Politico Quotidiano

“Giorgia Meloni al Quirinale?”. Vannacci detta le sue condizioni

Il generale sull'ipotesi della leader FdI al Colle: "Persona capace". Poi rilancia: "Farò qualche nome, anche non politico"

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Roberto Vannacci torna ad affrontare il tema del Quirinale e invita la politica a superare quelli che definisce i “tabù” che ancora condizionano la scelta del futuro presidente della Repubblica. Intervenuto ai microfoni di Radio Cusano, durante la trasmissione Battitori Liberi, il leader di Futuro Nazionale ha sostenuto che il problema non riguardi i cittadini, bensì una parte del mondo politico.

“Non esiste il tabù da parte dei cittadini, ma esiste il tabù da parte di molte forze politiche per un presidente della Repubblica di destra”, ha affermato Vannacci. Il generale ha quindi criticato le posizioni di chi, a suo dire, pretenderebbe una sorta di certificazione ideologica per i possibili candidati al Colle. “Sentivo un esponente della nostra sinistra inalberato che richiedeva un patentino di antifascismo per i candidati presi in considerazione per il Quirinale. Questo rivela un atteggiamento antidemocratico”.

Secondo Vannacci, chi viene eletto alla più alta magistratura dello Stato presta giuramento alla Carta costituzionale e non a un orientamento politico. “Chi assume cariche di quel livello giura fedeltà alla Costituzione e non all’antifascismo”, ha osservato, sostenendo che sia arrivato il momento di ampliare il ventaglio delle figure considerate idonee alla presidenza della Repubblica.

Il leader di Futuro Nazionale ha poi ricordato come la Costituzione non imponga che il capo dello Stato provenga necessariamente dalla politica o abbia ricoperto incarichi di governo. “Bisogna superare altri tabù”, ha spiegato. “Quando si parla del presidente della Repubblica l’attenzione viene rivolta quasi sempre a chi ha rivestito cariche ministeriali o politiche, mentre la Costituzione dice che può essere anche un normale cittadino e può essere scelto tra persone che si sono distinte”. Da qui la proposta di guardare oltre i nomi tradizionalmente evocati per il Quirinale: “Non ho un nome, ma mi riservo di farne qualcuno”.

Inevitabile anche un passaggio sull’ipotesi, circolata nel dibattito politico, di una futura candidatura di Giorgia Meloni al Colle. Vannacci non chiude la porta all’eventualità, anzi la considera una possibilità concreta, pur fissando alcune condizioni politiche. “Perché no, è una persona capace”, ha dichiarato. Tuttavia, ha aggiunto che il suo sostegno non sarebbe automatico. “Potrebbe essere un’opzione purché riveda alcune posizioni. Non so quanto potrei essere invogliato a votarla se non si impone per portare le preferenze nella legge elettorale, o se continua a seguire l’agenda Draghi, o se supporta questa Commissione europea e il Green Deal”.

Il giudizio sulla premier resta dunque articolato. Vannacci riconosce di apprezzarne l’impostazione iniziale, ma ritiene che serva un cambio di direzione. “Meloni mi piace, mi piacciono i suoi propositi di inizio legislatura, ma ritengo sia necessaria una correzione di rotta”.

Infine, il leader di Futuro Nazionale ha criticato il dibattito politico concentrato, a suo avviso, sulle future cariche istituzionali anziché sui programmi. “Questo parlare del Quirinale è la dimostrazione della vecchia politica che pensa al potere e alle poltrone”, ha concluso. “Invece di proporre un sogno di un Paese diverso, si pensa a occupare le poltrone del Quirinale, della prossima legislatura e delle partecipate. Le poltrone e il potere verranno poi di conseguenza”.

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