Se l’annuncio dell’accordo tra Stati Uniti e Iran sulla fine della guerra dovesse essere confermato nelle prossime ore (la cautela è d’obbligo, visto i precedenti), sarà importante vedere nel dettaglio a quali condizioni è stata raggiunta la pace.
Lo dico perché da ciò dipenderà il giudizio finale sull’iniziativa militare intrapresa da Trump, giudizio a oggi pesantemente negativo per via delle conseguenze economiche che in questi mesi l’Occidente ha dovuto affrontare.
Ma se per caso, e sottolineo se, si scoprisse che l’Iran ha accettato di rinunciare al proposito di dotarsi di armi atomiche; se venisse interrotto il cordone ombelicale che lega l’Iran ai principali gruppi terroristici che imperversano in quell’area; se nessuno si metterà più di traverso al libero passaggio delle navi nello stretto di Hormuz; se a questo si aggiunge che nel corso della guerra sono stati eliminati un centinaio di veri criminali che minacciavano il mondo intero (i vertici politici e militari iraniani, a partire dalla guida suprema Khamenei); e che i Paesi arabi dell’area hanno rotto gli indugi schierandosi apertamente con gli americani, beh, se così fosse dovremmo riconsiderare il giudizio su Trump: sarà anche matto, ma avrebbe reso un servizio enorme all’Occidente e alla pace e alla sicurezza nel mondo (anche se dubito che ciò gli sarà riconosciuto).
Alessandro Sallusti, 12 giugno 2026
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