Politico Quotidiano

Gabanelli rinnega se stessa: l’autogol sui magistrati

Nel maggio 2021 la giornalista pubblicava sul Corriere un’inchiesta sulle storture della giustizia italiana. Il dietrofront per non dare munizioni alla campagna per il "Sì"

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È chiaro: in questi giorni tanti intellò si stanno rimangiando le loro critiche alla piovra della magistratura pur di non fare un assist al governo. E l’episodio che oggi vede protagonista Milena Gabanelli rappresenta un altro caso emblematico di necessità di “ricontestualizzazione”. La celebre giornalista, nota per le sue inchieste taglienti su Dataroom del Corriere della Sera, ha recentemente criticato Fratelli d’Italia per aver ripreso e condiviso un suo vecchio video in cui denunciava con veemenza i problemi strutturali della magistratura italiana, inclusa l’impunità dei giudici.

Questo singolare dietrofront, come lo si può definire, appare motivato non da un ripensamento sui contenuti espressi, bensì da un calcolo politico: evitare di fornire munizioni al governo Meloni nella sua campagna per il “SÌ” al referendum. L’ennesimo esempio di chi rinnega le proprie idee pur di allinearsi a un’agenda ideologica, anche a costo di sacrificare la propria coerenza. Ma andiamo ai fatti. Nel maggio 2021, Gabanelli pubblicava un’inchiesta dettagliata intitolata “Giudici, cosa succede quando sbagliano: magistratura, processi e carriere”. In quel pezzo, ancora disponibile sul sito del Corriere, la giornalista snocciolava una serie di casi clamorosi: magistrati coinvolti in scandali, ritardi processuali che portano a riabilitazioni professionali e, più generale, un sistema disciplinare inceppato e ricco di favoritismi che permette a toghe infangate o corrotte di rimanere in servizio.

Gabanelli citava anche svariati esempi concreti sottolineando come, nonostante i tre gradi di giudizio previsti per i reati commessi dai giudici, il meccanismo spesso si blocchi tra ricorsi e prescrizioni, dipingendo un quadro di una giustizia inefficiente e auto-protettiva. Il video associato, diffuso su piattaforme come Facebook e YouTube, amplificava queste critiche, diventando oggi un assist involontario per chi, come il centrodestra, da anni denuncia l’eccesso di potere della magistratura e chiede di riformarla. Così le pagine di Fratelli d’Italia non si sono lasciate sfuggire la golosa opportunità e hanno rilanciato il clamoroso assist al fronte del SÌ. Il motivo è chiaro: andando verso un referendum che mira alla separazione delle carriere, la divisione del Csm, un maggiore controllo dei giudici, ha senso riproporre le interviste e le considerazioni di chi invece oggi è un tiepido (o fervido) azionista del “NO”.

E chiaramente Gabanelli, classica intellettuale super partes con lo sguardo rigorosamente a sinistra, ha reagito con stizza, accusando il partito di strumentalizzazione. Attraverso un post su Dataroom ha espresso disappunto per l’uso del suo materiale, definendolo una “propaganda subdola”. Ma dove? Il video era pubblico, i fatti esposti inconfutabili, e l’inchiesta del 2021 non lasciava spazio a interpretazioni: la magistratura italiana ha problemi endemici che richiedono interventi urgenti. Questo voltafaccia solleva interrogativi profondi sulla neutralità del giornalismo e dei giornalisti. Gabanelli, che ha costruito la sua carriera come paladina della trasparenza, sembra ora piegarsi a mere logiche strumentali.

Criticare il governo Meloni è legittimo, ma rinnegare un’inchiesta passata solo perché citata da “avversari” politici puzza di opportunismo. Quanta paura fa la premier se nel 2021, con un governo diverso, denunciare l’impunità dei giudici era giornalismo puro e invece oggi, con lei al potere, diventa tutto da ricontestualizzare?

Alessandro Bonelli, 1° febbraio 2026

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