C’è tutta la differenza del mondo tra il vero rispetto delle donne e quello che si professa a parole. L’ha spiegato, senza tanti giri di parole, la premier Giorgia Meloni all’onorevole Laura Boldrini che durante le comunicazioni di oggi alla Camera si era indignata perché qualcuno si era rivolto alla premier con l’appellativo “il presidente”. E non al femminile. A far scattare l’ira della leader di FdI è il fatto che allo stesso tempo nessuno abbia alzato il ditino del femminismo per contestare le frasi dell’onorevole Francesco Silvestri (M5S) sul fatto che Meloni avrebbe “indossato delle ginocchiere per stare più comoda”. Allusione antipatica.
“Boldrini si è indignata perché il collega si rivolgeva alla sottoscritta dicendo ‘signor presidente’. Mi chiedo se questo sia davvero il punto del rispetto delle donne. O sia piuttosto quello di ascoltare un collega che mi dice che ho indossato delle ginocchiere. Collega Silvestri, quello che voi non riuscite ad accettare è che c’è una donna che è arrivata dove è arrivata senza mai indossare delle ginocchiere, senza favoritismi e senza scorciatoie”, ha detto Meloni. Poi alzando la voce ha aggiunto: “Vi dà fastidio che la prima donna presidente del Consiglio sia arrivata dalla destra perché voi non siete stati capaci di proporla”.
Immediate le critiche di FdI e della maggioranza. Anche Anna Ascani, che era presidente di turno in quel momento, si è scusata per non aver “colto quel senso nelle parole di Silvestri. È stata una mia mancanza. Se lo avessi colto, sarei intervenuta”. Il diretto interessato si è difeso: “Non strumentalizziamo – ha detto – Sono quattro anni che questo governo è inginocchiato a Trump e alla politica di Netanyahu: ecco spiegato l’arcano delle mie parole. Se poi qualcuno ha voluto trasformare l’accusa che ho rivolto a una chiara postura politica in un atteggiamento sessista, allora c’è malafede al solo fine di strumentalizzare e nascondere la verità. Tra l’altro lo ha fatto non avendo nessuna contezza della mia storia politica né di quella del Movimento 5 stelle. La mia cultura è diversa da quella di qualcun altro: io mi chiamo Silvestri e il mio cognome finisce con la I e non con la O”. A difenderlo anche Giuseppe Conte: “Nessuna offesa personale. È ovvio che è una critica dovuta al fatto della subalternità. Quindi non c’è nulla da speculare”.
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