Politico Quotidiano

Di male in peggio: oscurato dal web il video-bufala di Barbero

Lo storico si spende per il no, ma piglia fischi per fiaschi. I famigerati fact checker indagano e lui fa una figuraccia

barbero video riforma
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Chi segue questi nostri siti sa che ce ne guardiamo bene dal dare troppo credito ai famosi fact checker. Il motivo è semplice: sosteniamo da tempo che assegnare a certuni il diritto di decidere cosa sia lecito dire e cosa no, bollando come “bufala” un’affermazione e soprattutto un’opinione, sia molto pericoloso. Soprattutto per le libertà personali. Noi siamo stati più volte oggetto dei censori del web e preferiamo dibattere, anche animatamente, piuttosto che oscurare.

Però oggi sghignazziamo all’idea che adesso l’arma si sia rivolta contro quelli che vengono considerati “i buoni”, quelli bravi, i presentabili. I Professoroni. Avete presente Alessandro Barbero, lo storico e divulgatore, che nei giorni scorsi ha espresso in un video i motivi del No alla riforma della giustizia? Bene. Noi vi avevamo spiegato dettagliatamente qui perché la sua opinione si basasse su presupposti farlocchi, mancando nella riforma ciò di cui il prof blaterava. E qui il direttore Alessandro Sallusti ha ricordato ai tanti vip, Barbero incluso, che di solito schierare volti noti nelle battaglie elettorali non porta bene. Kamala Harris insegna. Il fatto è che su Facebook il video dello storico è stato rimosso perché “alcuni fact checker” hanno appurato che conteneva “false informazioni”.

A certificare i marchiani errori sono stati quelli di Open. Sintetizziamo: “Attraverso il video di Alessandro Barbero sul Referendum Giustizia, nel quale lo storico dichiara di votare “No”, si potrebbe pensare che una vittoria del “Sì” comporterebbe un aumento del potere del Governo sulla magistratura, fino a evocare scenari autoritari e un ritorno a un modello fascista. Di fatto, il video contiene affermazioni che risultano fuorvianti”. Sempre sinteticamente, dicono a Open che”Barbero sbaglia nel dire che il Governo scelga i membri laici del CSM” perché “è il Parlamento a votare gli elenchi, dai quali i membri vengono poi sorteggiati”. Inoltre “la riforma non cambia la composizione del CSM, che continuerà ad essere composto per due terzi da magistrati e per un terzo da membri laici”. Senza contare che “nessuna norma consente all’esecutivo (Governo) di dare ordini o sanzionare i magistrati”. E infine: “l’Alta Corte disciplinare non è ‘sopra’ il CSM, ma ha competenze distinte”.

Niente che non si sapesse già. E in fondo Barbero non è mica l’unico che batte il farlocco chiodo del “governo che vuole sottomettere i magistrati”: il fronte del No, incapace di trovare altre motivazioni per boicottare la riforma, ha dovuto partorire una figura retorica dell’irrealtà nella speranza che gli elettori siano così tanto allocchi da cascarci.

Detto questo, siamo solidali con Barbero. E non perché ci stia simpatico, ma perché siamo convinti che censurare lo storico, visto il livello dei suoi ragionamenti a favore del No, non faccia altro che indebolire la battaglia per il Sì. Per fortuna nel grande mare di internet il video è ancora reperibile e solo alcune pagine lo hanno “colpito”. Certi personaggi meglio lasciarli parlare che silenziarli: portano voti al mulino dei loro avversari.

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