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Piazza Mussolini, Durigon ha ragione - Seconda parte

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Dapprima, nel maggio, fu vittima con la moglie di un incidente d’auto tra Cesena e Forlì. A ottobre fu diagnosticata una grave malattia al figlio, Sandro Italico, che morì nell’agosto 1930, a soli vent’anni. Arnaldo gli dedicò, subito dopo la morte, un volume di ricordi e riflessioni, Il libro di Sandro (Milano 1930), uno scritto pervaso da un anelito profondamente religioso, al punto che il figlio viene rappresentato con l’immagine di un santo in terra. Con la perdita del figlio sembrò svanire – secondo quanto affermarono molti dei suoi amici – anche la voglia di vivere del padre. Alcuni suoi collaboratori raccontarono infatti che qualche giorno prima di morire, dopo aver avuto una piccola crisi cardiaca, Mussolini raccontò di aver sentito la morte vicina e di averla aspettata con gioia. Il 21 dicembre 1931 morì in seguito a un infarto”.

Inaccettabile la fantasiosa ricostruzione del serenissimo Canali relativa a tangenti (termine invalso nell’uso con tangentopoli) che sarebbero arrivate ad Arnaldo, e furono in realtà finanziamenti per “Il popolo d’Italia” da parte di una banca americana. Singolare che lo storico scriva di questo sul giornale che ha preso due milioni e mezzo di euro da UniCredit, finanziamento assistito del Fondo centrale di Garanzia pari al 90% dell’importo, a sessanta mesi. Soldi garantiti dallo Stato dopo l’invocazione dell’amico Giuseppe Conte che chiese alle banche “un atto d’amore per l’Italia, uno sforzo per erogare subito liquidità alle imprese”.

Dunque, per ricostruire correttamente la storia, Durigon non ha chiesto di sostituire i venerati nomi di Falcone e Borsellino con quello vituperato di Arnaldo Mussolini, ma il contrario: di restituire ad Arnaldo ciò che gli era stato tolto per ragioni politiche. Nulla di scandaloso. Anche perché sarebbe stato sufficiente e più corretto anche per la memoria dei due eroi, dedicare loro un altro spazio anche più importante, e senza nome, della città di Latina. Cadendo dall’alto, per loro, ogni luogo è proprio, senza cancellare la Storia. Onore e non prepotenza. Per quanto riguarda Arnaldo non si possono attribuire a lui le responsabilità e le colpe del fratello. Sono stati fascisti anche i giornalisti Indro Montanelli e Giorgio Bocca, del quale si conoscono tristi dichiarazioni antisemite. Ma su di loro è caduto il perdono della storia con la conseguente celebrazione.

A un amico di Montanelli, Marcello Staglieno, si deve un testo importante e documentato, che assolve il non colpevole: Arnaldo e Benito. Due fratelli.
Il tenore degli attacchi a Durigon, gli insulti e le menzogne sono vere e proprie espressioni di squadrismo fascista. E ,come Mussolini trovò sostegno nel Popolo d’Italia, i nuovi fascisti hanno il loro manganello nell’”Infetto quotidiano”. La storia si ripete. Ma lasciate in pace Arnaldo, vittima di ipocriti.

Vittorio Sgarbi, 16 agosto 2021