Sull’immigrazione vale ormai una regola piuttosto semplice: basta che compaia una difficoltà, vera o presunta, e l’opposizione prova immediatamente a trasformarla nel fallimento definitivo del governo. Stavolta il copione riguarda i cosiddetti dublinanti, cioè i migranti che altri Stati europei intendono trasferire nel Paese di primo ingresso. La tesi agitata da sinistra è che la sospensione dei controlli Schengen con la Spagna si sarebbe trasformata in un boomerang per l’Italia. Peccato che, a sentire il Viminale, le due questioni non c’entrino praticamente nulla.
Matteo Piantedosi lo dice senza troppi giri di parole: “La reintroduzione dei controlli alla frontiera con la Spagna non ha alcuna attinenza con i possibili preannunciati rientri dei ‘Dublinanti’ in Italia. Sono questioni completamente distinte. Si può sostenere il contrario solo per strumentalizzare e fare un po’ di propaganda”. E soprattutto ci sono i numeri, che spesso hanno il brutto vizio di rovinare le narrazioni politiche più suggestive. “Alcuni esponenti della nostra opposizione, pur di immaginare qualcosa che vada contro le nostre politiche, hanno esultato per l’ipotetica prospettiva che l’Italia sia in futuro sommersa dall’invio di molti dublinanti. Ma le do un numero: su circa 50 richieste che finora ci sono pervenute, solo tre persone risultano essersi effettivamente presentate in Italia. Tre persone in due mesi: vale a dire, se continua così, una media di venti persone all’anno”. Altro che invasione di ritorno.
Il punto politico resta Ceuta. È da lì che nasce la scelta italiana di ripristinare temporaneamente i controlli con la Spagna. Piantedosi ricorda che “a Ceuta si è verificato un evento critico che ha esposto la Spagna, e di conseguenza tutta la Ue, a una grave minaccia sul piano dell’immigrazione e della sicurezza. La temporanea reintroduzione dei controlli alla frontiera si è resa necessaria a causa di oggettive condizioni di pericolo che, purtroppo, sono ancora sotto gli occhi di tutti. È auspicio di tutti, soprattutto nostro, che al più presto vengono meno i motivi alla base del provvedimento”. Nessuna guerra a Madrid, dunque. Anzi: “La Spagna è una Nazione sorella – sottolinea il ministro – un Paese amico che affronta sfide non dissimili da quelle con cui anche l’Italia deve cimentarsi. Su questo fronte non faremo mai mancare ogni nostro possibile sostegno e la nostra piena collaborazione”.
Nel frattempo anche i Paesi Bassi si sono aggiunti agli Stati intenzionati ad applicare le nuove regole europee sui trasferimenti. Prima erano arrivati Germania, Svizzera, Austria, Finlandia e Svezia. Francia e Spagna, invece, hanno fatto sapere di non voler procedere per ora con iniziative unilaterali. Ed è proprio qui che la faccenda diventa meno spettacolare di come viene raccontata. L’Italia sostiene che potranno essere presi in considerazione soltanto i casi riconducibili ai movimenti secondari avvenuti dopo il 12 giugno, data di entrata in vigore del nuovo regolamento, mentre il pregresso non può essere semplicemente caricato sulle spalle di Roma come se nulla fosse cambiato.
La portavoce del ministero della Giustizia e della Sicurezza olandese, Julia Huisman-de Vries, ha spiegato che il principio non riguarda soltanto l’Italia ma tutti gli Stati di primo ingresso, perché dal 12 giugno “tutti gli Stati membri sono tenuti a rispettare le norme del Patto”. I trasferimenti sono in preparazione, ma i numeri non sono stati resi pubblici. Con Berlino, invece, la partita è ancora aperta. I trasferimenti sono momentaneamente sospesi mentre Roma vuole affrontare anche il tema delle Ong tedesche che sbarcano migranti sulle coste italiane. Il Viminale intende discutere una forma di compensazione, considerando il peso delle navi battenti bandiera tedesca negli sbarchi effettuati dalle organizzazioni non governative.
Eppure dall’opposizione si continua a tentare di saldare tutto: Ceuta, Schengen, Patto europeo, dublinanti. Giorgia Meloni ha replicato direttamente a Elly Schlein, facendo fare una figuraccia alla leader dem: “Prima di fare propaganda sarebbe utile conoscere la differenza tra le questioni di cui si parla”. E ancora: “Sono due cose completamente diverse e non c’entrano nulla tra loro”. Il premier rivendica inoltre le modifiche introdotte dal nuovo Patto: “Le nuove regole tutelano molto di più gli Stati di primo ingresso in tema di richieste di asilo e, con il rafforzamento del principio di Paese Terzo sicuro voluto dall’Italia, sarà più semplice effettuare rimpatri accelerati”.
Non è un dettaglio. Dal 2023, ricorda Palazzo Chigi, l’Italia ha respinto circa 80 mila richieste di presa in carico provenienti dagli altri Paesi europei. “È grazie alla fermezza di questo Governo se l’Italia non si è limitata ad accettare passivamente tutto ciò che gli altri Stati ci chiedevano”, sostiene Meloni, che poi provoca: “Cosa avrebbe fatto un Governo di sinistra?”. La risposta della premier è altrettanto chiara: “Probabilmente avrebbe accolto quelle richieste, aggravando ulteriormente la pressione sul nostro sistema di accoglienza e creando ancora più problemi nella gestione dei flussi migratori”.
Sul fronte interno arriva anche Giovanni Donzelli. Il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia insiste sulla necessità dei Cpr, compresa la Toscana: rimpatriare i clandestini “è quello che stiamo facendo e che vogliamo fare. Ma in alcune regioni, tipo la Toscana, ne impediscono la realizzazione e fanno le battaglie per evitare il Cpr. Ovvero un centro dove si possono chiudere, perchè non c’è niente di male a dire che devono essere chiusi se devono essere rimpatriati, e appena ci sono le condizioni per rimpatriarli, si possono rimpatriare. Faremo i Cpr anche dove le regioni non vogliono, con buona pace della sinistra e anche della Regione Toscana. Li faremo anche in Toscana, sì”. E sulla Spagna rivendica la scelta di Palazzo Chigi: “Non solo dico di sì, ma sono orgoglioso che Meloni l’abbia fatto immediatamente. E mentre la sinistra diceva “Vergogna, un intervento inutile”, sono arrivati i servizi segreti a dare le informazioni che tramite Ceuta si rischiava che arrivassero terroristi internazionali. Ha fatto bene Meloni a difendere i confini italiani”.
Il vero punto della contesa, alla fine, è tutto qui. Per il governo l’obiettivo resta diminuire gli ingressi irregolari, rafforzare le frontiere esterne, aumentare i rimpatri e lavorare con i Paesi di origine e transito. “La priorità per l’Italia resta il contrasto all’immigrazione illegale di massa, non decidere semplicemente come distribuire i migranti in Europa”, conclude Meloni: “E noi continueremo a lavorare per ridurre drasticamente gli arrivi irregolari: attraverso il rafforzamento delle frontiere esterne europee, la cooperazione con i Paesi di origine e transito, il contrasto ai trafficanti e una politica dei rimpatri più efficace”.
Insomma, il nuovo “boomerang” evocato dalla sinistra per ora assomiglia soprattutto a una battaglia di propaganda. E prima ancora delle interpretazioni politiche, a raccontarlo sono quei tre dublinanti effettivamente rientrati in Italia in due mesi.
Massimo Balsamo, 22 agosto 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


