Politico Quotidiano

Crosetto a Dubai, il ministro spiega: “Ho sbagliato. Ecco perché sono rimasto lì”

Il titolare della Difesa in Commissione: "Avrò sbagliato come ministro e chiedo scusa, ma c'erano i miei due figli". La valutazione prima di partire "non l'ho fatta da solo"

Guido Crosetto Guido Crosetto
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L’audizione davanti alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato si trasforma subito in un confronto politico acceso, con tanto di lite in diretta tra Antonio Tajani e Giuseppe Conte. Al centro non c’è soltanto l’escalation in Iran e le operazioni militari “Epic Fule” e “Roaring Lion”, ma la presenza del ministro della Difesa Guido Crosetto a Dubai nei giorni iniziali dell’attacco.

La spiegazione di Crosetto

Ad attaccarlo è il leader del M5s Giuseppe Conte, che contesta le diverse versioni fornite sulla trasferta negli Emirati: viaggio privato, poi istituzionale, poi permanenza legata alla sicurezza familiare. «Noi non possiamo sentirci tutelati da questo governo», afferma il leader del M5S. Crosetto sceglie la linea della trasparenza e dell’assunzione di responsabilità. «L’ho reso pubblico io che sono andato a Dubai e rimanere bloccato è stata una mia scelta. Ma ho scelto di restare a Dubai, avrò sbagliato come ministro e chiedo scusa, perché avevo i miei due figli e volevo stare lì». Parole che segnano il passaggio più delicato dell’informativa. Il ministro ricostruisce la sequenza: «Ero a Dubai perché avevo deciso di concedermi un periodo di vacanza. Potevo scegliere di partire in maniera istituzionale e poi ricollegarmi alla mia famiglia o partire con loro». E ancora: «Sarei potuto partire subito, ma sono rimasto nel bunker con gli altri italiani». Una decisione che rivendica sul piano umano, pur ammettendone la possibile inopportunità politica: «Forse dovevo abbandonare là i miei figli e tornare in Italia, ma sono rimasto. Questa è la parte privata che mi dispiace dover rendere pubblica». Crosetto respinge però l’idea di una sottovalutazione del rischio. «La valutazione prima di partire l’ho fatta? Sì, e non da solo». E precisa un punto centrale: «Non è che non siamo stati informati come Italia, nessun Paese europeo era stato informato se non quando gli aerei erano già in volo». Un elemento che, secondo il ministro, ridimensiona le accuse di leggerezza.

Tajani: “Attacco non previsto”

A confermarlo anche il collega Tajani. Quando il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar “mi ha chiamato la mattina presto di sabato per annunciarmi che erano decollati gli aerei”, “mi ha detto che si è trattato di un accordo politico e militare fra Usa e Israele“. Certo: “Erano giorni e giorni che si parlava di ipotetici attacchi, tant’è che noi abbiamo ridotto drasticamente la presenza di personale nella nostra ambasciata a Teheran”. Però “non era prevedibile” quando si sarebbe verificato l’attacco, “perché era stata annunciata la visita di Rubio, il segretario di Stato americano, lunedì in Israele”. Tajani alla Commissione spiega che “la telefonata che ho avuto da Saar non è stata solo una telefonata di comunicazione, mi ha spiegato anche qual è il loro disegno e obiettivo: mi ha detto che l’obiettivo era quello di impedire che l’Iran avesse la bomba atomica, che l’obiettivo era distruggere le rampe di lancio dei missili e ridurre la produzione di missili a lungo raggio da parte dell’Iran e colpire il nucleare”. Non è escluso, ovviamente, il regime change. Se dovesse capitare.

Lo scenario

Nel merito della crisi, il titolare della Difesa parla di uno scenario «di elevata ampiezza», con operazioni pianificate per colpire «nodi chiave iraniani sul centro comando, sui sistemi aerei e sui programmi missilistici ritenuti una minaccia imminente». Sul piano operativo, dice Crosetto, «abbiamo alleggerito la presenza di tutto il personale» e rivisto i piani di «sicurezza» ed «evacuazione»: ad oggi, riferisce, si registrano «solo danni materiali limitati».  Crosetto allarga poi lo sguardo alle conseguenze strategiche. «Dallo stretto di Hormuz passa il 20% del petrolio mondiale», ricorda, avvertendo che anche una riduzione parziale dei flussi può generare effetti immediati su prezzi, assicurazioni e costi di trasporto, con rincari fino al 30-40%. E lancia un allarme sul fronte tecnologico: «Un attacco simile, con i droni, cosa farebbe in Italia? Su quegli attacchi siamo indietro». La guerra, osserva, «è cambiata completamente negli ultimi due anni».

 

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