Politico Quotidiano

Conte e Schlein nel panico elezioni: “Meloni non si dimetta, sarebbe vigliacca”

Il paradosso dei paradossi: mentre il governo avvia un repulisti, l'opposizione teme che crolli tutto. Perché impreparati a governare

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La politica italiana è sempre stata il regno dei paradossi. Uno su tutti: il Paese si è mobilitato contro una riforma della giustizia, con Alta Corte, sorteggio e due Csm, che di fatto chiedevano chi prima chi dopo quasi tutti quelli che vi si sono opposti. E così gli elettori, fomentati da bugie e falsità, hanno finito col bocciare un cambiamento nell’ordinamento giudiziario auspicato pure dagli stessi che si sono schierati al fianco delle toghe. Magie della politica italiana.

Ma quello che ieri Giuseppe Conte è andato a dire a Giovanni Floris a Di Martedì su La7 è ancora più incredibile. Avete presente le dimissioni di Andrea Delmastro e GiusiBartolozzi? Avete presente la richiesta di dimissioni avanzata dal presidente del Consiglio verso DanielaSantanchè? Ecco. Se da una parte l’opposizione ritiene “tardivi” gli adii del sottosegretario e del ministro al Turismo, dall’altra adesso vive nel terrore più totale. Talmente grande che il leader del Movimento Cinque Stelle è arrivato a chiedere espressamente alla sua avversaria, cioè Giorgia Meloni, di restare saldamente a Palazzo Chigi.

Capito? I leader dell’opposizione chiedono a Meloni di restare al governo.  “Sarebbe anche molto vigliacco ovviamente adesso dire essersi vantati della stabilità del governo più longevo e poi ovviamente cercare di anticipare” il voto “per salvare il salvabile”, ha detto il grillino. “Adesso Meloni rimanga lì, prosegua, si assuma la responsabilità politica dei guai che sin qui ha combinato e soprattutto e soprattutto cerchi, dopo quattro anni e zero riforme, di fare qualcosa finalmente per le famiglie e per le imprese, per i cittadini che sono in difficoltà”.

Tutto normale? Sì e no. Il problema è che nel loro cuore M5S e Pd vorrebbero ovviamente andare al voto per cercare di spodestare Giorgia Meloni, sempre che non si possa fare come ai vecchi tempi di andare al governo passando per giochi di palazzo. Il dramma è che non possono permetterselo. Perché non sono pronti. Perché se Mattarella sciogliesse domani le Camere l’opposizione si presenterebbe separata al voto e finirebbe col perdere, di brutto. Per quanto Schlein dica che “in qualunque momento si voterà ci faremo trovare pronti con la coalizione progressista”, la verità è che quel “qualunque momento” non è oggi. E forse neppure domani. Conte si è candidato per le primarie, il Pd è aperturista e anche Avs, ma ritengono che sia prematuro. Prima, sussurrano i dem, bisogna trovare “l’accordo sul programma per l’alternativa”. Il che non è semplice, visto che di unitario al momento hanno presentato solo il salario minimo e un paio di coalizioni in alcune regioni, ma non tutte. Un po’ poco per governare.

Franco Lodige, 25 marzo 2026

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