della conoscenza, è il luogo delle relazioni, è il luogo in cui ognuno si avvia, tramite l’apprendimento e il rapporto con gli altri, a vivere in società e impara che ciascuno è chiamato a fare qualcosa di buono per gli altri. Io confido sempre che la scuola rappresenti un’opportunità per tutti gli studenti, un’opportunità per poter fare esperienza del bello e del buono. So che purtroppo non è sempre così. Allora il nostro sforzo, a livello personale e a livello delle Istituzioni, deve puntare a far sì che la scuola sia per tutti il luogo in cui si sperimenta il buono, si percepisce il bello, ci si sente immersi in una dinamica relazionale positiva, serena, fondata su solidi principi educativi edificati sul rispetto che è dovuto alla libertà della quale ciascuno di noi è dotato.
Certamente la scuola italiana, così come essa è attualmente, nonostante l’impegno encomiabile di moltissimi che, a diversi livelli, vi lavorano, non è sempre luogo in cui si fa esperienza del bello e del buono. La scuola italiana, a motivo del mancato riconoscimento, nei fatti, della libertà di scelta educativa, non è né libera né autonoma. Per questo tutti confidiamo nell’introduzione del buono scuola, una misura che consentirebbe ai genitori di scegliere la scuola per i propri figli e allo Stato di risparmiare risorse economiche, sottraendole ai rivoli dello spreco, e di rispettare, oltretutto, il dettato costituzionale. È incomprensibile come l’Italia, al pari di molti paesi europei, abbia nella sua Costituzione i principi della libertà di scelta educativa e del pluralismo scolastico (artt. 3, 30,33), eppure, mentre in tutta Europa questi diritti, da decenni, trovano garanzia, in Italia non ancora. Vari governi hanno tentato, varie forze politiche hanno promesso la garanzia della libertà di scelta educativa, quasi fosse una concessione e non un dovere costituzionale, ma ancora la meta non è stata raggiunta, con la grave compromissione del pluralismo educativo.
Diamo uno sguardo ai numeri. La scuola pubblica statale (i dati si riferiscono all’anno scolastico 2024/2025) conta 7.073.587 studenti, di cui:
-785.056 alla Scuola dell’Infanzia;
-2.170.746 alla Scuola Primaria;
-1.498.498 alla Scuola Secondaria di 1° grado;
-2.619.287 alla Scuola Secondaria di 2° grado.
La scuola pubblica paritaria (i dati si riferiscono all’anno scolastico 2023/2024) conta 774.593 studenti, di cui:
-425.315 alla Scuola dell’Infanzia;
-153.655 alla Scuola Primaria;
-66.924 alla Scuola Secondaria di 1° grado;
-128.699 alla Scuola Secondaria di 2° grado.
I numeri la dicono lunga sulle conseguenze di un diritto negato. Confidiamo cosi che l’attuale governo, guidato da una donna coraggiosa come la premier Meloni, abbia l’intraprendenza per trovare, attraverso il buono scuola, la soluzione definitiva, senza cedere agli intrighi di palazzo, alla paura dell’ideologia che si scatenerà attraverso la stampa, perché la soluzione è doverosa per garantire un diritto: la minaccia dell’ideologia di interessi terzi, di chi teme una scuola statale autonoma e una scuola paritaria libera, incombe ma non può bloccare il cammino del diritto. Emancipare i poveri e dare a tutti le medesime opportunità, conformemente al ritrovato ideale educativo occidentale, è cosa troppo importante per essere immolata sull’altare dell’ideologia. Solo in questo modo la scuola potrà essere per tutti il luogo di un’esperienza positiva, aperta alla realtà, in grado di formare i giovani ad affrontare le sfide che la società di oggi e di domani porrà loro davanti. La scuola libera ed autonoma rappresenta l’unico strumento efficace per affrontare quell’emergenza educativa che attanaglia la nostra epoca, un’emergenza educativa che ha le sue radici nella fine di ogni interesse serio degli adulti nei confronti dei giovani, ha le sue radici nel nichilismo della nostra epoca, ha le sue radici in quel relativismo imperante secondo il quale nulla ha valore in sé ma ha valore solo se alla persona è garantita la possibilità di affermare se stessa, anche a scapito dell’altro.
La cronaca ogni giorno pone davanti ai nostri occhi i risultati meschini di tutto questo. E davanti alla tragedia di una guerra in Ucraina, davanti alla tragedia di Gaza, davanti alle tragedie che accadono nelle nostre città e nei nostri paesi, quale risposta possiamo dare noi se non l’impegno per un nuovo umanesimo che fondi le proprie radici in un’educazione globale dei nostri giovani, che guardi alle conoscenze e non solo alla competenza, che guardi alla persona e non alla macchina, che guardi alle capacità dell’intelligenza umana e non solo a quella artificiale? Mi sia consentita anche una parola alle scuole paritarie. Mi rivolgo, in particolare, ai gestori e li invito a compiere qualsiasi sforzo per arrivare ad una gestione sana, limpida, trasparente delle loro opere. Occorre avere il coraggio di dire che non dobbiamo temere i controlli, gli accertamenti, le rendicontazioni. Carissimi, credetemi, mi procura tanta sofferenza pensare a quei docenti, a quei dipendenti, a quei professionisti che operano presso le scuole paritarie e che non percepiscono puntualmente il loro stipendio. I laici hanno una famiglia, impegni finanziari, hanno il diritto ad una serenità economica: la mancata puntualità nel pagamento dello stipendio è una delle ingiustizie più gravi.
Le scuole paritarie operano per il bene della società, pur costrette a subire ingiustizie: queste, tuttavia, non possono in alcun modo legittimare altre ingiustizie sociali. Ecco perché è doveroso per una scuola paritaria essere gestita in modo serio, coniugando solidarietà ed efficienza, non solo per garantire una parola di libertà e di serietà educativa, a garanzia del pluralismo e della libertà di scelta educativa, ma anche per dare la propria testimonianza nel rifiuto di trasformarsi in vasi conduttori di ingiustizia sociale. In questa ottica continuano i nostri corsi presso il settore ALTIS dell’Università Cattolica di Milano. Ho voluto ricordare tutto questo perché ritengo che richiamare i punti fermi della serietà di un’azione sia presupposto per poterla proseguire, così da lasciare un esempio ai giovani di oggi, adulti di domani: non solo fare bene è possibile ma è assolutamente necessario, è un imperativo kantiano, fare bene questo bene, ossia sempre con onestà e rettitudine, costi quel che costi. La prova dell’aver agito bene è la fatica adoperata per poterlo realizzare. Il bene realizzato mediante vie facili è bene in apparenza, perché vi si accompagna l’ingiustizia, il sotterfugio, la disonestà, tutto ciò che la prospettiva trascendente della nostra origine rifiuta come frutto del male.
Carissimi, è con questi pensieri che ci accingiamo ad iniziare un nuovo anno scolastico che mi auguro sia buono per tutti e lo sarà solo nella misura in cui ciascun adulto saprà considerare le enormi potenzialità che solo da una scuola libera ed autonoma possono scaturire per il bene dell’uomo, della nostra epoca e di quelle che verranno. Mi auguro che le Istituzioni sappiano accogliere questo nostro appello e ringrazio il governo, nella persona della premier, on. Giorgia Meloni, del ministro Valditara e di tutti gli altri componenti il Consiglio dei Ministri, per quanto hanno sino ad oggi compiuto per la scuola e per la società, chiedendo loro il coraggio della riforma che tutti attendiamo per la scuola, affinché sia liberamente scelta dai genitori. Buon anno a tutti!
Suor Anna Monia Alfieri
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