Il primo articolo che scrivevo sulla guerra Russia-Ucraina, che pubblicavo su “La Verità” già il 27 febbraio 2022, esordiva con queste parole: «Può l’uomo della strada farsi un’idea del perché potrebbe trovarsi da un giorno all’altro nel mezzo di una guerra, anche lontana ma con tutte le conseguenze del caso che comunque lo affliggerebbero?».
Allora non immaginavo che quelle parole avrebbero potuto essere, col trascorrer del tempo, fino a oggi, sempre più attuali. Naturalmente spero di sbagliarmi, come spero che da un giorno all’altro accada qualcosa di magico che interrompa quest’incubo, ma non so dire quanto nella speranza, pur volenterosa, vi sia di wishful thinking e quanto di scaramanzia. Perché, diciamola tutta, che ci siano forze oscure che ostacolano l’interruzione del conflitto è un sospetto legittimo. Anche per me che, poco incline al complottismo, tendo più spesso a incolpare la sprovvedutezza.
Mi piacerebbe ora continuare col mio consueto “guardiamo i fatti”, ma in tutta onestà non posso, perché questi sono continuamente inquinati dalla propaganda; da entrambe le parti. Siccome le conclusioni di quel che starete per leggere non depongono a favore dell’Occidente e, in particolare, della Ue, il cui comportamento, anzi, mi appresto a stigmatizzare, prendiamo per buona proprio la propaganda della nostra parte, della Ue, e decidiamo che i fatti siano quelli dalla stessa Ue raccontati.
Non sono allarmista d’indole, ciò nonostante il comportamento della Ue, stando ai fatti da essa stessa raccontati, fa presagire il peggio; e la Storia ci insegna che quasi sempre il peggio arriva del tutto inatteso. Ci raccontano che Mosca avrebbe preso il controllo del 20% (Crimea e 4 regioni sul Mar Nero) del territorio assegnato all’Ucraina nel 1991, quando fu riconosciuta – e dalla Russia per prima – Stato sovrano, indipendente e con territori intangibili.
Ci raccontano anche che già 2 anni fa Mosca aveva avanzato la proposta di interrompere lì il conflitto (assieme alla non negoziabile garanzia che l’Ucraina restasse militarmente neutrale). Ci chiediamo, allora: perché la Ue rifiutò la proposta? I “fatti”, come raccontati dalla Ue, sono che Mosca, in quella proposta, mentiva. Epperò, ammesso che Mosca mentisse, è pur vero che la Ue non l’ha neanche messa alla prova, cosicché la domanda resta: perché la Ue ha insistito a farci correre il rischio di una guerra in casa?
Un altro “fatto” è, da un lato, la pretesa di voler partecipare a negoziati di pace e, dall’altro, la non accettazione, quale proprio negoziatore, di Gerhard Schröder, che avrebbe il difetto di essere gradito a Mosca. Ora, in una negoziazione – in qualunque negoziazione – il negoziatore deve essere gradito ad entrambe le parti; quindi, necessariamente, qualunque negoziatore dovrà essere gradito anche a Mosca, sennò non si fa niente.
E nulla si farà se la Ue pretende un negoziatore che non abbia l’assenso di Mosca. Posto, quindi, che se si vuole veramente la chiusura di questo conflitto è necessario che il negoziatore sia gradito anche a Mosca, quale altro motivo sarebbe di ostacolo per dare l’incarico ad uno che pur fu cancelliere di Germania? La domanda si fa ancora più insistente: perché la Ue insiste a farci correre il rischio di una guerra in casa?
Un altro “fatto” ancora sarebbe che il diniego di Vladimir Putin di incontrare Volodymyr Zelensky è la prova che il primo non voglia la pace. Ma non è difficile immaginare che un tale incontro non avrebbe alcun frutto. Un incontro precedente ad un documento negoziale condiviso, anzi, sarebbe contro-producente, ed è proprio per evitare questi incontri tra parti in conflitto che ci si affida a negoziatori.
D’altra parte, il minimo accettabile per Mosca è che Kiev accetti le condizioni per le quali la prima intraprese l’invasione: 1) Ucraina militarmente neutrale e demilitarizzata al minimo necessario per un Paese e 2) pari dignità ai russi d’Ucraina, senza discriminazioni né di lingua né d’altro. Mosca potrebbe perdere queste pretese solo in caso di sconfitta, ma questa sembra negata proprio dallo stesso Occidente che lamenta che il 20% del territorio ucraino è sotto il controllo di Mosca.
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Rimane allora, nella negoziazione, il nodo dei territori conquistati. Difficile pretendere che il vincitore si ritiri da essi: lo sconfitto non li avrebbe perduti se fosse addivenuto alle condizioni pre-guerra dell’invasore. Così, la pretesa che Mosca si ritiri ai confini del 2022 – o addirittura a quelli del 2014 – sembra pretestuosa al mantenimento del conflitto. E torna la domanda: perché?
C’è da notare che una richiesta non pretestuosa avrebbe potuto essere la proposta di un referendum in quei territori: motivarne il respingimento al mondo intero avrebbe creato qualche grattacapo a Mosca. Ma la proposta non è stata neanche avanzata, come non lo fu nel 2014, quando il referendum che portò la Crimea nella Federazione russa fu bollato come referendum-truffa: anche allora si poteva richiederne la ripetizione sotto il controllo internazionale, ma si preferì la via delle sanzioni alla Russia. Insomma, ogni tentativo di riflessione sui fatti come raccontati qui in Ue impone la domanda: perché la Ue insiste a farci correre il rischio di una guerra in casa?
Franco Battaglia, 21 giugno 2026
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