Politico Quotidiano

“Ho temuto il peggio”. Conte e la malattia che l’ha costretto all’operazione

L'ex premier sotto i ferri d'urgenza: "Sono stati giorni duri, con la vita che in un secondo non è più la stessa"

Giuseppe Conte Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Il ritorno alla politica dopo la paura. Giuseppe Conte rompe il silenzio e racconta per la prima volta i giorni difficili vissuti lontano dalla scena pubblica: «Ho temuto il peggio, ma grazie a Dio ora sto bene». L’ex presidente del Consiglio al Corriere spiega di aver «subìto l’asportazione d’urgenza di una neoplasia» e che «l’intervento è stato delicato, ma è andato molto bene ed è stato risolutivo».

Nelle ultime settimane, nei corridoi del Parlamento, le voci sulle sue condizioni di salute si erano moltiplicate. Conte conferma di esserne stato al corrente: «Sì, sono arrivate anche a me». Poi però arriva la notizia che gli permette di guardare avanti: «Proprio poche ore fa l’esame istologico ha confermato che si trattava di una formazione benigna, il che mi consente di tornare alla vita di prima senza nessuna conseguenza». Parole che raccontano il peso umano di quei giorni: «Sono stati giorni duri, con la vita che in un secondo non è più la stessa».

Il leader del Movimento 5 Stelle ringrazia chi gli è stato vicino: «Voglio ringraziare Olivia, mio figlio e i miei familiari, che mi sono stati sempre accanto, ringrazio l’équipe medica che mi ha seguito e la mia comunità politica. Tutti si sono streti attorno a me, mi hanno riempito d’affetto». E sottolinea anche la solidarietà ricevuta trasversalmente dal mondo politico e dell’informazione: «Ho sempre pensato che la lotta politica non deve mai oscurare la sensibilità umana, che viene prima. È quel che ho cercato di fare in questi anni di impegno e in questa prova mi è stato restituito».

Conte ammette che il periodo di stop forzato è arrivato in un momento particolarmente delicato dal punto di vista politico. «Questo mi è pesato, sì», dice riferendosi agli appuntamenti cancellati e all’assenza dal Primo Maggio, che aveva programmato di trascorrere «con i lavoratori che rischiano il posto e per i quali continueremo a batterci».

Poi il discorso torna rapidamente sulla politica nazionale e internazionale. Secondo Conte, Donald Trump «si sta indebolendo, sul fronte esterno e interno» e «gli attacchi insensati e inaccettabili contro il Papa lo allontanano dal mondo cattolico e non solo». Per il leader pentastellato, anche il governo italiano starebbe cambiando atteggiamento verso Washington: «Il nostro governo si sveglia tardi da questo incantesimo verso Washington e credo che questo tentativo di riposizionamento sia anche il frutto dei 15 milioni di No al referendum. Una batosta».

Conte attacca duramente anche la linea dell’esecutivo sulla politica estera e sulla situazione in Medio Oriente. Parla degli «attacchi illegittimi di Netanyahu e Trump in Iran e in Libano» che, a suo dire, «hanno messo in ginocchio la nostra economia». E accusa Palazzo Chigi di non aver preso una posizione netta: «Meloni di fatto non li ha ancora condannati». Sul caso della Flotilla e dei cittadini italiani fermati in mare, aggiunge: «Il nostro governo non trova la dignità di tutelare neppure i nostri connazionali contro questi atti di pirateria internazionale».

Non meno duro il giudizio sull’operato economico dell’esecutivo. Conte parla di una «fase zero» del governo Meloni: «Zero virgola del Pil, zero riforme in quattro anni, zero aiuti sulla benzina che è tornata a salire, zero misure per gli stipendi, zero tagli delle tasse e pressione fiscale record».

Sul fronte delle opposizioni, il presidente del M5S chiude alla riforma della legge elettorale: «Nessuna ambiguità, è una riforma da bocciare. E se insisteranno la nostra contrapposizione sarà durissima». Quanto alle primarie, non le archivia affatto: «Le primarie possono essere un’ottima soluzione proprio per scongiurare derive leaderistiche». E su una possibile candidatura personale lascia aperta la porta: «Quanto a me, ci sono e decideremo insieme alla mia comunità».

Infine, un passaggio sulle ipotesi di un futuro asse tra Pd e Forza Italia. Conte ribadisce la collocazione del Movimento: «Noi siamo nel campo progressista sulla base di scelte valoriali come tutela della legalità e della giustizia sociale e ambientale». E avverte: «Una forza che voglia perseguire progetti progressisti non credo potrà mai stringere un’alleanza con Forza Italia».

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