Politico Quotidiano

“Finti leoni, auditemi”, “Si metta in coda”. Lite Conte-FdI sulla commissione Covid

Il leader del M5S ora ha fretta di essere ascoltato. Ma non si è ancora formalmente dimesso

Giuseppe conte
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Dopo settimane sotto traccia, il caso delle mascherine Covid esplode in tutta la sua potenza. E adesso Giuseppe Conte, fino ad ora restio ad essere audito dalla Commissione che indaga sugli anni bui della pandemia, ha fretta di essere ascoltato. Lo si capisce dalla lettera che, nella mattinata di oggi, l’ex premier ha indirizzato al presidente Marco Lisei e ai presidenti della Camere per chiedere “di conoscere la data della mia considerato che, allo stato, non ho ricevuto dagli Uffici di Presidenza nessun riscontro”. Piccolo problema: tecnicamente, attacca il capogruppo FdI Bignami, il leader del M5S non si è ancora dimesso dal suo ruolo nella Commissione e quindi non può essere audito.

Nella lettera Conte ha ricordato che aveva “chiesto ai Presidenti delle Camere di intercedere perché fosse concordata al più presto la data della mia audizione, anche per spazzare via le false e menzognere accuse che” Lesei “per primo, insieme agli altri componenti della Commissione del suo partito, mi state rivolgendo”. L’ex premier è poi tornato alla carica a Sky Live In, accusando la Commissione di essere composta da “finti leoni”. “È evidente che non hanno nessun interesse ad audirmi”, ha detto, e “che hanno costruito plotoni di esecuzione e strumentalizzato per finalità politiche una commissione parlamentare di inchiesta che poteva essere utile per non farci trovare impreparati rispetto a una pandemia così travolgente. La verità è che non troveranno mai nulla, non ho paura. Piuttosto stanno emergendo questioni e dettagli inquietanti. Questo governo non è riuscito a trovare in una settimana 6 milioni per lo screening dei tumori al seno, hanno trovato un solo milione, non hanno messo un euro nel decreto che doveva ridurre le liste d’attesa e hanno trovato in fretta e furia nella massima segretezza 100 milioni da dare al loro amico imprenditore Bianchi che stanno portando sui palchi di Atreju, in tutte le feste di fratelli d’Italia. Questi sono dei finti patrioti. Durante il Covid sono stati i disertori, quando c’era da impegnarsi con le forze sane del Paese per salvarlo, oggi pensano di fare i leoni, sono dei finti leoni”.

La questione è nota. Nel corso delle audizioni, diversi imprenditori hanno raccontato di aver avuto a che fare con alcuni intermediari che “spendevano” la loro amicizia con Conte per ottenere percentuali sulle commesse per le mascherine siglate dalla struttura commissariale guidata da Domenico Arcuri. Dopo settimane di silenzi imbarazzati, i grillini (e la grancassa del Fatto) hanno spostato l’attenzione su questi famosi 100 milioni di euro che sono finiti alla Jc Electronics, considerato appunto vicino a FdI. Una ricostruzione smentita dal diretto interessato, Dario Bianchi, e anche dai fatti visto che quei soldi (come vi abbiamo spiegato qui) sono in realtà una transazione (suggerita dall’Avvocatura dello Stato) per evitare di pagare ancora di più in caso di (scontata) sconfitta in tribunale per un contratto siglato e poi stracciato senza un vero perché.

E infatti la risposta di FdI non si è fatta attendere. “Giuseppe Conte non smette di stupire – attacca Galeazzo Bignami – ancora non si è dimesso e pretende che sia fissata la sua audizione, lamentandosi che la mia, che peraltro mi sono dimesso, è già stata fissata. Gli do un consiglio. Si dimetta e si mette in fila e come tutte le persone normali senza privilegi, verrà chiamato per l’audizione. Se invece pensa di essere il marchese del Grillo, anzi il Conte del Grillo, ha sbagliato e non ha capito con chi a che fare”.

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