
Per capire quali saranno gli esiti dell’attacco israeliano a Gaza city, va innanzi tutto ricordata una caratteristica di fondo del popolo ebraico, quella di non rinunciare alle proprie leggi e libertà anche durante una guerra. Secondo alcuni storici questa attitudine aiutò l’imperatore Tito a conquistare Gerusalemme nel 70 d.C. In parte si è rimediato a questo difetto “storico” con la risposta all’attacco scatenato da siriani ed egiziani nel 1973 durante la sacra festa dello Yom Kippur. Ma l’amore per la libertà (prezioso regalo che Gerusalemme – con Atene- ha fatto alla civiltà occidentale) e per la vita (ogni israeliano è un mondo da proteggere e non un martire da gettare nelle braccia delle Uri) non cedono senza resistenze (non sempre del tutto razionali) alle esigenze militari, tanto è vero che non è rimasto in sella un governo di unità nazionale pur in un confitto così duro come quello post 7 ottobre e insieme proseguono le peraltro pacifiche manifestazioni contro il governo Netanyahu.
Per certi versi questa situazione ha qualche effetto paradossale: l’esercito critica il governo (a cui poi giustamente ubbidisce) anche per tenere unito il popolo e agenzie come il Mossad surrogano, facendo filtrare posizioni di dissenso, le difficoltà della diplomazia di uno Stato che da vari (anche autorevoli) deliranti viene rappresentato come genocida. Tesi sulla quale Donald Tusk ha espresso l’osservazione definitiva: solo il nichilismo occidentale può far passare l’idea che poco più di nove milioni di ebrei vogliano estirpare due miliardi di musulmani.
In questo contesto le mosse di Gerusalemme al fondo mi sembrano magari talvolta sbagliate, ma non irrazionali: dopo aver sgominato Hamas, la Siria di Bashar el Assad, gli Hezbollah, e aver umiliato Iran e Houthi, Benjamin Netanyahu stava trattando una tregua di due mesi che di fatto preparava uno sgombero della testa di Hamas dalla Striscia, quando Emmanuel Macron con la sua scelta di riconoscere un inesistente stato palestinese ha ridato fiato a quel che resta dei seguaci di Yahya Sinwar rendendo forse impossibile da evitare l’attacco a Gaza city. Quando il nuovo assedio stava spingendo Hamas a una sostanziale resa, alcuni attentati in Israele sono stati esaltati dai dirigenti del terrorismo islamista e da al Jazeera, a Doha, provocando una risposta militare considerata -forse sbagliando ma con molti argomenti- necessaria. La valutazione di fondo del gruppo dirigente fondamentale di Gerusalemme, al di là delle esasperazioni di certe posizioni estremistiche pur presenti, è che mai Israele debba e possa dare fatali segnali di debolezza. Dagli amici ebrei ai quali si chiede perché Gerusalemme non si fidi abbastanza della protezione occidentale la risposta -se non sono deliranti come quelli che si autoaccusano di genocidio- che viene è: “Ci si può ancora fidare dell’Occidente dopo l’Olocausto?” e questa risposta viene accompagnata dal giuramento che non ci si lascerà portare pacificamente nei campi di sterminio come negli anni Trenta e Quaranta del Novecento.
Detto tutto ciò, non è ingiustificato chiedersi se l’iniziativa politica in campo internazionale dello stato ebraico sia adeguata alla situazione concreta e l’evidente risposta è che questa politica non è adeguata, ma di fatto è inevitabile perché Israele è troppo piccola per imporre soluzioni diplomatiche e in questa condizioni le logiche militari non possono non prevalere su quelle politiche. Il vero problema è che sono le iniziative diplomatiche degli Stati Uniti e dell’Europa a essere inconcludenti: in una situazione in cui Benjamin Netananyhau dice di essere pronto a lasciare la gestione di Gaza a un consorzio di Stati arabi e in cui la Lega araba chiede che Hamas sia esiliata dalla Striscia, perché americani ed europei (magari riflettendo anche sull’incontro tra Papa Leone XIV e il presidente di Israele Isaac Herzog) non lavorano su questa base per una soluzione concreta invece di fantasticare sulla Riviera di Gaza o su un immediato stato palestinese affidato a un popolo che ha -solo qualche anno- fa eletto come suoi rappresentanti a Gaza i fanatici assassini protagonisti del 7 ottobre?
Lodovico Festa, 17 settembre 2025
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