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Ucciso nel cuore di Teheran. I segreti del raid: “Così abbiamo eliminato Khamenei”

Le Idf rivelano i dettagli del blitz che ha portato alla morte della Guida Suprema della Repubblica islamica

iran raid Ali Khamenei
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Le Forze di difesa israeliane hanno annunciato quella che, ormai, rappresenta una svolta storica nello scontro tra Israele e Iran: l’uccisione della Guida Suprema della Repubblica islamica, Ali Khamenei. In un comunicato diffuso nelle scorse ore, le Idf hanno rivelato alcuni dettagli del raid che ha portato alla morte il leader islamista.

L’operazione nel cuore di Teheran

Secondo la ricostruzione ufficiale israeliana, Khamenei «è stato preso di mira in un’operazione precisa e su larga scala condotta dall’Aeronautica Militare israeliana, guidata da un’accurata intelligence delle IDF, mentre si trovava nel suo complesso di comando centrale nel cuore di Teheran, dove si trovava insieme ad altri alti funzionari».

Un’azione chirurgica, dunque, ma al tempo stesso parte di una strategia più ampia che punta a decapitare il vertice politico e militare dell’asse iraniano per modificarne radicalmente gli equilibri interni ed esterni.

Secondo i media americani, sarebbe stata la Cia a raccogliere le informazioni per localizzare Khamenei. Gli Usa sarebbero venuti a conoscenza di una riunione dei massimi dirigenti del regime all’interno del Beit E Rahbari, il complesso che a Teheran era diventato una sorta di snodo strategico per la gestione del potere. Nessun nascondiglio in montagna, tipo Osama Bin Laden: la Guida Suprema era nella capitale. Avuta la certezza della presenza alla riunione anche della “testa”, gli americani hanno fornito le coordinate all’Idf che di mattina presto – intorno alle 6 – hanno fatto decollare i caccia per colpire l’obiettivo. Insieme al leader erano presenti alla riunione anche numerosi ufficiali convocati per il summit di guerra. Parliamo del ministro della Difesa Aziz Nasirzadeh, del comandante dei pasdaran Mohammad Pakpour, del capo di stato maggiore Abdolrahim Mousav, del consigliere ed ex ammiraglio Ali Shamkhani, del responsabile della divisione aerospaziale Sayed Mousavi e del numero due del ministero dell’intelligence Mohammad Shirazi.

Il sito della riunione è stato colpito da almeno 30 ordigni. Tutti sono stati uccisi, incluso il leader che a quanto pare si trovava in una zona sotterranea ma non nel bunker più profondo.

Un’azione che dimostra, volenti o nolenti, lo strapotere delle intelligence di Usa e Israele nella guerra contro i nemici esterni. Negli ultimi mesi, dopo lo scoppio della guerra a Gaza a causa del 7 ottobre, vero buco nell’acqua dei servizi israeliani, Tel Aviv è riuscita a colpire in maniera chirurgica tutti i nemici. Ha decapitato Hezbollah con la clamorosa operazione dei cercapersone. Ha ucciso il segretario Hassan Nasrallah a Beirut. Ha sterminato buona parte della gerarchia militare iraniana nei raid della scorsa estate.

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“La testa della piovra iraniana”

Nel comunicato, le IDF non usano mezzi termini. Khamenei viene descritto come «la Guida Suprema del regime terroristico iraniano dal 1989» che «ha propagato un’ideologia estremista contro lo Stato di Israele e l’intero mondo occidentale». Khamenei «è stato direttamente responsabile della violenta repressione dei cittadini iraniani per molti anni». Le forze israeliane lo definiscono «l’architetto del piano per distruggere lo Stato di Israele» e lo indicano come la «testa della piovra iraniana», capace di estendere «le sue braccia in tutto il Medio Oriente e fino ai confini dello Stato di Israele».

Tra queste braccia, «la più importante era l’organizzazione terroristica Hezbollah», ovvero il movimento sciita libanese da anni considerato da Israele il principale avamposto militare dell’Iran nel Levante. «La Guida Suprema del regime iraniano è stata responsabile degli attacchi terroristici contro lo Stato di Israele e le sue mani sono state sporche del sangue di molti civili in tutto il mondo».

“Un capitolo decennale si chiude”

Il tono è quello di una dichiarazione di guerra che diventa, nelle parole di Gerusalemme, una dichiarazione di vittoria strategica. «Le IDF hanno posto fine a un capitolo decennale con l’eliminazione del leader dell’asse terroristico iraniano», si legge nel testo. E ancora: «La sua eliminazione si aggiunge a una serie di eliminazioni di membri di spicco dell’asse terroristico effettuate dalle IDF durante la guerra».

Il messaggio politico è chiaro e diretto, rivolto non solo a Teheran ma a tutta la regione: «L’eliminazione di Ali Khamenei riflette la promessa tra le IDF e i cittadini dello Stato di Israele: colpire e contrastare qualsiasi attore che cerchi di danneggiare lo Stato di Israele, ovunque e in qualsiasi momento».

La scommessa americana e lo scenario che si apre

L’annuncio arriva nel pieno della strategia congiunta tra Israele e Stati Uniti delineata nelle ultime settimane. La “scommessa” evocata nell’analisi pubblicata su nicolaporro.it riguarda proprio questo: colpire il vertice del regime per innescare un cambiamento interno, o almeno per spezzare la catena di comando dell’asse anti-israeliano.

La morte di Khamenei, al potere dal 1989, aprirebbe un vuoto istituzionale enorme nella Repubblica islamica. La Guida Suprema non è soltanto una figura religiosa: è il perno politico, militare e simbolico del sistema. Senza di lui, si apre una fase di incertezza che può sfociare in una lotta interna tra fazioni, in un irrigidimento del regime o – come auspicano apertamente alcuni leader occidentali – in una sollevazione popolare.

Ma il rischio è altrettanto evidente: un’escalation regionale, con ritorsioni dirette o indirette attraverso milizie e proxy ancora attive in Libano, Siria, Iraq e Yemen.

Quel che è certo è che, con questo annuncio, Israele rivendica di aver colpito il vertice assoluto del potere iraniano. E se davvero la “testa della piovra” è stata recisa, la partita mediorientale entra in una fase completamente nuova, carica di incognite e potenzialmente dirompente per gli equilibri globali.

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