A poco meno di venti giorni dal referendum sulla riforma della giustizia, il dibattito si infiamma e il fronte del No le tenta tutte pur di alzare una cortina di fumo (e di menzogne) attorno alle reali motivazioni di un necessario cambiamento. “C’è un tentativo di rimuovere tutto quello che nella giustizia italiana non ha funzionato e non può funzionare senza una riforma”, spiega a Nicolaporro.it Alessandro Sallusti.
Il direttore di PoliticoQuotidiano va al nocciolo della questione. E argomenta: “C’è in gioco la sopravvivenza di un potere che va ben oltre a quello giudiziario, di un sistema che ha inquinato la democrazia e che ha avuto un’enorme influenza nel decidere da che parte doveva andare l’Italia. Questo non c’entra nulla con la giustizia. L’idea di perdere questo potere improprio li fa uscire testa”.
Sallusti, che il 7 marzo prossimo sarà al teatro Condominio di Gallarate (Varese) con il proprio monologo “Il Pregiudicato”, dedicato proprio alle storture del sistema giudiziario, arriva bacchettare gli alfieri anti-riforma. A cominciare dal procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri. E smonta definitivamente la tesi secondo cui questa riforma sarebbe di destra. “In realtà l’aveva invocata anche Giuliano Vassalli, un socialista medaglia d’oro alla Resistenza, un grande giurista del secolo scorso. Ma potrei citare anche Augusto Barbera, presidente della Corte Costituzionale ed ex comunista. Storicamente, non è vero che questa è una riforma di destra”.
Marco Leardi, 6 marzo 2026
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