Giorgia Meloni è una figa bestiale (cit.). Dite quello che volete, ma a vederla nel deepfake da lei stessa denunciato, uno si sente subito come Tognazzi marito manager di Orietta Berti “uccellino della valpadana”: “Vai che sei sola! Sei una feiga! Sei una forza della natura! Beh? No, dico, lei non se la farebbe subito una così?”. La stessa vittima, perché è vittima, se ne rende conto: “Devo riconoscere che chi le ha realizzate [le sue foto con l’intelligenza artificiale], almeno nel caso in allegato, mi ha anche migliorata parecchio”. Ma a Massimo Giannini, quello della chat antifà naufragata tra reciproche accuse di fascismo, un altro dei suoi leggendari successi, non va giù: “Ha bisogno di creare un nemico e di indicare attraverso quel nemico il capro espiatorio, lei viene dal Movimento Sociale”.
E che c’entra? Anche Giannini viene dal Partito comunista, specializzato nell’egocentrismo passivo aggressivo, e con ciò? Veramente il nemico Meloni non deve perder tempo a crearselo, ne ha già millanta che tutta notte canta e particolarmente nel caso specifico non serve cercarlo, è quel tal provocatore che l’ha messa in lingerie, in posa da bordello, chiosando che è una vergogna che un presidente del Consiglio, bla bla bla. Il capro espiatorio c’è, ma al contrario di come dice il partigiano Gian: è una distorsione, una provocazione evidente, solo il partigiannini non la vede o più probabilmente finge: fosse successo a lui, di ritrovarsi effigiato come un gigolò in sospensorio, chi sa che teatro dell’assurdo ci avrebbe cavato fuori.
Le argomentazioni, si fa per dire, del Partigiano Chat non convincono per logica opposta: proprio perché la distorsione raggiunge un presidente del Consiglio diventa notevole, e se la presidente del Consiglio in questione ci torna sopra, peraltro con una sana dose di autoironia, la faccenda acquista una sua congruità, diventa qualcosa di cui parlare. Il commento della premier non rileva tanto nella presa d’atto, in sé scontata, per cui l’intelligenza artificiale è pericolosa perché fa credere vero ciò che non lo è e viceversa, con conseguenze potenzialmente micidiali: conta la riflessione che segue, “Io ho i mezzi per difendermi, molti altri no”. Infatti molti altri vengono travolti, rovinati, qualcuno si suicida. E siamo solo all’inizio.
Situazione che un giornalista della sinistra sedicente popolare e populista dovrebbe avere a cuore prima di ogni altra; evidentemente siamo sempre inchiodati alla morale soggettiva, il fake su Mattarella o su un qualsiasi volto compagno è inaccettabile, oltraggioso, vilipendio alle istituzioni, maschilismo, sessismo, patriarcalismo, fascismo, laddove Meloni donna del popolo, nel senso postribolare, o il Nordio canuto puttaniere (o peggio) da ranch vanno benissimo, basta promettere “stiamo verificando”.
Siccome poi certa mestizia non grandina mai sola, il Secolo d’Italia intercetta un altro esemplare della sinistra poco riflessiva ma potentemente narcisistica che la butta là più meno nella stessa tonalità: “Meloni mette la sua foto desnuda per non parlare d’altro”. Firmato Matteo Renzi, uno che, potesse, metterebbe perfino le sue gastroscopie pur di restare nell’alone mediatico, uno che perfino Oscar Wilde avrebbe trovato leggermente esagerato.
L’uscita di Renzi, pare incredibile, merita attenzione per almeno un paio di ragioni, la prima è l’allusione, velatissima, ad un preciso intento della Giorgia che “mette la sua foto desnuda” (desnuda? Come la Maja di Goya, che non a caso era una amante o nobildonna lasciva?), quasi a suggerire che “la mette lei”, che propone un selfie fatto in casa o se non altro proposto senza ritegno; poi, e soprattutto, per questa sorta di cliché che va su tutto, “fa così per non dire le cose”, per svicolare, il “parlaci di” che ricorre ossessivamente nei vaniloqui dei conigli da tastiera. Trattasi, in genere, non parliamo del senatore arabeggiante, di trucchetto malevolo e abbastanza vile risolvendosi in una insinuazione senza prova contraria, da processo alle intenzioni che, con tutta evidenza, è insuscettibile di prova contraria, cara mia, tu fai così perché sei paracula ed è inutile ti discolpi, è così perché te lo dico io. Prosit.
