Politico Quotidiano

Cosa c’è dietro il pranzo tra Conte e l’uomo di Trump

Accusa gli Usa di "bullismo", poi incontra l’emissario del presidente: tra dichiarazioni e realtà "Giuseppi" tiene aperti tutti i canali

Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Certe storie politiche sembrano fatte apposta per ricordarci quanto contino più i retroscena delle dichiarazioni ufficiali. E quella che riguarda Giuseppe Conte e l’universo trumpiano è una di queste. Per capirla bisogna tornare al 2019, quando Donald Trump, con uno dei suoi celebri tweet, si augurava che “il rispettatissimo primo ministro della repubblica italiana, Giuseppi Conte”, restasse al suo posto. “Giuseppi”, scritto proprio così, è rimasto come un’etichetta difficile da togliere. Ma al di là dell’ironia quel passaggio raccontava un rapporto tutt’altro che freddo: lo stesso Trump sottolineava che Conte “collabora efficacemente con gli Stati Uniti”. Insomma, non proprio l’antiamericano che oggi prova a incarnare.

E veniamo all’oggi. Ieri, nel centro di Roma, al ristorante Sanlorenzo, è andato in scena un pranzo che definire casuale sarebbe un po’ ingenuo. Come documentato da Libero, Conte si è incontrato con Paolo Zampolli, figura tutt’altro che marginale nell’orbita trumpiana. Milanese di nascita, uomo d’affari negli Stati Uniti, Zampolli è uno che con Trump ha un rapporto diretto e consolidato. Il pranzo si è svolto in sale riservate, lontano da occhi indiscreti ma non abbastanza da evitare che la notizia emergesse. “Però sei mio ospite”, avrebbe detto Zampolli mentre accompagnava Conte al piano inferiore: una frase semplice, certo, ma che fotografa bene il tono dell’incontro.

Il punto è il contesto. Perché mentre Conte pranza con un uomo vicino a Trump, il Movimento 5 Stelle continua ad attaccare duramente gli Stati Uniti, accusandoli di usare le basi italiane come fossero cosa loro, con la complicità del governo Giorgia Meloni. E lo stesso Conte, solo pochi giorni fa, aveva parlato di “atti di bullismo di Trump” e di una gestione della crisi con l’Iran in cui il presidente americano “si è dannatamente incartato, non sa come uscirne, è un fallimento”. Parole pesanti, che rendono il pranzo romano ancora più interessante.

Ufficialmente, però, tutto molto leggero. Lo racconta lo stesso Zampolli con toni quasi da rimpatriata tra vecchi amici: “Con Conte siamo amici da tempo, quindi ci siamo visti ed è stato un incontro ‘very easy’, tra l’altro abbiamo mangiato molto bene, il menù era a base di pesce…”. E ancora: “Non ci vedevamo da un paio di anni, ma ogni tanto ci sentiamo – dice l’imprenditore – e il nostro non era un incontro che fa parte della mia missione”. Fino alla battuta finale, non proprio casuale: “Fa sempre piacere poi vedere chi è stato premier, vorrei dire che è un un piacere vedere ‘Giuseppi'”. Zampolli prova anche a smontare ogni sospetto politico: “Il mio ruolo -precisa- non è politico, delle cose politiche si occupa l’ambasciatore Fertitta”. E sulla guerra aggiunge: “Guardi -risponde- anche Trump pensa che la guerra deve finire”. Poi la chiusura che sa tanto di messaggio recapitato: “Conte mi ha chiesto di salutargli il presidente Trump e io lo farò al più presto…”.

Conte, dal canto suo, non ha lasciato correre. Anzi, ha risposto con un lungo post su Facebook e con una lettera al direttore di Libero per respingere “illazioni e fantasmagoriche teorie”. La linea è chiara: nessun mistero, nessuna trattativa nascosta. L’incontro, spiega, è stato richiesto formalmente da Zampolli e si è svolto in un luogo pubblico, proprio per evitare equivoci. E scrive: “L’incontro non ha avuto nessuna aura di segretezza. È avvenuto su precisa richiesta del signor Zampolli, avanzata con lettera formale nella quale ha esibito le sue credenziali di ‘Special Envoy of the President Trump for global partnerships’. Quale leader di un partito di opposizione ho ritenuto di accettare l’invito a questo incontro e non avendo segreti di sorta ho preferito io stesso che avvenisse in un luogo pubblico, in un ristorante del centro di Roma. Al ristorante era presente un suo giornalista. Mi spiace, non l’ho riconosciuto altrimenti l’avrei educatamente salutato”.

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Poi entra nel merito e qui il tono cambia: “Quanto al merito dell’incontro non so se il suo giornalista ha potuto ascoltare sprazzi della nostra conversazione. Se lo avesse fatto -prosegue l’ex premier- lui si sarebbe fatto una cultura sulla legalità internazionale e lei si sarebbe risparmiato di scrivere sciocchezze. Anche al signor Zampolli ho esposto le mie posizioni e del M5S in politica estera. Quindi nessun cambiamento di posizione. Anzi. Massima chiarezza: ho incaricato il signor Zampolli di riferire al presidente Trump da parte mia che considero questi attacchi all’Iran completamente contrari al diritto internazionale, per cui vanno fermamente condannati e -per quanto sta in me- non potranno mai avere il sostegno dell’Italia. Ho detto che mi batterò perché le nostre basi non siano messe a disposizione non solo dei bombardieri americani di passaggio ma anche per qualsiasi attività logistica di sostegno a questi attacchi illegali. Se preferisce avere qualche dettaglio in più le aggiungo che gli ho esposto la mia convinzione che questa guerra vada immediatamente terminata, anche perché costituisce un completo fallimento in quanto non c’è alcun chiaro obiettivo che possa essere raggiunto”.

Tutto chiarito, dunque? Non proprio. Perché al netto delle spiegazioni ufficiali, resta una domanda politica che pesa più di ogni dettaglio: perché incontrarsi proprio adesso? Perché un leader che attacca Trump pubblicamente mantiene aperto un canale diretto con uno dei suoi uomini? In politica, soprattutto quella internazionale, i rapporti non si tagliano mai davvero: si modulano, si raccontano, si mascherano. E infatti il vero punto non è il pranzo, né il menù di pesce, né le salette riservate. Il punto è che Conte continua a muoversi su due piani: quello della comunicazione, dove serve marcare le distanze, e quello delle relazioni, dove invece conviene tenerle aperte. Il problema, semmai, sarà capire come questa doppia linea verrà digerita dai suoi alleati

Franco Lodige, 1 aprile 2026

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