
Il caso che coinvolge Andrea Delmastro delle Vedove torna a scuotere il ministero della Giustizia. Nelle ultime ore, infatti, ai vertici dell’esecutivo e di Fratelli d’Italia si stava ragionando sulla possibilità di un passo indietro del sottosegretario, finito al centro di una bufera mediatica e istituzionale. Così poco fa il capo di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, e il sottosegretario sono andati a colloquio con il ministro della Giustizia Carlo Nordio negli uffici di via Arenula. E hanno rassegnato le dimissioni.
“Ho consegnato oggi le mie irrevocabili dimissioni da sottosegretario alla giustizia. Ho sempre combattuto la criminalità, anche con risultati concreti e importanti e pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza. Me ne assumo la responsabilità, nell’interesse della Nazione, ancor prima che per l’affetto e il rispetto che nutro verso il governo e verso il Presidente del Consiglio”, ha detto Delmastro.
La vicenda ruota attorno ai rapporti societari che Delmastro ha avuto sul caso della Bisteccheria: una partecipazione in un’attività imprenditoriale nella quale figurava anche la figlia di un uomo condannato per legami con ambienti mafiosi. Un elemento che ha riacceso le polemiche e alimentato le richieste di chiarimenti, soprattutto da parte delle opposizioni. Il tema non è nuovo, ma ora assume un peso diverso. Il clima politico, già teso dopo il referendum sulla giustizia, ha reso il caso ancora più delicato. In Parlamento e fuori, le richieste di dimissioni si moltiplicano, mentre all’interno della maggioranza si cerca una linea comune per evitare contraccolpi più ampi.
Dal canto suo, il sottosegretario ha sempre respinto le accuse, rivendicando la correttezza del proprio comportamento. Ha spiegato di aver interrotto ogni rapporto non appena emersi i legami familiari della socia, sottolineando di aver agito con tempestività e trasparenza. In più occasioni ha ribadito la propria distanza da qualsiasi contesto criminale, rivendicando una storia personale segnata anche da minacce e misure di sicurezza.
Fonti di Fratelli d’Italia parlano di “opportunità politica”. Sia per Delmastro che per Bartolozzi, che negli ultimi giorni di campagna elettorale aveva scatenato un pandemonio paragonando i magistrati ad un “plotone di esecuzione”.
Santanché in bilico
Voci all’interno della maggioranza, infine, sussurrano che anche Daniela Santanchè possa essere in bilico. La ministra del Turismo è infatti indagata per alcune questioni che riguardano la sua società Visibilia e per la cassa integrazione chiesta durante il Covid.
Meloni non chiederà la fiducia
Nel corso di questa difficile giornata, per il governo, Palazzo Chigi aveva escluso che Giorgia Meloni intendesse chiedere un voto di fiducia al parlamento visto che i partiti della maggioranza hanno escluso in alcun modo conseguenze politiche a seguito del voto di ieri al referendum. Il ministro Carlo Nordio si è assunto la “responsabilità politica” della sconfitta e ha detto che tra un anno e mezzo, quando la legislatura finità, tornerà ai suoi studi abbandonando la politica. Ma non ora. Adesso a lasciare sono Delmastro e Bartolozzi, due pesci più piccoli. Uno scossone per il governo, ma non un terremoto.
Esulta la minoranza
“Le dimissioni arrivate oggi rappresentano un atto tardivo ma doveroso sotto il profilo del rispetto del diritto e delle istituzioni. Il fatto che siano intervenute solo dopo il referendum costituisce un elemento politico evidente: è la conferma della spregiudicatezza della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che per mere opportunità legate al voto ha scelto di trattenere un gesto che, alla luce dei fatti, non era più rinviabile”, dice Debora Serracchiani. “Siamo di fronte a un comportamento grave, che dimostra ancora una volta come questa maggioranza consideri le istituzioni strumenti da piegare a esigenze di parte. Chi mette quantomeno in imbarazzo le istituzioni non può continuare a ricoprire incarichi pubblici, tanto più se si tratta di ruoli estremamente delicati che richiedono rigore, equilibrio e senso dello Stato”.
La politica cerca il dialogo con i pm
Parole di dialogo con le toghe arrivano invece dal vice ministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto. “Di seguito al risultato del referendum credo si possano disegnare responsabilmente nuovi percorsi nei rapporti tra politica e magistratura, sarà opportuno stabilire le modalità di interfaccia unitamente al Consiglio nazionale forense, contraddittore necessario di ogni scelta. Va detto che l’Anm durante la campagna referendaria ha sempre sostenuto la necessità di riforme al sistema giudiziario, pur non concordando sul metodo di riforma della Costituzione. Se questo è vero, ci sono tutti i presupposti per ipotizzare un dialogo fattivamente teso a migliorare il sistema giustizia”, ha detto.
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