Negli ultimi giorni le immagini provenienti da Ceuta hanno evidenziato un’Europa totalmente impreparata davanti a flussi incontrollati di migranti. Decine di migliaia di persone, quasi giovani uomini marocchini, con l’assenso del proprio Governo hanno attraversato in massa i confini dell’exclave spagnola nel Nord Africa. Si sono registrati morti, scene di caos e assalti a case e attività commerciali. La Spagna di Sanchez, nonostante le sue consuete mielose parole pro immigrazione, ha definito l’episodio una violazione della propria sovranità. La maggior parte dei migranti è poi tornata indietro, ma il segnale del Marocco rimane chiarissimo: se saltano gli accordi con i paesi di partenza l’Europa può essere invasa in un batter d’occhio.
Di fronte a questi fatti, una parte del mondo intellettuale europeo ha reagito in modo sorprendente: per alcuni, l’ingresso di massa di clandestini non solo non sarebbe un problema, ma addirittura un atto di giustizia storica. Ceuta e Melilla, secondo questa narrazione, sarebbero residui del colonialismo spagnolo e andrebbero pertanto restituite al Marocco. L’invasione diventerebbe così cosa buona e giusta. È la propaganda antioccidentale nella sua forma più feroce: trasformare ogni crisi migratoria in una lezione di colpa collettiva dell’Occidente. Ma questa teoria è fragile, selettiva e ipocrita.
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Partiamo dal principio. Gli Stati nordafricani di oggi sono tutti frutto di colonizzazione: quella araba. Gli arabi non sono endemici dell’Africa, ma originari dell’Asia occidentale. Hanno conquistato e razziato il Maghreb a colpi di spada, imponendo lingua, religione e strutture di potere sulle popolazioni berbere preesistenti. Hanno proseguito fino alla penisola iberica, occupandola per secoli. Se dunque Ceuta e Melilla devono essere restituite perché frutto di colonialismo europeo, allora cosa facciamo della Spagna stessa, che fu araba per lungo tempo? Restituiamo anche quella? Qualcuno potrebbe arrivare a dire che il Governo di Madrid rappresenta una forza occupazionista…
E a questo punto questa logica dovrebbe essere applicata ovunque. I turchi dovrebbero restituire Costantinopoli, ribattezzata con orgoglio Istanbul nonostante si trovi geograficamente in Europa. O no? Evidentemente no: il criterio del colonialismo da restituire vale solo quando colpisce l’Occidente. Le conquiste arabe e ottomane vengono romanticizzate e difese dai discendenti di quei conquistatori; di contro, quelle europee diventano peccato originale imperdonabile.
Ceuta è una città spagnola da secoli, parte integrante della Spagna e dell’Unione Europea. Chi la vorrebbe marocchina studi la storia o in ultima istanza, se proprio non riesce a capire, se ne faccia una ragione. Trattare un assalto ai confini dell’Europa come atto di decolonizzazione significa negare il diritto di uno Stato a difendere il proprio territorio. Se questo principio vale per Ceuta, vale per qualsiasi altro confine.
La strumentalizzazione ideologica che svuota di significato sovranità, sicurezza e ordine pubblico è e sarà uno dei più grandi problemi culturali di questa Europa. Continuare a romanticizzare questi eventi significa abdicare alla responsabilità di difendersi. E a sentire i filosofi che sostengono la decrescita felice dell’Europa in nome di un presunto anticolonialismo d’accatto sovviene una domanda: sono solo stupidi o in malafede?
Alessandro Bonelli, 2 agosto 2026
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