Tensione alle stelle in Commissione Esteri al Senato nel pieno della crisi mediorientale seguita all’attacco di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Protagonisti dello scontro il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il leader del M5S Giuseppe Conte. Durante la replica del titolare della Farnesina, la discussione si è accesa sul tema delle informazioni preventive agli alleati europei. Conte aveva chiesto chiarimenti sul coinvolgimento della Germania. Tajani ha risposto che l’Italia, al pari di tedeschi e polacchi, sarebbe stata informata quando l’operazione era già in corso, respingendo così l’idea di un’esclusione selettiva di Roma.
Da lì il confronto ha assunto toni personali. Il ministro ha rivendicato la correttezza dei rapporti con Washington, punzecchiando l’ex premier con un riferimento al soprannome “Giuseppi” attribuitogli in passato da Donald Trump. Tajani ha negato qualsiasi atteggiamento subalterno verso gli alleati e ha respinto al mittente le accuse di sudditanza, trasformando il botta e risposta in un duello politico a viso aperto. “A me Trump non mi ha mai chiamato Tony, a lei la chiamava Giuseppi, quindi un rapporto di amicizia lo avrà lei – ha detto Tajani replicando all’ex premier che lo aveva criticato poco prima per il cappellino Maga durante la riunione del Board of Peace -. Il cappellino era un regalo e io non sono stato mai in ginocchio né da Merkel né da Trump come ha fatto lei. E non mi vergogno di niente”.
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Conte sui social aveva infatti scritto: “A Chigi hanno da fare con la legge elettorale per prendere i pieni poteri e la riforma per evitare inchieste sgradite sui politici. Nel frattempo la pressione fiscale esplode oltre il 43% (record degli ultimi 20 anni, dopo il Governo Monti) e stamattina ci svegliamo con rialzi dei prezzi su petrolio e gas che daranno un’altra mazzata a cittadini e imprese, grazie alle azioni unilaterali di Stati Uniti e Israele per cui a Meloni non hanno fatto nemmeno uno squillo. Si erano presentati come un governo centrale, con un rapporto speciale con gli alleati, invece cadono dal pero e non riescono nemmeno a garantire gli interessi e la sicurezza del Paese. Lo dicono i fatti: un Ministro della Difesa per giorni bloccato a Dubai con missili e droni sulla testa come un inconsapevole turista, il Ministro degli Esteri col cappellino di Trump in mano che non sapeva nemmeno che un membro del Governo fosse in uno scenario di guerra, una premier Meloni sparita dopo i video su Pucci e le fake news sul referendum. Intanto il conto di una lunga catena di scelte sbagliate è a carico degli italiani”. Un discorso, simile nei concetti, ribadito anche in Commissione.
Durante la riunione le parole si sono fatte sempre più taglienti, fino a rendere necessario l’intervento della presidente della Commissione, Stefania Craxi, che ha sospeso temporaneamente la seduta per riportare la calma. In replica, Conte ha aggiunto: “Signor ministro, non è una questione personale: quando lei si offende e dice che Trump non l’ha mai chiamato Tony, il problema è politico, ed è che non vi chiama proprio se non per firmare accordi su accordi insostenibili e per darvi un cappello”. Dopo la pausa, i lavori sono ripresi in un clima più disteso, ma lo strappo politico resta evidente. Sullo sfondo, la guerra in Medio Oriente e il delicato equilibrio tra alleanze atlantiche e ruolo dell’Italia nello scacchiere internazionale.
Intanto nel corso dell’audizione, sia Tajani che Crosetto hanno risposto a molte delle domande che sono state poste loro. Per quanto riguarda la situazione dei cittadini italiani che si trovano nell’area del conflitto, ha spiegato il ministro degli Esteri, “non possiamo organizzare l’evacuazione di 70mila italiani”, “i numeri sono talmente alti che è difficile potere risolvere i problemi di tutti”, ma “tutti quelli che vogliono partire li aiutiamo” e “credo che nel giro di qualche giorno la situazione sarà decongestionata, soprattutto se si riaprono gli aeroporti di Dubai e Abu Dhabi”. Il leader di Forza Italia ha ribadito che “la linea dell’Italia è quella dell’Unione europea” e “non siamo affatto isolati”. “L’operazione condotta da Stati Uniti e Israele potrebbe segnare un punto di svolta per gli equilibri regionali e, speriamo, aprire la strada a un nuovo Medioriente di pace, sviluppo e crescita. Uno scenario in cui i molti conflitti che affliggono la regione, fra cui quello israelo-palestinese, possano trovare una soluzione equilibrata e pacifica – ha aggiunto – L’obiettivo dell’azione in corso è l’eliminazione del rischio nucleare e missilistico rappresentato dal regime di Teheran. Una minaccia esistenziale, come hanno dimostrato anche i fatti di questi ultimi giorni, per la sicurezza non solo di tutta la regione, ma anche dell’Europa. Nessuno sarebbe al riparo da un Iran dotato di missili oltre che dell’arma atomica”.
Crosetto invece si è difeso da chi lo attaccava per il suo viaggio a Dubai dalla famiglia, viaggio che di fatto lo ha bloccato lì dopo l’attacco americano all’Iran. “Nessuno era stato informato, ho anche spiegato il perché l’obiettivo era talmente segreto per cui sono partiti senza dirlo a nessuno, solo una volta individuato si è partiti”, ha spiegato, “l’idea di quanto questa guerra non fosse prevista così a breve termine la dà il fatto che per lunedì era prevista la visita di Marco Rubio in Israele”. E ancora: “La valutazione prima di partire l’ho fatta? Sì, e non da solo. Non è che non siamo stati informati come Italia, nessun Paese europeo era stato informato se non quando gli aerei erano già in volo”. Il ministro dice di aver scelto di restare: “Avrò sbagliato come ministro e chiedo scusa, ma lì c’erano i miei figli e sono dopo averli accompagnati a Mascate, sono rientrato”. Crosetto ha spiegato: “Ero a Dubai perché avevo deciso di concedermi un periodo di vacanza – ha raccontato – e potevo scegliere di partire in maniera istituzionale e poi ricollegarmi alla mia famiglia o partire con loro. Sarei potuto partire subito, ma sono rimasto nel bunker con gli altri italiani. C’erano i miei figli, io ho fatto questa valutazione: forse dovevo abbandonare là i miei figli e tornare in Italia, ma sono rimasto”.
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