Politico Quotidiano

“Il modello neoliberista…”. Quelle strane parole di Elly, fricchettona liceale

La segretaria dem dal palco attacca il nulla: l'unico fallimento del liberismo in Italia è quello di non esistere

elly schlein
Segui nicolaporro.it su Google CLICCA QUI
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

Il modello economico neoliberista ha fallito e ha mostrato il suo intero fallimento e la sua insostenibilità dal punto di vista economico, sociale, ambientale”. Lo ha detto a Reggio Emilia Elly Schlein, detta Elena, o il contrario, segretaria nazionale del fu “Partito delle banche”, nel contesto più adatto di tutti: la Festa dell’Unità. Una frase che ho sentito l’ultima volta alle occupazioni liceali da qualche fricchettone finto rivoluzionario che – puntualmente – dopo la maturità si è riscoperto svapatore elettronico professionista, in abito e scarpa lucida, alle grosse convention aziendali dove l’ego eclissa la coscienza di classe marxista che nel sistema collettivista spostava l’attenzione dall’”io” al “noi”. Una retorica degenerata che in Italia è caccia al fantasma, in assoluto è la crocifissione di Gesù al posto di Barabba.

Forse non sa bene di cosa parla, la Schlein: sgomita in una coalizione che litiga su tutto e dice ciò che può stuzzicare l’appetito di quel diciottenne rivoluzionario che presto capirà i danni di questo modo di pensare e pagherà sulla propria pelle le conseguenze di anni di statalismo sfrenato in cui intere generazioni sono cresciute col mito del posto fisso negli enti pubblici. Come ad un raduno di Rifondazione Comunista, Elly Schlein si scaglia contro il sistema-benessere del liberismo. E lo fa nel Paese in cui gli imprenditori – quelli che creano ricchezza e mandano avanti la baracca – sono visti come il male assoluto; un paese in cui l’opposizione accusa il governo di destra di favorire gli amici se alza la soglia del regime forfettario facendo respirare i vessati per antonomasia, le partita iva; un paese in cui chi fa impresa è un eroe assoluto, forse un buon samaritano con la vocazione a diventare il bancomat di Stato; un paese in cui il più liberista degli schieramenti sta a pieno titolo nel grande partito unico della spesa pubblica, che unisce tutti e all’interno del quale si fa solo finta di litigare su come spendere le risorse. Spesa, spesa, spesa. Un Paese in cui mai nessuno vince le elezioni promettendo tagli: vince sempre e solo chi fa la lista del supermercato. Un Paese in cui non ci si indigna se un avvocato autodefinito “del popolo”, quel popolo lo affossa creando il più grande buco di bilancio della storia repubblicana (220 miliardi di euro) partorito per rifare i tetti del 4% delle case della popolazione più ricca con le tasse dei ceti più deboli e spacciare per politiche attive del lavoro le mancette di stato che sostituivano i redditi da lavoro contrattualizzato, uccidendo le imprese che cercavano forza lavoro e incentivando il lavoro nero.

“Neoliberismo” e “Italia” non stanno nella stessa frase. Purtroppo è un ossimoro. Neoliberismo significa più libertà economica, più impresa, più concorrenza, più mercato. Significa privatizzazioni, deregolamentazione, taglio della spesa pubblica, politica fiscale favorevole ad imprese e cittadini. Il neoliberismo è l’applicazione di Reagan e Thatcher: meno Stato, più mercato. Che inevitabilmente significa uno Stato minimo più efficiente, che faccia poche cose (e bene). Invece siamo settantatreesimi al mondo per libertà economica, dopo Armenia, Vietnam e Mongolia. Praticamente l’Unione Sovietica. Lo Stato è il maggior azionista dell’economia nel sistema Paese in cui l’assistenzialismo eretto a sistema genera un mostro logico e concreto sulle spalle dei contribuenti: più della metà degli italiani ricevono dallo Stato più di quanto paghino in tasse. E chi paga per una partita che inizia già in deficit? Le povere vittime sacrificali della cultura statalista: i cittadini, i contribuenti.

Questo è il fallimento del neoliberismo in Italia, Elly? Se non crei ricchezza, distribuisci povertà. Per questo l’unico fallimento del neoliberismo in Italia è quello di non esistere. Ed è colpa di quelli come te che sputano pubblicamente sul sistema che ti ha regalato il benessere economico personale cavalcando retoriche vecchie ed anacronistiche da lotta “ai padroni”. Magari il neoliberismo! Per paradosso, il mio augurio con la retorica collettivista che piace a te: a chi il neoliberismo? A noi!

Francesco Catera, 15 settembre 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it

SEDUTE SATIRICHE

Centrodestra ad alta tensione - Vignetta del 13/09/2026 - Sedute Satiriche di Beppe Fantin

Centrodestra ad alta tensione

Vignetta del 13/09/2026
L'inferno è pieno di buone intenzioni