Francesca Albanese, la relatrice speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nei Territori palestinesi occupati continua il suo tour in salsa attivista. Stavolta tappa a Tunisi, dove è stata la protagonista delle iniziative legate alla Global Sumud Flotilla, la carovana navale pronta a salpare verso Gaza con l’obiettivo (dichiarato) di rompere il blocco israeliano. Una missione pacifica, ci mancherebbe, con tutti gli ingredienti del copione: solidarietà, indignazione e tanto spirito di resistenza. Ma ecco la scenetta che commuove tutti i salottini pro Pal: il tenero abbraccio con Greta Thunberg, un tempo paladina degli ambientalisti e oggi punto di riferimenti anti-Israele. Un video diventato virale, la santa alleanza dell’attivismo che non può che spaventare chi ha del buonsenso.
Non paga delle prime fila tra gli attivisti, Albanese ha fatto anche una visita ufficiale alla sede centrale dell’Ugtt, il potentissimo sindacato tunisino, roba che in Tunisia pesa quasi più del Parlamento. A riceverla con tutti gli onori è stato il segretario generale Noureddine Taboubi. Lì, nel cuore della piazza Mohamed Ali, la relatrice ha parlato agli attivisti della Flotilla, elogiandoli come “un esempio di umanità”, rilanciando l’appello ai famosi corridoi umanitari e invocando un impegno internazionale per fermare “le violazioni contro i civili palestinesi”. Roba già sentita, ma detta col giusto pathos.
Poi il colpo di teatro. L’Ugtt, visibilmente colpita dalle parole della relatrice, ha annunciato la candidatura di Francesca Albanese al Premio Nobel per la Pace. Sì, proprio il Nobel. Lo scrive il sindacato sui suoi canali ufficiali, con orgoglio. Insomma: non solo relatrice Onu, ma anche potenziale erede di Mandela e Malala. E non finisce qui. Perché nel frattempo, a Tunisi, le acque si agitano — letteralmente. Durante una conferenza stampa con i membri della Flotilla, la stessa Albanese ha commentato il presunto attacco notturno all’imbarcazione Family, ancorata al largo di Sidi Bou Said. Chi sia stato non si sa, ma secondo lei, “non saremmo sorpresi se fosse stato Israele”. E se fosse vero, aggiunge, “si tratta di un attacco alla sovranità tunisina”. Una dichiarazione non proprio diplomatica, riportata da Sky News, che suona più come un’accusa preventiva che come un’analisi oggettiva.
Poi il discorso motivazionale agli attivisti, stile comandante prima della battaglia: “È stata una notte molto tesa per tutti voi. E voglio davvero incoraggiarvi a mantenere la calma e la disciplina in ogni momento, a ogni passo, a ogni cambiamento del vento. Una volta che entrate in questa missione non appartenete più solo a voi stessi”. E ancora: “Dal momento in cui vi fate avanti, servite una causa di diritti umani”, ha detto, auspicando che “la tensione di ieri notte non rallenti la missione, non ne alteri la determinazione e che si possa proseguire nello spirito della Sumud: pacifico, fermo e determinato a raggiungere Gaza e a mettere fine all’assedio”.
Insomma, Albanese leader, la Flotilla come una carovana per i diritti umani e il Nobel ormai lì, a portata di mano. Il tutto condito da dichiarazioni che sembrano più slogan da comizio che rapporti da relatrice Onu. Ma del resto, nel grande teatro della politica internazionale, certe scene fanno sempre la loro figura. Anche se il confine tra diplomazia e militanza a volte sembra davvero troppo sottile.
Franco Lodige, 9 settembre 2025
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