È curioso, o forse no, che nelle indiscrezioni dei giorni scorsi sul possibile “governo Schlein” in caso di vittoria del Campo Largo (quanto largo?) nel 2027 non sia ancora circolata l’indicazione per il ministero dell’Interno, che poi è una delle figure più importanti di un esecutivo. Ma qualcuno che ambisce a quel ruolo c’è. E ieri lo ha pure annunciato “pubblicamente”.
Ma andiamo con ordine. Come raccontavano i retroscena nei giorni scorsi, Elly starebbe pensando a come piazzare le sue pedine in un futuro governo giallo-rosso, dopo aver relegato Giuseppe Conte al ruolo di seconda carica dello Stato, cioè presidente del Senato. La sua fedelissima Marta Bonafoni potrebbe andare a Palazzo Chigi o alle Pari Opportunità, a cui però ambisce anche Alessandro Za. Al Welfare è previsto Marco Furfaro. Chiara Braga potrebbe ottenere i Rapporti con il Parlamento, Annalisa Corrado l’Ambiente e Camilla Laureti le Politiche Agricole. Un posticino potrebbero ottenerlo anche Nicola Zingaretti (Politiche giovanili), Francesco Bocccia (Economia) e Antonio Misiani (Sviluppo Economico?) e Peppe Provenzano (Esteri). E gli interni? Mistero.
Però ieri si è candidato al ruolo l’ex capo della Polizia, Franco Gabrielli. Ospite a Un Giorno da Pecora su Rai Radio 1, l’ex consulente di Beppe Sala per la sicurezza a Milano (i risultati sono sotto gli occhi di tutti: cioè pessimi) ha detto che “nessuno mi ha chiesto di fare il federatore del centrosinistra”, ruolo che peraltro “non mi piacerebbe ricoprire” visto che “ognuno deve fare quello che sente di poter fare”. Quindi? Quindi “sul ministero degli Interni, invece, un ragionamento si potrebbe fare”. E per carità nessuno mette in dubbio che un ex capo della Polizia potrebbe fare il titolare del Viminale. E in fondo, una volta dismesso il ruolo (ma anche prima), Gabrielli non ha nascosto le sue simpatie per il centrosinistra. Quando guidava tutti poliziotti d’Italia, sotto il ministro Lamorgese, ad un convegno della polizia usò parole non proprio d’amore nei confronti del leader della Lega. L’ultima polemica invece riguarda l’inseguimento dei carabinieri nei confronti di Ramy e Fares, inseguimento per cui ancora il militare alla guida della gazzella è accusato di omicidio stradale: prima ancora che il processo si celebrasse, Gabrielli aveva già stabilito che “l’inseguimento non è stato fatto in modo corretto”. “È sempre facile fare il professore del giorno dopo, bisogna trovarsi in determinate situazioni ma è ovvio che quello non è la modalità corretta con cui si conduce un inseguimento perché c’è pur sempre una targa, un veicolo”, disse. “Esiste un principio fondamentale ed è quello della proporzionalità delle azioni che devono essere messe in campo per ottenere un determinato risultato: io posso addirittura utilizzare un’arma se è in pericolo una vita, ma se il tema è fermare una persona che sta scappando, non posso metterla in una condizione di pericolo. Questo è un elementare principio di civiltà giuridica”. E se diventasse ministro dell’Interno…
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