Un centrino serve a coprire il tavolo e a non farsi notare. Una civetta, in gergo, è l’esca: l’auto senza insegne che ti ferma a teadimento. Alessandro Onorato è entrambe le cose, e non è un caso. Sconosciuto ai più, è su piazza da vent’anni. Ostia, 2006: lo nota Walter Veltroni, entra in Campidoglio nella lista del Pd. Poi la prima capriola, nell’Udc di Casini, all’opposizione di Alemanno. Nel 2013 la scelta che conta: il progetto civico di Alfio Marchini, opposizione durissima a Marino, il sindaco marziano inviso ai pretoni che qualcuno più raffinato di lui avrebbe poi fatto fuori con lo ‘scandalo della Panda’. Onorato mette la firma sulle dimissioni che affondano la giunta romana, con una operazione vergognosa. Nel 2016 rilancia, ancora con Marchini, ma stavolta benedetto dal centrodestra, Berlusconi e Storace inclusi. Vince Raggi. E inizia il breve interregno grillino, ma eccolo di nuovo riposizionato a sinistra, coordinatore della lista civica di Roberto Gualtieri, che lo ripaga con l’assessorato ai Grandi Eventi.
Pd riformista, Udc, Marchini rosso, Marchini nero, Pd canonico di nuovo. Un GPS della politica capitolina Sul fronte delle idee, Onorato è il nulla levigato benissimo. Nessuna battaglia identitaria, nessuna eresia, solo garbo e ossequio istituzionale. L’unica volta che la vernice si crepa è per una causa fisica, non politica: Gianluca Peciola gli scaglia addosso una sedia dell’Aula Giulio Cesare durante la conferenza dei capigruppo, dito rotto, pronto soccorso, denuncia, tanto rumore per nulla. Per il resto, il suo tratto costante è stato quello di trovarsi dove serviva al momento giusto.
Il 12 giugno scorso assurge improvvisamente agli onori delle cronache col lancio in pompa magna di Progetto Civico Italia, acronimizzato in Pci. Che un centro, nato per drenare voti moderati, scelga la sigla che fu del Partito Comunista è nemesi allo stato puro.
Al Palazzo dei Congressi dell’Eur domina il blu marin molto macroniano, roba di lusso, sembra un evento della Fondazione Guido Carli. Ci sono tutti: Schlein, Conte, Magi, Bonelli, Fratoianni. Mancava Goffredo Bettini, indisposto, ringraziato dal palco più di chiunque altro, da Onorato e soprattutto da Conte. Il burattinaio che si assenta rimanendo protagonista assoluto.
A dire il vero manca anche Matteo Renzi, peraltro invitato. C’è chi giura sia stata un’operazione tesa a farlo fuori, e non a caso, poco dopo, gli azionisti del Campo Largo si troveranno per un selfie al Ristorante per discutere della Campagna Elettorale senza estendere l’invito a Renzi, scomodissimo alleato di cui si vorrebbe tanto fare a meno.
Sollecitato in conferenza stampa, Onorato nega di essere centrista, si dichiara “di buon senso”, ma il programma lo tradisce:
– sicurezza da non lasciare a Vannacci;
– irpef giù per gli under 35;
– nessuno parli più di patrimoniale.
Una bordata, quest’ultimo punto, indirizzata alla Schlein, che l’aveva evocata per poi ritirarla poco dopo.
È la piattaforma di un moderato che ha paura della parola moderato. A che e a chi serve un partito che nasce come gamba di un altro corpaccione? Forse serve a chi intende prosciugare, non rappresentare. Il centro vero, quello che vaga interdetto tra Renzi, Calenda, Magi, Marattin, Boldrin vale quasi il 9%. Il Nazareno, per mano di Bettini e forse con la regia di Dario Franceschini, vuole clonarne in vitro una versione mite, addomesticata, civica quanto basta a non spaventare nessuno. Non a caso Onorato archivia il Terzo Polo come “ininfluente” e liquida Pina Picierno come un problema altrui. L’esca non rappresenta il centro ma lo attira per neutralizzarlo. Perfetto perché inoffensivo, meno piacione di Rutelli, l’altro capolavoro bettiniano, costruito con lo stesso stampo. Pure Onorato fabbrica liste civiche di mestiere e, se mai le primarie si faranno, è il nome su cui si potrebbe anche convergere senza rischi. Del resto non è forse nato così (dal nulla) anche Giuseppe Conte? Le coalizioni grandangolari come il Campo Largo si tengono insieme con personaggi irrilevanti ma necessari, un centrino sul tavolo e una civetta sul ciglio della strada. Sempre, comunque, in favore di telecamera, mostrando il lato telegenico.
Giulio Galetti, 1° luglio 2026
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