I 5 stelle sono dei primitivi per ragione sociale, ad urbe condita dal guitto coi suoi anatemi e i suoi vaffanculi che sostituivano ogni comunicazione culturale, politica, analitica, ma lo sono in quanto sanno di poterlo essere.
Un oscuro parlamentare, un certo Silvestri, in cerca di attenzione la ottiene definendo la premier una dedita a rapporti orali di sottomissione poi precisa, sfottente: avete capito male perché siete dei depravati. Ma non c’è niente da capire, se di una donna dici, alla Camera, che porta le ginocchiere non c’è margine di interpretazione, vuoi provocarla, umiliarla e basta.
Ma il capo a 5 Stelle, Conte, pronto: beh? Che c’è? Non vedo il problema. Il problema sarebbe se avessero detto lo stesso a sua moglie o a una del suo movimento o partito o setta, ma siccome nel caso della Meloni nessuna femminista o femmina o collega fiata, il problema non c’è.
Altro che fiatare: ridono, si danno di gomito. I 5 stelle sono dei primitivi della politica, che intendono come nei peggiori bar di Caracas, ricordate quell’altro, Massimo Felice de Rosa, che un anno fa diceva alle piddine “siete qui solo perché fate i pompini?”. Una mania, si direbbe, solo che quella volta le ingiuriate se la presero e come. E Meloni solidarizzò.
In questo caso, chiamata in causa, ha reagito nel solito modo, ce lo si lasci dire, a metà tra l’incazzato, e va bene, e il difensivo, e questo va meno bene, quasi ci fosse bisogno di confrontarsi con tanta miseria, di scendere sul terreno della suburra, “Io non ho fatto favori a nessuno”. E lo vai a spiegare a una setta dove il più dignitoso fa pena? Meloni si spertica a rimpiangere Berlinguer, morto quando lei aveva cinque o sei anni, ma non le servirà, i comunisti non fanno sconti, non conoscono rispetto ma solo disprezzo, il loro razzismo è strategico ma anche genetico, risale da Karl Mordechai, in arte Marx e nessuno può arrivare a odiare gli ebrei come un ebreo rinnegato figlio di un rabbino; per estensione, l’odio che innerva il sistema ideologico del comunismo si riverbera su ogni nemico, di classe, di casta, di sesso, di giardinetti.
Giorgia Meloni non sarà mai considerata non si dica una donna quanto un essere umano, a sinistra, da tutta la sinistra, compresa quella che ogni tanto finge di dissociarsi, e lo deve sapere, lo deve capire: lei può allungare tutti i rami d’ulivo che vuole ma non troverà mai nessuno, specialmente nessuna, a difenderla in quanto essere umano e donna. Lei è La Puttana.
Maurizio Landini pochi mesi fa la definiva “cortigiana”, e, ancora una volta, c’era poco da interpretare. Quell’altro, una con le ginocchiere incorporate. Saviano “bastarda”. Tomaso Montanari, che di notorietà è perennemente a caccia, “bandita”, ed è solo l’epiteto più tenero.
Lo storico Canfora “Neonazista nell’animo”. L’attrice per cognome Asia Argento la fotografava di schiena, incinta, chiosando “schiena grassa di una ricca senza vergogna” e “fascista avvistata al pascolo”, una vacca.
Insulti anche demenziali, come accade quando il vaso di Pandora dell’esaltazione maligna si scoperchia e nessuno sa rinchiudere più i venti. Non si capisce in cosa albergherebbe tutta questa propensione totalitaria in una che le ha tentate tutte per andare d’accordo con tutti, che non ha mai usato i suoi poteri, in verità molto limitati, per regolare i suoi conti, ma coi comunisti è come con l’Islam di conquista, più li assecondi e più ti massacrano.
Il fuoco d’artificio del tiro a Meloni in questi anni ha raggiunto punte per così dire goliardiche che superano l’osceno, ci fu un ex brigatista, un disturbato di quelli che risolvono il disagio in terrorismo, che scrisse che “sapeva di ricotta rancida”.
Certo la demonizzazione dell’avversario è un dogma del post-comunismo sempre comunista, ma poterlo fare con una donna aggiunge un brivido, una misura di indecenza, di quella volgarità tipicamente di sinistra. Con le piccole meschinità dei pastorelli del presepe mattarelliano come la partigiana Cortellesi che evita accuratamente di citarla nel suo pippone resistenziale, ci ha messo Tina Anselmi, le staffette partigiane e lei, prima premier donna italiana, niente.
Che te la prendi a fare Giorgia, anzi guarda che è meglio così, però se puoi non sforzarti nel dialogo, non cascarci. Vannacci sarà quello che sarà, ma una cosa l’ha capita chiara: che non c’è ragione di prendere sul serio i denigratori, i comunisti, che vanno disprezzati più di quanto loro disprezzino te, che la loro morale è farabuttesca, la loro cultura è da fumetto, la loro coerenza è ridicola.
Non hanno niente, niente. Smettetela di chiamarli “i buoni”, “i migliori” anche solo in senso ironico, sarcastico: gli fate comunque un favore, gli dimostrate che state continuando a dipendere dalla loro egemonia. Mentre sono, nella migliore delle ipotesi, parassiti con punte di buffonesco.
Più in generale, il confronto politico, un po’ per colpa del tempo, molto per colpa dei 5 Stelle, è degenerato a livelli da commedia all’italiana, come quella scena di Mara Venier con Lino Banfi,“I me g’ha dito troia!”. Qualcosa che non ci risulta pervenuto in nessun altro Paese dell’Unione, ma il capo a 5 Stelle non vede il problema e il capo del Colle tace.
Max Del Papa, 13 giugno 2026
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