L’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran e la conseguente fuga delle petroliere dallo Stretto di Hormuz rimettono al centro la fragilità delle rotte energetiche globali. Da lì transita circa un quinto del petrolio mondiale e una quota decisiva di gas naturale liquefatto, compreso quello del Qatar.
Il risultato è immediato: WTI in rialzo di oltre il 7% a quota 72 dollari, Brent in salita di più dell’8% verso i 79 dollari. Solo pochi giorni fa i contratti viaggiavano rispettivamente a 66,6 e 72,5 dollari. L’annuncio dell’aumento produttivo da parte dell’OPEC+, pari a 206 mila barili al giorno ad aprile, non basta a rassicurare i mercati: se il greggio non passa, l’offerta aggiuntiva resta sulla carta.
Ancora più violento il movimento sul gas: sul TTF di Amsterdam il future di riferimento balza fino a +22% a circa 39 euro al megawattora, tornando sui massimi da febbraio 2025. È il premio al rischio geopolitico che si scarica direttamente sui listini.
Navi ferme, rotte deviate, costi in aumento
Nello stretto sarebbero rimaste ferme almeno 150 navi cariche di petrolio e Gnl. La guerra contro l’Iran rischia di creare una tempesta perfetta in grado di destabilizzare l’economia mondiale. Due petroliere sarebbero state colpite da proiettili con incendi a bordo.
I grandi gruppi dello shipping reagiscono in fretta. MSC sospende le prenotazioni per il Medio Oriente, mentre CMA CGM e Hapag-Lloyd adottano misure analoghe. Quando si inceppa uno snodo strategico, la logistica globale rallenta e i costi si moltiplicano lungo tutta la filiera.
Carburanti e bollette: l’allarme del Codacons
Le prime conseguenze si vedono già alla pompa. Il diesel self service sale a 1,728 euro al litro, il servito a 1,865 euro, sui livelli più alti da fine febbraio 2025. Ma per Codacons “è solo l’inizio”: gli aumenti non riflettono ancora il balzo pieno delle quotazioni successive all’attacco.
L’associazione avverte che “i pericoli riguardano anche le bollette energetiche degli italiani”. Il TTF segna “un andamento che potrebbe presto essere trasferito sulle tariffe praticate in bolletta a famiglie e imprese, con un incremento generalizzato della spesa sia per il gas che per l’energia elettrica”. In altre parole, carburanti più cari oggi, bollette più pesanti domani, con effetti a catena sui prezzi dei beni trasportati.
L’effetto più immediato per i cittadini è quello visibile sui cartelloni dei distributori. Il diesel self service sale a 1,728 euro al litro e il servito a 1,865 euro, sui livelli più alti da fine febbraio 2025.
Il peso delle accise
A rendere più amaro il conto c’è la componente fiscale. Il gasolio continua inoltre a restare stabilmente sopra la benzina, anche per effetto dell’allineamento delle accise scattato dal 1° gennaio. Il prelievo suj benzina e gasolio è stato uniformato a 672,90 euro per mille litri. L’effetto è di 2,78 euro in più su un pieno da 50 litri.
Il gettito derivante da accise e imposte di consumo nel 2025 si avvicina ai 45 miliardi di euro. Le accise sui prodotti energetici rappresentano oltre la metà delle entrate di settore. Questo significa che ogni rialzo delle quotazioni internazionali viene amplificato dal meccanismo fiscale, con l’Iva applicata anche su una base che include le stesse accise. Il risultato è una pressione che si accumula direttamente su famiglie e imprese.
Borse europee in rosso, vola l’oro
La tensione si riflette subito sui mercati finanziari. L’indice Stoxx 600 perde l’1,5%, con Madrid a -2,6%, Milano a -2,1%, Francoforte a -1,7%, Parigi a -1,6% e Londra a -0,9%. Soffrono lusso, auto, banche e turismo, mentre energia e difesa si muovono in controtendenza grazie al rally del greggio.
Il settore energetico guadagna oltre il 3%, sostenuto dal balzo del petrolio. Si allarga lo spread tra Btp e Bund a 64 punti base, con il decennale italiano al 3,30% e il tedesco al 2,66%. Gli investitori cercano rifugio nell’oro, che sale di oltre il 4% superando i 5.390 dollari l’oncia. Il dollaro si rafforza, mentre l’euro scende a 1,1737.
Il messaggio dei mercati è chiaro: quando si chiude un’arteria strategica come Hormuz, il costo dell’instabilità si trasmette in tempo reale all’economia reale. E a pagare il conto, ancora una volta, rischiano di essere consumatori e imprese.
Enrico Foscarini, 2 marzo 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


