
Era da un bel po’ di tempo che non si respirava aria di rispetto istituzionale alla Camera dei Deputati. Ha rotto il digiuno la leader del Pd : “Siamo avversari in quest’aula, ma siamo tutte e tutti cittadini italiani e rappresentanti degli italiani e non accetteremo attacchi o minacce al governo e al nostro paese”. Dopo l’attacco di Donald Trump, presidente USA a Giorgia Meloni, presidente del Consiglio italiano, Elly Schlein si evidenzia in un intervento ‘ repubblicano . Rivendica il prestigio e la dignità del paese, dei cittadini, delle istituzioni, della Costituzione. Prima di tutto si è un popolo che protegge e ha per sacra la propria libertà, i propri valori, pretende rispetto (non condivisione) per gli organi di rappresentanza in ispecie da paesi stranieri, tanto più se asseritamente amici e alleati.
Poi si è gli uni avversari degli altri come richiede la dialettica della politica. Questa provvida sortita mostra senza dubbio l’onestà intellettuale della segretaria del Pd. Qualità scissa dalla capacità politica. C’è da domandarsi infatti, per esempio, quanto nello stesso speech risulti politicamente appropriata la sua acritica adesione a quella che definisce ‘Europa’, anziché Unione Europea, utilizzando una sinéddoche impropria e ingannevole.
Astioso e inadeguato è apparso invece Matteo Renzi: “Meloni viene scaricata persino dal suo guru: il crollo è appena cominciato”. Riprova della fondatezza dell’opinione che circolava negli anni che furono nella redazione del settimanale ‘ Il Borghese’ “I comunisti sono nemici ma affidabili, ai democristiani invece non porgere mai le terga”.
Giorgia Meloni in questi frangenti è in difficoltà. Non si intende unirsi al coro dei ‘ buuh buuh ‘ che scendono dagli spalti e appesantiscono l’aria. Nè indulgere al gioco facile e improduttivo del ‘ noi l’avevamo detto’. Neppure al giustificazionismo sfrontato dei gerarchi in seconda, inascoltabili nel ripetere a difesa le frasi d’ordinanza. Nè all’irragionevole pervicacia nello stare appollaiati sullo stesso ramo, fingendo procrastinabile un rapporto che la geopolitica classifica come chiuso. Rapporto a ogni buon conto subalterno e mai lontanamente paritario. La fase liquida della geopolitica potrebbe fornire al paese una via d’uscita che sarebbe poi una grandissima opportunità. Uscire dal trip di una pessima consuetudine, quella di stare con l’uno o con l’altro rigidamente stranieri, estranei a cultura mediterranea, economia e interesse nazionale, attentissimi esclusivamente ai propri interessi.
Si potrebbe salutare con garbo le compagnie sia Ue che Usa e non avvicinarsi alla Federazione Russa, rivendicando uno stato di necessità vistoso e il baratro incombente che sarà inevitabile se si continuerà a star dietro alle follie del green deal, del patto di stabilità, delle sanzioni verso la Federazione russa, alle ubbìe del First America. No prima l’Occidente, o le democrazie europee. Tantomeno prima l’Italia.
L’America si fa grande a spese degli altri, nemici veri o supposti, ma soprattutto degli amici. Più semplice. Come quel truffatore che veniva ripreso dal proprio avvocato. Ma ti rendi conto chi hai truffato, i tuoi parenti che si fidavano ciecamente di te. “Avvoca’ se se fìdeno è mejo, nun se fatica a fregarli”. Costui guerreggia per cavoli suoi e specula senza ritegno attraverso i suoi danti causa. Danneggia mortalmente mezzo mondo, in primis i fedeli alleati occidentali e poi avanza pretese di aiuto da padrone delle ferriere. Senza risparmiare epiteti sanguinosi.
Quale ottima opportunità per sciogliere il patto Nato già violato dall’ex amico americano e concentrarsi in un piano di difesa con gli stati europei ai quali interessa. Quale magica prospettiva per acquistare energia al miglior prezzo. Quale migliore scelta che abbandonare la contabilità finanziaria e virtuale dei patti di stabilità e concentrarsi sull’economia reale liberandola da tutti i vincoli assunti per soddisfare la mania di equilibri teorici cari a speculazione e grossi gruppi. E a un ministro finanziario la cui fedeltà a Draghi e al circolo dei potenti troppo è già costato al paese. Non succederebbe nulla di negativo: rimarremmo in Ue, avremmo un’Europa di fatto, politica e unita nella difesa.
Avremmo la possibilità di tutelare la propria gente, di difendere imprese e lavoro limitare i danni del globalismo finanziario e risorgere europei e liberi da influenze esterne e povertà domestiche. Rispettarsi per essere rispettati non è uno slogan è un principio basico della buona politica. Dunque Meloni and co. sembrano assediati, in realtà potrebbero cavalcare una grande opportunità. Sempre però che le variazioni di itinerari siano volute e possibili.
Se le sudditanze da Agenda Draghi, baci a Von der Leyen, abbracci a Trump fossero state non formalità di rito, ma espressione di ben altro che farsi benvolere ci sarebbe ben poco da sperare.
Chi conosce le cose della politica sa che perseguire tanto masochismo economico, mettere in campo tanta volontà suicidiaria nello sviluppo della politica interna e della riforma dello stato, dimostrare tutta questa dipendenza funzionariale, bancaria e speculativa potrebbe non essere frutto soltanto di inadeguatezza, impreparazione, spirito servile, ingenuità ma di qualcosa di diverso, ignoto, ma forse immaginabile. In tal caso game over.
Maurizio Bianconi, 20 aprile 2026
Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).