Esteri

La mossa finale a Gaza? Perché Trump sostiene l’attacco israeliano

Il conflitto entra in una fase decisiva con l'operazione di terra israeliana. Trump e Netanyahu forti di un'alleanza strategica: ecco la posizione della Casa Bianca

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Il conflitto tra Israele e Hamas giunge a una nuova fase di intensificazione. L’esercito israeliano ha dato il via all’attacco di terra su Gaza City intorno alle 23:00 ora locale, un’azione che ha visto l’uso di intensi bombardamenti aerei e terrestri, accompagnati da droni e missili. I cieli sopra la città hanno brillato di arancione, con le bombe illuminanti che hanno reso l’oscurità della notte ancora più spaventosa. Le esplosioni hanno scosso la città e si sono sentite fino nel centro di Israele, mentre i media locali hanno riferito di almeno 37 attacchi in un periodo di 20 minuti. Il bilancio degli attacchi include numerosi danni, con il nord-ovest di Gaza City che ha visto una massiccia fuga di civili.

Fonti locali hanno confermato che i carri armati israeliani sono penetrati nella zona di via Al-Jalaa, un’area centrale di Gaza City, mentre altri rapporti parlano dell’uso di bombe-robot per abbattere gli edifici. Un funzionario della Sicurezza israeliana ha dichiarato alla tv pubblica Kan che “l’Idf sta attaccando con forza”. Questo intervento è parte dell’operazione militare denominata “Carri di Gedeone 2”, avviata in risposta alle crescenti minacce di Hamas.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha reagito alla notizia dell’attacco esprimendo una ferma condanna nei confronti di Hamas. A seguito delle notizie che alcuni ostaggi fossero stati usati come scudi umani, il tycoon ha dichiarato: “Spero che i leader di Hamas sappiano a cosa vanno incontro se fanno una cosa del genere. Questa è un’atrocità umana, come poche persone hanno mai visto prima. Non permettete che ciò accada, altrimenti, tutte le scommesse sono perse. Liberate tutti gli ostaggi. Ora”. Il presidente ha anche ribadito l’importanza di garantire la sicurezza degli ostaggi, sottolineando che l’operazione israeliana deve cercare di minimizzare le perdite tra i civili.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha risposto al sostegno di Trump con una dichiarazione di gratitudine, dicendo: “Grazie presidente per il tuo incrollabile sostegno”. Immediatamente dopo l’annuncio dell’inizio dell’operazione a Gaza, le famiglie degli ostaggi israeliani hanno manifestato preoccupazione, temendo per la sorte dei loro cari, e si sono radunate davanti alla residenza del primo ministro a Gerusalemme, con il timore che questa potesse essere “l’ultima notte” per molti dei rapiti.

Nel frattempo, un incontro a Gerusalemme ha visto il segretario di Stato degli Stati Uniti, Marco Rubio, in visita in Israele. Durante una conferenza stampa congiunta, Rubio ha ribadito l’impegno della Casa Bianca verso due obiettivi principali: il ritorno degli ostaggi e la definitiva sconfitta di Hamas. “Ogni singolo ostaggio deve tornare a casa immediatamente e Hamas deve essere eliminato”, ha affermato Rubio. La dichiarazione ha riflettuto la linea dura degli Stati Uniti nei confronti del gruppo islamista. In una discussione privata con Netanyahu, durata circa un’ora e mezza, i due leader hanno discusso di strategia, con Netanyahu che ha sottolineato la determinazione di Israele nell’affrontare la minaccia di Hamas. Gli israeliani hanno iniziato a condurre operazioni lì”, a Gaza City, “quindi pensiamo di avere una finestra temporale molto breve per raggiungere un accordo. Non abbiamo più mesi, probabilmente giorni e forse qualche settimana” ha poi aggiunto il segretario di Stato Usa in relazione all’attacco dell’Idf.

E c’è di più. Axios riporta che gli Usa hanno dato il via libera. Secondo quanto riportato, Rubio ha detto a Netanyahu che l’amministrazione Trump sostiene l’operazione di terra a Gaza, ma vuole che sia implementata rapidamente e termini il prima possibile. Un funzionario di Tel Aviv ha confermato: “Rubio non ha frenato l’operazione di terra. E la Casa Bianca continuerà su questa linea. Non fermerà Israele e gli consentirà di prendere le proprie decisioni riguardo alla guerra a Gaza: “Non è la guerra di Trump, è la guerra di Bibi e lui si assumerà tutte le responsabilità di ciò che accadrà”.

Hamas, dal canto suo, ha adottato una strategia di resistenza che include l‘uso degli ostaggi come scudi umani. Fonti locali riferiscono che alcuni dei prigionieri israeliani sono stati trasferiti in tende e altri edifici di Gaza City per proteggere i combattenti di Hamas. L’organizzazione ha inoltre assegnato incarichi di comando a diversi capi militari per coordinare le operazioni di guerriglia, tra cui Izz al-Din Haddad, Raed Saad, Muhammad Odeh e Mohand Rajab.

A complicare ulteriormente la situazione è la decisione di Hamas di impedire ai civili di lasciare Gaza City. Le forze israeliane si aspettano che, con l’intensificarsi degli attacchi, centinaia di migliaia di residenti lasceranno la città, ma la difficoltà di proteggere la popolazione aumenta. Nonostante i bombardamenti intensivi delle ultime settimane, circa 700.000 persone sono ancora intrappolate a Gaza, con molti che si sono spostati verso la parte meridionale, cercando rifugio nei campi di al Mawasi e Kan Younis. Tuttavia, la presenza di miliziani tra i civili e l’uso di questi ultimi come scudi umani da parte di Hamas rappresentano una grave sfida per le forze israeliane.

Nel contesto delle operazioni israeliane, si è svolto anche un vertice di emergenza a Doha, riunendo rappresentanti dei Paesi arabi e musulmani per discutere della situazione a Gaza e delle implicazioni politiche dell’offensiva. Il Qatar, da sempre un attore chiave nel mediato della questione israeliano-palestinese, è stato indicato come un potenziale interlocutore per la liberazione degli ostaggi. Il segretario Rubio ha dichiarato che gli Stati Uniti sono concentrati sul “ruolo che il Qatar può svolgere adesso per la liberazione degli ostaggi e per un futuro migliore per i residenti di Gaza”, pur restando cauti riguardo a ciò che accadrà dopo l’operazione militare.

Franco Lodige, 16 settembre 2025

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