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Cupa Greta, triste Greta, solitaria Greta

Thunberg, dalla gloria globale al tramonto mediatico: lascia la Svezia e dormirà "sul pavimento delle cucine degli amici"

Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
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Avrà anche fatto i soldini, sarà pure una “figura globale” (bella figura, davvero…), ma non dev’essere poi così fatata la vita di Greta Thunberg, la mattainculo (termine psichico romanesco) che sussurrava ai potenti: “Mi avete tolto il futuro, come osate?”.

E i potenti, pieni di rimorso, la invitavano, la insignivano, la sponsorizzavano: per tutto il resto c’era Soros, sempre lui. Siccome il mondo doveva finire domani ma non finiva mai, la nostra meteorologa, ma soprattutto meteopatica, di fronte alle clamorose sconfessioni dei suoi vaticinii (a proposito: è chiaramente l’aprile più torrido e siccitoso di tutti i tempi, dopo il marzo più rovente e arido di tutti i tempi, al termine dell’inverno più essiccato e incandescente di tutti i tempi: fidati degli esperti, Tozzi & Mercalli non sbagliano, Greta aveva ragione), la nostra ex bambina prodigio, si fa per dire, ha dovuto riciclarsi prima come sessuologa, ipse dixit, quindi come dietologa, tuttologa, infine, fatalmente, attivista palestinese: da “come osate” a “viva Hamas” è un attimo.

E quindi la qualunque per restare nel cerchio della vanità: provocazioni, stamburate, strambate, flottille, fermi di polizia organizzati – “aspettate un attimo che arrivano i giornalisti”, le manine fintamente ammanettate dietro la schiena, una roba penosa che comprensibilmente è finita sempre più sui coglioni del mondo: a questo punto, Greta la matta scopre, o afferma, che nella natìa Svezia non si sente più al sicuro e vorrebbe espatriare.

Già, ma dove? È fondato il sospetto che non la sopportino a nessuna latitudine. Lei ha trovato la soluzione, logica e sensata come sempre: “Il mio piano è di vivere da uno zaino e dormire sul pavimento delle cucine di amici”.

Poi uno dice non è fuori di testa. No, infatti: di più. Perché in cucina, poi? Così apre il frigo? Ma quali amici, scusasse, accetterebbero di farla vivere come un cane domestico? Non per il cane, proprio perché è lei: sicura di avere un amico a questo mondo? Sicura di esistere, che non è una proiezione dell’intelligenza artificiale, più che altro artificiale? E insomma Gretina cresciutina non sa dove andare: ha provato a Gaza, eventualmente accompagnata da Francy Albanese? Biglietto di sola andata, mi raccomando.

Il curriculum della nostra, ma più che altro vostra, attivista globale totale è da (n)europarlamento immediato: “A 15 anni iniziò a saltare la scuola per sedersi davanti al Parlamento a Stoccolma chiedendo ai politici di agire per contrastare il cambiamento climatico”. I politici passavano ridendo, qualcuno lasciava una moneta, ma Greta, sapientemente orientata dai genitori, aveva un piano B, C, E e, una volta agganciata l’élite, è esplosa.

Time la definiva una delle persone più influenti al mondo, e difatti il mondo va a scatafascio, minacciato da tanti folli, qualcuno dei quali si crede Gesù e manda a fanculo il suo rappresentante sulla terra; d’altra parte, se gli umani impazzivano, il clima restava grossomodo stabile, le oscillazioni, i cambiamenti climatici di Greta se ne impipavano, i potenti pure ma intanto la usavano e lei usava loro. “Maledetti, come osate?”.

Di tanta speme questo oggi le resta: studia, a distanza, in lockdown, che nel suo caso non è una cattiva idea, per diventare infermiera, ossia la professione necessariamente più concreta, dove il contatto umano, fisico, reale è necessario, lei lo apprende da remoto, come un videogioco. Poi uno dice non è fuori di testa. Del resto, scusate, chi è che accetterebbe di farsi curare da Greta? Non lo so: Freddy Krueger? E vuol dormire sul pavimento nelle cucine di amici. Poi uno dice non è fuori di testa.

Ovviamente non c’è niente di vero, è l’ennesima thunbergata per lanciare un prodotto, nello specifico un docufilm che andrà molto bene tra i fuoriditesta, “in quanto racconta” spiega la protagonista, ma anche comparsa, ma anche regista di ispirazione felliniana, ma anche produttrice, ma anche pupazza, “come siamo passati dall’essere sostenuti dalla società all’essere bollati come terroristi”.

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Ma tu sei una terrorista, l’hai dimenticato? O almeno filoterrorista, daimò. “Ora è più facile liquidare le nostre opinioni come se fossimo dei pazzi cui non vale la pena dare ascolto”. Ma tu sei pazza, l’hai dimenticato? Sul tuo disagio hai costruito il personaggio, nessuno ti poteva giudicare se no era psico-shaming (bella paraculata).

E già che parli di te in prima persona plurale, come il Re Sole, non depone a tuo vantaggio. Se poi il mondo ha scoperto che non valeva la pena “darvi” ascolto, ebbene questo capita, prima o poi capita quando il mondo rinsavisce, cioè scopre che non gli conviene assecondarti oltre: vedi alla voce automotive, o energie alternative, o quel che ti pare: ad ascoltare Greta e i suoi seguaci, allora sì che il pianeta finiva, subito.

La storia della capricciosa mocciosa, cresciuta ma mai davvero, è quella di una che le ha sbagliate tutte ma proprio tutte, ha diffuso falsità, presunzione, egocentrismo, terrorismo prima ambientale, poi sociale, poi specifico, vero e proprio, con le sue svalvolate in favore di qualsiasi movimento stragista, dittatoriale e sanguinario sulla faccia della terra, da Hamas ai pasdaran ai regimi sudamericani; fino a ridursi a fingere di frequentare, da casa, quella scuola mai bazzicata davvero (le diedero il diplomino per levarsela dalle palle), l’Università di Uppsala, la stessa citata in Amici miei atto III, la laureò ad honorem, neppure lei seppe per cosa, ma sulla base di una malintesa fama, tipo quando danno l’honoris causa a Vasco Rossi, Valentino Rossi o Wanna Marchi).

Il film autobiografico e autoindotto si chiama “Gli scioperanti”, pensa te, non è chiaro se in un cameo affiori pure Landini ma insomma la sbobba è quella: fancazzismo lucrativo a concentrazioni tossiche di fanatismo. Comunque vada, sarà un cesso nel senso che ormai questa pagliacciata dei Friday for Future si è estenuata come petrolio esausto; solo che, a differenza di quello, Greta non può più essere riciclata in alcun modo, manco nelle cucce delle cucine degli amici del mondo.

Succede quando ce la si tira oltre misura, ci si crede ciò che non si può essere e non ci si accorge di cadere nel ridicolo, tipo i tipi del Fatto Quotidiano. Giusta la regola: follower non fanno autorevolezza, audience non fa reputazione.

Cupa Greta, triste Greta, bieca Greta solitaria: da sociopatica in uscita a sociopatizzata in entrata, nessuno la vuol più in circolazione: zaino in spalla e pedalare. Perché non è proprio che è lei a non volere la Svezia: è la Svezia che, finalmente rinsavita, insieme ai troppi balordi accolti in 30 anni per farsene devastare, a questo punto.

Max del Papa, 14 aprile 2026

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