“Chi sono lo sapete benissimo. Adesso vediamo cosa hanno da dirsi. Iniziamo subito, senza ipocrisie.” Così si è aperta l’ultima puntata di Sette Vite, il podcast in cui ho messo uno di fronte all’altro Marco Rizzo e Piero Sansonetti. Due storie politiche intrecciate, due biografie nate dentro la sinistra italiana, oggi su sponde che molti definirebbero opposte.
Si parte dalle radici. “Tu hai fatto il Sessantotto, io il Settantasette”, dice Rizzo. E affonda: “Il ’68 era borghese, il ’77 era più proletario. Eravamo meno bravi, forse più violenti”. Subito però riconosce all’avversario una qualità: “Sansonetti è un uomo coraggioso, soprattutto sulla giustizia. Il coraggio va sempre premiato”.
Il confronto entra nel vivo sulla questione centrale: esiste ancora la distinzione destra-sinistra? Per Rizzo no. “La contrapposizione orizzontale tra destra e sinistra è finita. Oggi lo scontro vero è tra alto e basso: tra élite – multinazionali e grande finanza – e popolo. Ceto medio che si proletarizza e classe lavoratrice contro il potere globale”. Sansonetti ribatte secco: “Quando si dice alto e basso si sta dicendo esattamente destra e sinistra, solo con altre parole”. E difende il Sessantotto: “Non fu violento come si racconta. Non ci furono morti nel ’68. La violenza arrivò dopo, nei primi anni Settanta”.
Poi la provocazione politica. Sansonetti accusa Rizzo di aver cambiato pelle: “Una volta era molto più a sinistra. Oggi mantiene una retorica antisistema ma si avvicina a temi tipici della destra sovranista. È ciò che qualcuno chiama ‘rosso-bruno’”. Rizzo sorride, ma non arretra. Attacca la trasformazione della sinistra italiana, che a suo dire ha abbandonato la questione sociale per rifugiarsi nei diritti civili: “Per certa sinistra le grandi riforme sono divorzio e aborto. Per me le grandi riforme erano lo Statuto dei lavoratori, l’articolo 18. I diritti civili sono importanti, ma laterali rispetto ai diritti sociali: lavoro, scuola, sanità”.
Sul tema immigrazione il confronto si fa ancora più duro. Rizzo richiama Marx: “L’esercito industriale di riserva: milioni di persone disponibili a lavorare a qualunque salario abbassano i diritti dei lavoratori. È quello che sta accadendo”. E usa un’immagine efficace: “Il popolo italiano è un panino: sopra le multinazionali e la finanza che non pagano le tasse, sotto una massa di migranti che utilizza lo stato sociale”.
A un certo punto arriva la stoccata di Rizzo: “Tu pensi all’umanità, dici. Però a casa tua non ne prendi neanche uno. Se dici queste cose, poi falle fino in fondo. C’è un bando a Roma per prendere rifugiati in casa, lo sai? Sulla base di questa visione, Sansonetti ne ha preso uno? Ne ha presi tre? Hanno dato 400 mila euro al Comune di Roma per quest’associazione e tre persone sono costate 150 mila euro a testa. Spero che uno dei tre sia a casa tua, perché se dici queste cose poi devi farle”. Sansonetti risponde respingendo la provocazione: “Questa è una provocazione classica della destra estrema. Me la sento dire quasi tutti i giorni: ‘perché non te li prendi a casa?’ Io vivo in due stanze…”.
Il duello, poi, scivola poi sulla politica estera e sulla Palestina. Rizzo rivendica coerenza: “Io sono sempre stato con la Palestina. Ma non si può usare la politica estera per costruire consenso interno”. Per Sansonetti, invece, la mobilitazione è legittima e necessaria.
Sul finale si torna alla diagnosi sistemica. Rizzo lega tutto alla geopolitica: “La globalizzazione ha cambiato il mondo. Tra dieci anni l’Italia sarà al ventiquattresimo posto per economia. La missione della politica è evitare il declino del nostro Paese”. E rincara: “Io non sono né di destra né di sinistra. Sono per il sovranismo popolare. Il potere vero sta nelle multinazionali e nella grande finanza. Destra e sinistra spesso servono solo a mantenere il sistema”.
Sansonetti non accetta la liquidazione delle categorie storiche: “La sinistra esiste ancora. È un mondo complesso: sindacati, movimenti, associazioni. Ridurla alle élite è una semplificazione” Il confronto resta aperto. Uno scontro vero tra due visioni del mondo. Da una parte chi vede uno scontro verticale tra popolo ed élite globali. Dall’altra chi difende la persistenza della frattura destra-sinistra come chiave di lettura della realtà.
Che sia la fotografia della politica italiana? Nel frattempo, in Sette Vite, il dibattito continua. Senza ipocrisie.
La puntata integrale è disponibile su youtube
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