Politico Quotidiano

Burgio sfida Milano: “Basta ZTL trappola, sicurezza e risorse alle periferie”

Il generale ed esponente di Futuro Nazionale guarda alle comunali del 2027: «Il centro è già abbastanza ricco». Dalla sicurezza alla mobilità, ecco la sua idea di città

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Se dovessimo descrivere tutta la carriera del Generale Burgio, probabilmente non basterebbe questa pagina e forse nemmeno l’intera rubrica di Nicola Porro, perché stiamo parlando di un alto ufficiale dell’Arma dei Carabinieri che, oltre a raggiungere il grado apicale di Corpo d’Armata, ha legato il proprio nome a importantissime operazioni contro la criminalità organizzata sul territorio nazionale e ad altrettante operazioni delicate in scenari esteri, caratterizzati da teatri di guerra vera, meritando una serie impressionante di riconoscimenti, tra i quali spiccano il Cavalierato dell’Ordine militare d’Italia, la Croce d’oro al merito dell’Arma dei Carabinieri, la Medaglia di bronzo al valore dell’Arma dei Carabinieri e l’onorificenza di Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana.

Seppur in congedo, il Generale Burgio, come tutti i servitori dello Stato che hanno svolto con dignità e onore i compiti loro demandati, ha deciso di continuare a dare il proprio contributo alla Nazione, stavolta scendendo in campo politico, visto che è entrato nella nuova compagine politica creata dal Generale Roberto Vannacci con il suo Futuro Nazionale, e quindi chiamato a candidarsi come possibile Sindaco di Milano nella prossima tornata amministrativa del 2027. Oggi intervistiamo il Generale Burgio proprio su questo argomento, sulla sua candidatura, che è un tema sicuramente molto caro ai milanesi e non solo.

Qual è il primo provvedimento che vorrebbe realizzare nei suoi primi 100 giorni da Sindaco?

«Procederei alla revisione della mobilità almeno per quanto riguarda l’eliminazione della Zona B, delle ZTL “trappola” e delle ciclabili che mettono a rischio l’incolumità degli stessi ciclisti e il transito dei mezzi di soccorso, come ad esempio quelle ibride».

Milano è una città attrattiva, ma sempre più costosa: come renderebbe la città più accessibile a giovani, famiglie e lavoratori?

«Non c’è un provvedimento per il quale sia sufficiente uno schiocco di dita. Penso a concessioni edilizie limitate a chi costruirà per vendere a prezzo adeguato, studentati economici, miglioramento dei collegamenti con centri urbani vicini che possano costituire valida alternativa a Milano, revisione della gestione delle case popolari, riaffidandole all’ALER, superando preclusioni ideologiche e di schieramento».

Qual è il quartiere o il problema di Milano su cui interverrebbe per primo, e perché?

«Rogoredo, e svariate periferie per i grossi problemi di sicurezza di cui mi parlano i cittadini. Ma sarebbero interventi da condurre sotto la direzione della Prefettura, cui si assegnerebbe pieno e incondizionato sostegno».

Generale, Lei ha una lunga esperienza nelle istituzioni e nella sicurezza: quali competenze di quella esperienza vorrebbe mettere al servizio dell’amministrazione della città?

«Avere responsabilità di uomini non significa solo impartire ordini, ma soprattutto motivarli, guidarli, individuare le corrette priorità, assegnarle e verificarne il conseguimento. Qualche esperienza l’ho maturata nel settore dell’antimafia. Conosco i meccanismi e le competenze in materia di sicurezza. So che il Sindaco non è il primo attore, ma so altrettanto bene che un Sindaco deve sostenere incondizionatamente lo Stato e chi lo rappresenta, ovvero il Prefetto».

Come immagina una Milano più sicura senza rinunciare alla sua vocazione internazionale e alla sua vivacità sociale?

«La vocazione internazionale non collide con la parola sicurezza, a meno che l’espressione non sia un eufemismo per sottendere che stranieri irregolari e criminali vadano sopportati e tollerati. Una città può consentire il divertimento e il dinamismo, e una cornice di sicurezza può solo far bene a ciò. Ritengo quindi che l’avversario vada pressato e seguito. Inutile presidiare a vuoto un’area, non tenendo conto che l’antagonista si sposta altrove. È costui, chi delinque, che mette a repentaglio la pace sociale, che va “inseguito” e sottoposto a pressione continua. Il controllo statico del territorio non è la panacea, se non rafforzato dal contrasto alle illegalità».

Quale rapporto vorrebbe costruire con commercianti, imprese e professionisti per far crescere l’economia milanese mantenendo alta la qualità della vita?

«Penso che già togliere gli impedimenti agli spostamenti possa aiutare commercio e piccoli artigiani, come ad esempio la ZTL Isola. Stesso dicasi concentrando le risorse economiche del Comune sulle periferie. Il centro, il Municipio 1 dei radical chic, è già abbastanza ricco e sicuramente meno bisognoso di attenzione».

Se dopo i cinque anni del suo mandato da Sindaco, un cittadino le chiedesse “che cosa è cambiato davvero a Milano grazie alla sua amministrazione?”, quale risposta vorrebbe poter dare?

«Che chi abita al di fuori delle zone B e C non si senta rifiutato e ostacolato, e che nel muoversi a tutte le ore si senta più sicuro».

Che cosa vuole dire oggi ai milanesi, soprattutto a quelli che ancora non la conoscono e che stanno cercando di capire quale futuro vuole costruire per la loro città?

«Vorrei una città che sia percepita come meno insicura. Perché la “percezione” non è farneticazione, ma un diritto. E chi offre sicurezza ha il dovere di far abbassare la percezione di pericolo e la paura. Non ho paura dei cittadini per bene che si impegnano, volontariamente, disarmati, nella perfetta legalità, per prevenire e far reprimere i reati. Vorrei una città ove chiunque veda qualcosa che non va possa riferire e guidare l’azione d’intervento della legge. Vorrei una città ove sia chiaro a tutti che non esistono solo il “quadrilatero della moda”, via Montenapoleone, la Scala. Ma che chi lavora e produce nelle altre aree, eccentriche a p.zza del Duomo, p.zza S. Babila, ecc., abbia gli stessi diritti — in termini di decoro urbano e sicurezza — di quei fortunati che frequentano e vivono il salotto buono».

Ringraziamo il Generale Burgio per la sua cortese disponibilità, certo che questa nostra conversazione potrà aiutare i milanesi a scegliere per il meglio della loro città.

Col. ris. della GdiF Sergio De Santis, 17 ottobre 2026

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