Ora, considerato che questa formuletta si può applicare a chiunque per qualsiasi situazione, uno potrebbe pensare che certuni dicono che talaltri fanno qualcosa così da distogliere, loro, l’attenzione da certe non memorabili performances: tipo che uno trasloca da un giornale in svendita all’altro, un altro si crede il demiurgo dei destini del mondo mentre è finito a predicare in Arabia su una scienza, quella politica, che lo vede in sella ad un partito condominiale, ridotto a fare l’aiuto regista di Fausto Brizzi, marito della sua ultima creazione politico-mediatica.
Ma noi non siamo così malevoli, ovvero non stiamo tanto a perderci tempo, chè francamente il gioco non vale la candela e la Giorgia desnuda, se crede, si difende da sola, non spetta certo a noi; qui se mai si ragiona su scenari globali, domandandosi con un brivido d’angoscia dove vada a parare una politica, lo ripetiamo da tempo, ridotta a sfilata di copertine, quale prospettive serie possa avere un potere che si droga di sé, della propria immagine e insieme stordisce, disorienta, inganna, per cui una apprendista leader si fa ritrarre come una dea patinata e un’altra si ritrova sbattuta in prima pagina come una pornostar, dunque delegittimata.
Perché non c’è dubbio che, per quanto sgangherata possa essere la manovra del sedicente Roberto che finge d’indignarsi, “Che una presidente del Consiglio si presenti in queste condizioni [cioè come una puttana] è veramente vergognoso, indegna del ruolo istituzionale che ricopre. Ma lei non sa che cosa è la vergogna”, ci sarà chi ci casca o ci vuole cascare: mai sottovalutare l’elettorato di pancia, ma neanche mai sopravvalutarlo, specie nelle faccende visive, tecnologiche, dove è ancora un Neanderthal, cosa che chi organizza simili trappole sa benissimo. Già, e chi le organizza? Sbaglieremo noi, ma ci resta il dubbio di qualche manima che arriva da fuori, più o meno le stesse che non più tardi di una settimana fa davano sempre alla premier della “puttameloni”. Lo stile è quello, l’attitudine alla gogna inconfondibile.
Poi potremo sbagliarci, sta di fatto che se una diffamazione propagandistica da manuale non giustifica una presa di posizione dall’interessata, allora davvero siamo alla lobotomia. O alla pretesa di autocensura. Ai partigiannini sfugge che diffondere materiale falso è reato? La sinistra sedicente intellettuale si scalda solo per le beghe da cortile, ma questa deriva e immediata deriva dell’intelligenza artificiale è qualcosa per cui tenere il fiato sospeso: in un’aula di tribunale federale a Oakland si delibera del destino dei dioscuri in guerra, i Musk, gli Altman, i Brockman, i demiurghi dell’intelligenza artificiale, i padroni della tecnica onnipotente e questo, come nota Fabio Lugano, “è il funerale ufficiale della fase pionieristica e volontaristica della IA. Un rito di passaggio che trasforma l’utopia di un laboratorio no-profit nato “per salvare l’umanità” nell’ennesima, colossale, macchina da soldi”.
Ma sul serio una innovazione così potenzialmente apocalittica nasceva sotto l’egida dell’improvvisazione? O piuttosto non è stata concepita ab ovo come lo strumento definitivo per organizzare un dominio assoluto e repressivo dell’umanità? Questioni del genere, enormi, angoscianti, alla sinistra di ringhiera non importano, le preme solo dire che la Meloni desnuda se la tira per incantare le masse; poi, tra molti domani, a tempo largamente scaduto, Repubblica o ciò che ne sarà sopravvissuto sotto la gestione dei soliti noti ci infliggerà l’ennesimo pippone sull’acqua calda. Mala tempora currunt, comunque una cosa, ben più rilevante, più urgente va ribadita: Giannini sarà forse disattento come commentatore, ma rimane una figa bestiale (stiamo verificando).
Max Del Papa, 7 maggio 2026
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