Il bello dei lapsus è che, a differenza dei comunicati stampa, non passano dal filtro degli spin doctor. E così capita che Elly Schlein, nel pieno di un comizio per il No, si lasci scappare un caloroso invito a votare Sì. Un attimo di verità involontaria (il più alto di tutta la campagna referendaria), eloquente più di tante conferenze programmatiche.
Perché il punto è proprio questo: quando la linea ufficiale stride con le convinzioni profonde, la lingua inciampa. E nel caso del Partito Democratico, l’inciampo sembra quasi sistemico. Da una parte la disciplina di partito, dall’altra una tradizione politica – e personale – che racconta tutt’altra storia. Il risultato? Un equilibrio precario tra ciò che si dice e ciò che, probabilmente, si pensa davvero.
Il lapsus del segretario dem non è solo una gaffe: è la fotografia di una contraddizione assai più ampia. Un partito che su alcuni temi si ritrova improvvisamente “contro” non per convinzione, ma per collocazione. Perché quando una riforma arriva dal lato sbagliato dell’emiciclo, diventa automaticamente indigesta, anche se fino al giorno prima era considerata degna di discussione, se non addirittura di approvazione.
E allora si assiste a questo curioso spettacolo: dirigenti che spiegano con tono grave ed estremamente serioso perché bisogna dire No, mentre una parte non trascurabile della loro base – e forse anche del loro subconscio – continua a pensare convintamente Sì. Una sorta di ginnastica politica che richiede una flessibilità non comune, soprattutto quando il passato personale bussa alla porta e ricorda posizioni ben diverse (il nonno materno della Schlein, Agostino Viviani, già membro laico del Csm e parlamentare del Psi, fu dichiaratamente a favore della separazione delle carriere e di una riforma del Consiglio superiore della magistratura).
In questo senso, il lapsus freudiano è quasi liberatorio. Per un istante, cade la costruzione retorica e affiora qualcosa di più autentico. Non necessariamente più giusto, ma sicuramente meno artificiale.
Certo, adesso probabilmente seguiranno le rettifiche del caso, le spiegazioni, immancabili, i “mi sono espressa male” di rito. Ma il dubbio resta, e serpeggia: quante volte, dietro un No declamato, si nasconde un Sì taciuto? E soprattutto, quanto ancora può reggere un partito che sembra dover continuamente negoziare con sé stesso?
Alla fine, più che una gaffe, quello di Elly Schlein appare come un piccolo grande atto di verità. Un momento in cui la politica smette di essere interpretazione e torna, anche solo per un secondo, a essere autenticità. E forse è proprio questo che imbarazza di più.
Salvatore Di Bartolo, 19 marzo 2026
Leggi anche:
- Bersani choc: “I giudici sostituiscono parlamento e governo”
- Referendum, il piano segreto della sinistra di Alessandro Sallusti
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Da oggi puoi aggiungere Nicolaporro.it alle tue fonti preferite su Google visitando questa pagina e spuntando la checkbox a destra


