
Credo che nella vicenda Ranucci–Nordio stia sfuggendo quale sia il vero punto della questione. E non è se Nordio sia stato davvero o meno nel ranch di Cipriani in Uruguay: quello, in caso, sarebbe un gigantesco problema, ma verrebbe in seguito e dovrebbe portare alla caduta del Governo, non alle semplici dimissioni di Nordio. Ma il fatto è che non siamo ancora a quel punto.
Mettiamo in fila i fatti. L’altra sera in tv Ranucci lancia una bomba: gli avrebbero riferito che Nordio sarebbe stato visto nei primi giorni di marzo in Uruguay, in un ranch di proprietà di Giuseppe Cipriani, compagno di Nicole Minetti, la quale è al centro in questi giorni di un caso mediatico, perché le circostanze in cui le sarebbe stata concessa la grazia dal presidente Mattarella sarebbero nebulose, se non addirittura non corrispondenti al vero.
Non bastasse già solo questo, Ranucci ricorda come Cipriani sia anche coinvolto negli Epstein files, visto che risulta aver ottenuto da Epstein un prestito di 800 mila dollari diversi anni fa e che alcuni dei famigerati festini dell’imprenditore newyorkese, condannato per pedofilia, si sarebbero tenuti proprio nel ranch di Montevideo di Cipriani. Capite che una cosa del genere, con il ministro della Giustizia coinvolto, rischia di deflagrare come un ordigno atomico nella politica italiana.
Senonché Nordio telefona in diretta in trasmissione, smentendo categoricamente la notizia. Di più: quando Ranucci chiede al ministro se effettivamente a marzo sia stato in Uruguay, e di quale anno, Nordio risponde, e lì Ranucci esita, denotando di non essere esattamente certo della circostanza e chiudendo con un “comunque è una notizia che stiamo verificando”.
In che senso? Ma santo Dio, una cosa del genere, in un momento del genere, in una circostanza che rischia di travolgere magistratura, ministero e persino il Quirinale, la devi riportare dopo averla verificata, non prima. E per verifica non basta l’intervista di un tizio, a volto scoperto o meno, che dica di aver visto Nordio in quel ranch: ci vogliono prove, riscontri, dati ed elementi oggettivi. Altrimenti vale tutto, abbiate pazienza. Ma davvero abbiamo dimenticato l’ABC di questo mestiere?
Magari poi risulterà tutto vero, non discuto questo, ma il principio su cui dovrebbe basarsi il nostro mestiere è uno solo: prima accerti un fatto, poi lo racconti. Ed è questo il vero punto della questione. E non basta la circostanza che Nordio sia effettivamente stato in Uruguay a marzo, ma dello scorso anno, per legittimare il lancio, senza verifica, di una notizia del genere, ben più specifica e compromettente di un semplice viaggio oltreoceano.
Ribadisco: non puoi dare una notizia e subito dopo aggiungere “la stiamo verificando”. Che ca*** la verifichi a fare, una volta che l’hai già diffusa? E se le verifiche non portano a nulla di certo, ma solo a un “si dice”?
Trovo ancora più incomprensibile che Ranucci, dopo le critiche e dopo la notizia di un richiamo da parte della Rai, senta il bisogno di dire: “Per me la libertà di informazione è un valore inalienabile dell’umanità”. Ma che vuol dire? Il problema non è la libertà di informazione, cioè il diritto di dare una notizia se verificata. Il problema è darla ammettendo di non averla ancora verificata. Quella altrimenti è libertà di calunnia e diffamazione, non libertà di stampa.
La verità, piaccia o no, è una sola: se avessi fatto io ciò che ha fatto Ranucci, la mia già misera carriera sarebbe finita un minuto dopo. Nel suo caso, diventerà invece archetipo di attentato alla democrazia. O comunque, una “verità” anche se non dovesse essere poi accertata.
Guglielmo Mastroianni, 4 maggio 2026
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