Spunta la norma che incastra Mattarella: su Minetti è colpa sua

Se il Colle non sa cosa firma è grave, se lo sa è grave. Anche perché la dottrina costituzionale parla chiaro

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Mattarella Minetti

E venne il Presidente, che scaricò sul Guardasigilli, che scaricò sulla Zarina, che scaricò sulla Procura, che scaricò sul destino, che scaricò sul povero bambino, che al mercato la dentalista comprò. Si motteggia, si cita, si scherza – sia chiaro – per non piangere perché da questa faccenda circense esce sgangherato l’intero sistema, questa è la verità; e nell’affannoso scaricabarile a effetto domino sta la misura di un Paese che deve se mai essere salvato lui dalle istituzioni. Ammesso che lo meriti. Il Colle non sa cosa firma, firma e basta? “Oh, per favore cherie!” esclamerebbe Valentino il couturier rivolto al compagno di vita Giancarlo. Nel Paese dove nessuno può non sapere, uno solo non può, anzi deve, non sapere: oh, per favore, cherie! Neanche su una con simili precedenti, che in Italia e fuori d’Italia, all’estero e fuori dall’estero, al mondo e fuori dal mondo tutti conoscevano? Neppure con 700 dipendenti che lavorano solo per lui, a vario titolo? Neppure coi Servizi che, opportunamente, informano costantemente? Oh, per favore, cherie! Se davvero a questo siamo ridotti, che il Capo faccia un repulisti totale globale perché qui la situazione è senza via d’uscita: se il Colle non sa cosa firma è grave, se lo sa è grave. Anche per lo scafista appena graziato per fargli sposare una presidente di una Ong marinara? Oh, per favore, cherie!

E già tutti a scrivere, a ripetere che comunque la Grazia non si tocca, “è difficile revocarla”, e uno come fa a non malignare, “et pour cause”? Lasciamo stare qui il dettaglio (allucinante, se confermato, e non ci si vuol credere) dell’inchiesta del Fatto, ormai di dominio pubblico, concentriamoci sul grottesco di una grazia disgraziata con conseguente cortocircuito per cui ogni istituzione pare oggi in conflitto con tutte le altre: roba talmente clamorosa, perfino preoccupante, da autorizzare una previsione: finirà all’italiana, a taralucci e vino, in cavalleria, al “chi ha avuto ha avuto”, che è meglio per tutti. Ma proprio per tutti. Tranne per l’Apice Supremo, “è lui la vera vittima, è stato ingannato!”, e giù a fustigarsi nella schiena, già è pronto Benigni con una lettura dantesca, da trasmettere a reti unificate, in cui si paragona il Sommo a Santo Stefano protomartire. Oh, per favore, cherie!

Però, un momento un momento, ho anch’io qualche argomento: siccome poi i soliti troll di servizio ci accusano di blasfemia, lesa maestà irriconoscenza (per cosa? Per avere invocato la libertà quella volta?) e spargono fumo a colpi di “studiah!”, ecco, noi abbiamo studiatoh e riprendiamo il dettato, la dottrina costituzionale (da flautare in un bisbiglio mistico da sacrestia): art. 87 Cost., C) [il Presidente può concedere la grazia e commutare le pene]: “La Grazia consiste in un atto di clemenza del Capo dello Stato, a beneficio di una sola persona (carattere individuale) condannata irrevocabilmente, che fa venir meno la pena principale, condonandola in tutto o in parte. Si tratta di un potere discrezionale del Capo dello Stato in quanto: il Presidente della Repubblica può non dar corso alla proposta di grazia del Governo, se la ritiene inopportuna; può inviare il Governo a raccogliere elementi [meglio prima che dopo, ndr] per la concessione della grazia, o la commutazione della pena, anche se manca la proposta del Governo (effettuata dal ministro di Grazia e Giustizia); può concederla anche a coloro per i quali il Governo ha dato parere negativo”. Basta un bigino da studenti del primo anno: santamadonna, come si fa a sostenere che proprio il Vertice poteva anzi doveva non sapere? Per di più dopo che l’allora presidente Ciampi aveva chiarito che il potere di graziare era prerogativa integralmente ed esclusivamente presidenziale? Oh, per favore, cherie!

Altro aspetto grottesco nel grottesco, la fiera dietrologica: il Fatto voleva far cascare il Guardasigilli, no il Guardasigilli vuol far cascare il Colle (improbabile), no il Colle vuol far cascare il governo (e va beh), no Meloni vuol far cascare se stessa con tutti i filistei come Venezi dalla Fenice, così va ad elezioni anticipate con le mani libere, no sono le scie chimiche, no è una vendetta degli arbitri… Oh, per favore, cherie! E se, semplicemente, desolatamente, fosse questo il sistema Italia dove (quasi) tutto avviene nella più insostenibile leggerezza dell’essere pratici, opportunisti ma in modo facilone, sconsiderato? Se, alla fine, fosse una banale questione di realismo nello sconforto, nella disillusione, da tagliar giù col rasoio di Occam? Ma ciascuno nutra la verità che preferisce: di sicuro c’è che questa storia grottesca, dalle ombre lunghe, dai retroscena inquietanti, per cui quelli che hanno come sempre capito tutto insinuano, senza prove, a volo di uccello (absit injuria verbis) “Non succederà niente e la graziata resterà graziata se no apre bocca, per spifferare, e allora altro che files, povera Repubblica”, questa storia che pare inverosimile e invece è reale, preoccupa tutti e preoccupa il Colle: se no non avrebbe precipitevolissimevolmente ordinato postumi supplementi di informative a chi di dovere (già, chi? Qui non si capisce più niente). Tradotto a modo nostro, nella nostra interpretazione poco oxofrdiana e molto ruspante: ma che cazzo mi avete fatto firmare?

E non finisce qui, come diceva Corrado. Troppo da “Nuovi Mostri” questa faccenda che si chiuderà pure nella sabbia dell’oblio, ma non subito e non tanto presto. Mentre l’opposizione più demenziale della terra tiene fuori, chiurgicamente, il “suo” presidente ma vuole le dimissione della Meloni e perché no pure di sua figlia. E i timori continuano: “Guarda cherie che sono in uno stato allucinante, guarda le mani, guarda… Guardate che se continuano a fare di queste cagate, io di grazie non ne firmo più neanche una: hai capito bene, cherie?”.

Max Del Papa, 30 aprile 2026

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