Esteri

“Perché siete stati zitti con 40mila morti?”. La lezione dell’iraniana ai pacifisti in corteo

Una esule blocca la manifestazione a Firenze contro l'intervento militare degli Stati Uniti contro il regime degli Ayatollah

A quelli che “l’intervento americano è una violazione del diritto internazionale”. A quelli che scendono in piazza contro le bombe di Trump. A quelli che, sotto sotto, sembrano quasi dispiacersi per la morte dell’Ayatollah Alì Khamenei, ucciso dai raid di Usa e Israele avviato sabato 28 febbraio. Ecco. A loro bisognerebbe far vedere il video dell’esule iraniana che ieri ha bloccato un corteo di pacifisti sul lungarno rimproverandoli per il loro silenzio di fronte alla repressione del regime iraniano degli ultimi mesi. Perché scendere in piazza contro i bombardamenti di oggi e non contro i ragazzi impiccati?

“Ora vi voglio dire una cosa io”, ha detto Leila Farahbakhsh al corteo promosso da Arci. “Come avete potuto restare in silenzio: il regime iraniano in due giorni ha chiuso Internet e ha ucciso 40.000 persone e 53.000 persone sono in arresto e sono sotto tortura. Dove eravate?”.

Un discorso pieno di dolore. E anche di rabbia, forse. “Le donne in Iran sono sotto violenza, 10.000 persone accecate, voi dove eravate?”, ha aggiunto. “Eravate in piazza quando organizzavamo noi? Non avete mai organizzato voi, e ora siete qua per dire cosa? Per dire che il popolo iraniano ha chiesto aiuto? Per quale motivo ha chiesto aiuto?”.

Leila è convinta che “l’America ha aiutato il popolo iraniano” e lo sanno bene quegli esuli che hanno lasciato le famiglie “sotto il fuoco del regime iraniano”. Leila è una attivista dell’Associazione mondiale ‘Donne, vita e libertà’. “Da quattro anni non posso rientrare nel mio Paese”, ha aggiunto. “Fatemi parlare, sono una donna iraniana e ho diritto di parlare”.

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