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Poker d’azzardo a Palazzo

Sergio Mattarella, da vecchia volpe democristiana, ha cancellato tutti gli incontri che possono tenerlo lontano da Roma, tranne un blitz per il centenario dell’ABI, il 12 luglio a Milano, perché “basta un nulla e viene giù tutto”, come ripete agli intimi. È preoccupato, nonostante la procedura d’infrazione sia stata scongiurata, che la situazione nelle prossime due settimane possa precipitare, anche perché non gli è affatto chiaro se Matteo Salvini stia bluffando o meno sulla tenuta del governo.

Grande maestro del bluff fu Francesco Cossiga e ciò che sosteneva calza a pennello oggi per il Capitano. Una sera d’estate, giocando a carte nella bella casa dei Carraro al Gianicolo, il Picconatore – seduto ad un tavolo da poker con l’adorabile padrona di casa, Sandra, il prefetto Enzo Mosino e Andreotti, per una volta convertito al poker, essendo appassionato più di scala quaranta e burraco – teorizzava: “In questo gioco, come in politica, si può, anzi, si deve bluffare, ma è d’obbligo sempre capire quando l’avversario decide di andare a vedere le tue carte. Se non lo fai e davvero non hai una buona mano, resti in mutande”.

È l’azzardo che sta correndo Salvini giocando con l’elettorato italiano che, per ora, ancora gli crede fideisticamente. Pur con il suo ipotetico poker d’assi in mano, Salvini rischia di perdere tutto via via che aumenta la posta. Per mesi è andato sbandierando che, dopo le europee, la Commissione sarebbe cambiata e i sovranisti avrebbero dato le carte. Invece, mai come adesso è forte l’asse franco-tedesco, con due donne terribili che ci faranno probabilmente saltare il banco, in nome di una rigida politica economica. Per non parlare della beffa della Presidenza del Parlamento europeo dove si è insediato David Sassoli, un cattocomunista perbene, la razza più odiata da leghisti e grilllini.

Sull’immigrazione salterà presto la fiction dei barconi delle Ong con una cinquantina di immigrati alla volta, quando dalla Libia ne arriveranno a migliaia, complice la folle politica estera del “duo delle meraviglie Conte-Moavero”. In materia di tasse, poi, la tanto sbandierata Flat tax al 15 per cento verrà introdotta a spizzichi e bocconi, svuotandola di significato, oltre che annullandone gli effetti benefici sull’economia. Lo stesso errore già fatto sul reddito di cittadinanza e quota cento, messi in Legge di bilancio per affermare che si mantengono le promesse, ma con talmente tanti paletti che hanno perso l’anima.

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