Politico Quotidiano

Contrordine del Fatto Quotidiano: pecunia non olet

Marco Travaglio si è arreso: Danile Luttazzi, collaboratore del quotidiano, spiega ai lettori che stanno per arrivare gli odiati contributi pubblici

marco travaglio fondi pubblici Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
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Ci sono voluti diciotto anni e centoventiquattro giorni ma alla fine Marco Travaglio si è arreso e mette le mani avanti facendo annunciare a un suo collaboratore, Daniele Luttazzi, che il Fatto Quotidiano sta per accedere allo stramaledetto finanziamento pubblico. Già, perché la purezza economica era uno dei comandamenti fondanti del quotidiano al punto da essere stampato in evidenza fin dal primo giorno nella testata: “Il Fatto Quotidiano non riceve alcun finanziamento pubblico”.

Non ricordo chi disse che il Fatto è l’unico quotidiano che ha scritto nel logo una fake news in quanto già da anni, se non da sempre, il quotidiano riceve contributi come tutti i giornali sotto forma di tariffe postali agevolate. Ma oggi, stante la crisi dell’editoria, Travaglio è pronto ad andare anche oltre: “La nostra società editrice – scrive Luttazzi sul numero in edicola – ha chiesto di accedere ai contributi nel caso che i conti non dovessero migliorare”. Segue una lunga supercazzola per spiegare l’ovvio: “Non c’è nessuna virtù nel rinunciare a ciò a cui si ha diritto”.

Bene, bravi, benvenuti nel mondo reale, quello in cui – tanto per capirci – non è che “una persona assolta è un colpevole che l’ha fatta franca”, teorema caro al pm Piercamillo Davigo che il Fatto  ha elevato a regola morale e giornalistica. Percepire contributi pubblici non è né da furbi né da ladri, è una opportunità importante per garantire il pluralismo e la libertà dell’informazione. Chi in passato lo ha fatto è stato messo all’indice dalla banda del Fatto come mascalzone, e chi denunciava il “vergognoso sperpero di soldi pubblici”, Beppe Grillo in primis, per eroe.

Lunga vita al Fatto Quotidiano, anche se le sue tante bugie e ipocrisie hanno le gambe corte. Alla bisogna “pecunia non olet” vale anche nel quartier  generale del giacobinismo mediatico. 

Alessandro Sallusti, 9 maggio 2026

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