La morte della piccola Lyhanna ha sconvolto la Francia. Ma soprattutto ha costretto le istituzioni a guardarsi allo specchio e ad ammettere ciò che fino a pochi giorni fa sembrava impensabile: il sistema ha fallito.
A dirlo è stato lo stesso ministro della Giustizia Gérald Darmanin, che non ha usato mezzi termini. «Abbiamo fallito», ha dichiarato, parlando di «un immenso fallimento» nella gestione delle denunce che riguardavano il principale sospettato. Parole pesanti, che arrivano dopo la scoperta del corpo della bambina in un silos di cereali e dopo l’emergere di diverse segnalazioni sul suo assassino Jérôme Barella che avrebbero potuto portare a un intervento molto prima della tragedia.
Particolarmente grave sarebbe stata la gestione dell’ultima denuncia, presentata nell’agosto del 2025. Una segnalazione che, secondo il Guardasigilli, avrebbe potuto consentire di fermare l’uomo oggi accusato dell’omicidio. Invece, qualcosa si è inceppato. Un errore? Una sottovalutazione? Un problema organizzativo? Saranno le indagini interne a chiarirlo.
Nel frattempo, il governo francese ha deciso di correre ai ripari con una misura straordinaria. Entro il 14 luglio saranno riesaminate 70mila denunce riguardanti minori, comprese quelle per violenze sessuali e molestie. Un’operazione senza precedenti, voluta personalmente da Darmanin, che ha promesso di seguire il dossier in prima persona e di chiedere conto ai procuratori generali del lavoro svolto.
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“Non andrò in vacanza e non c’è un alto magistrato che andrà in vacanza finché non avrò ricevuto uno per uno i procuratori generali per fare il punto della situazione” ha aggiunto Darmanin intervenendo al Tg francese delle 20h. Ha anche assicurato che renderà pubblico il rapporto dell’ispezione e che, “entro quindici giorni, indicherà chi sono i responsabili di queste gravi carenze”.
Per il governo francese, le falle che hanno portato a questa tragedia sarebbero riconducibili principalmente a responsabilità individuali e non a scelte politiche o a problemi strutturali del sistema. Già prima dell’intervento del ministro della Giustizia, il presidente Emmanuel Macron aveva liquidato ogni polemica sulle risorse destinate alla giustizia, affermando di non voler «sentire alcun argomento» su questo tema.
Una posizione che ha suscitato forti critiche tra magistrati e operatori del settore, sia sui media sia sui social network. Nel frattempo, il Ministero della Giustizia ha escluso qualsiasi ipotesi di dimissioni per Darmanin, che ha invece promesso sanzioni nei confronti di chi verrà ritenuto responsabile delle gravi carenze emerse nel caso.
Resta però una domanda difficile da ignorare: perché si è arrivati a questo punto? Perché soltanto dopo una tragedia le istituzioni hanno deciso di verificare decine di migliaia di fascicoli? È il quesito che oggi si pongono molti francesi, mentre cresce la pressione affinché le promesse di cambiamento non restino soltanto parole.
Per Lyhanna, purtroppo, ogni intervento arriva troppo tardi. Ma la speranza è che il suo caso possa almeno evitare che altre famiglie debbano vivere lo stesso dramma.
Cristina de Palma, 8 giugno 2026
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