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“Ho un tumore, devo decidere se operarmi”. Mastella, il racconto dopo l’annuncio in chiesa

Clemente Mastella
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Dopo il commosso appello pronunciato ieri nella basilica della Madonna delle Grazie di Benevento, il sindaco Clemente Mastella torna a parlare della malattia che lo ha colpito e racconta il momento in cui ha scoperto la diagnosi, il rapporto con la fede e la paura più grande che oggi accompagna il suo percorso.

In un’intervista, il primo cittadino di Benevento rivela di essere affetto da un tumore e spiega di aver deciso di condividere pubblicamente la notizia quasi d’istinto. Alla domanda se abbia paura di non farcela, risponde: «No, non ho paura. Ma credo nel potere della preghiera. Per questo ho chiesto a tutti di pregare per me».

Mastella racconta che la malattia era presente da tempo, anche se la diagnosi è arrivata soltanto di recente. «Ho un tumore. Ho capito di avercelo da un bel po’ di tempo, ma mi è stato diagnosticato solo di recente. Quando l’ho saputo mi è mancato il fiato», confessa.

Il momento che ha commosso la città è arrivato durante la celebrazione per la Madonna delle Grazie, patrona del Sannio. Il sindaco ricorda che tutto è nato dalle parole dell’arcivescovo Michele Autuoro, che durante l’omelia aveva rivolto un pensiero ai malati. «Quelle parole mi hanno scosso profondamente», spiega.

Mastella precisa di non aver pianificato quella confessione pubblica. «Non è stata una decisione. La cerimonia prevedeva il mio intervento da sindaco. Fino a poco prima avevo parlato dello scisma, esprimendo solidarietà alla Chiesa di Roma. Poi l’arcivescovo ha parlato della solitudine dei più fragili. È stato un impulso», racconta.

In quel momento ha pensato che quella potesse essere l’ultima volta in cui avrebbe parlato nella basilica in qualità di sindaco, essendo ormai vicino alla conclusione del suo secondo mandato. Da qui la frase pronunciata davanti ai fedeli: «Anch’io sono malato e spero di farcela».

Ripensando a quei minuti, Mastella dice di ricordare soprattutto la reazione della folla. «Io ricordo soprattutto l’applauso. E poi le persone che hanno voluto stringermi la mano. È accaduto qualcosa di insolito», afferma. Quindi spiega: «Sono il sindaco che ha dato il proprio numero di telefono a tutti. Per anni sono stato cercato a qualsiasi ora da chi aveva bisogno di aiuto. Stavolta le parti si sono invertite. Non so quante mani hanno cercato le mie. E tutti a confortarmi ricordandomi che sono sempre stato un leone».

Pur ribadendo di non avere paura della morte, il sindaco richiama una riflessione del cardinale Angelo Scola, contenuta in un libro da lui regalato a Diego Della Valle. «Ogni giorno prego Dio che il desiderio di vedere il suo volto sia più forte della mia paura di morire», cita, spiegando di riconoscersi profondamente in quelle parole.

La diagnosi, racconta, ha cambiato il suo modo di guardare alla vita, ma anche il rapporto con la medicina. «Sono una persona nota, conosco tanta gente e ho anche molti amici medici. Ho chiesto pareri, consigli. Ma alla fine dovrò essere io, che so poco di farmaci e pratiche chirurgiche, a scegliere se operarmi o insistere con la terapia medica», osserva. E aggiunge: «Da giovane ho insegnato filosofia all’università e ho sempre avuto un approccio razionale. Poi la vita irrompe e ti accorgi che la razionalità non basta».

Accanto alla fede, dice, c’è soprattutto l’affetto della famiglia. «Guardo mia moglie Sandra, i miei figli, i miei nipoti. E anche se hai fede, capisci che sono loro ad accendere un attaccamento ancora più forte alla vita. Un attaccamento quasi morboso, oso confessare».

Ripensando ai festeggiamenti per i suoi cinquant’anni di attività politica, celebrati pochi giorni fa al Teatro Romano di Benevento, Mastella ammette che, forse, quella manifestazione aveva anche il sapore di un possibile congedo. «Al fondo, forse, c’era anche questo», dice.

Tra i messaggi ricevuti in quell’occasione ci sono stati anche quelli di due storici avversari come Michele Santoro e Marco Travaglio. «Ci siamo scontrati tante volte, anche duramente. Eppure sono stati molto affettuosi. Mi ha fatto piacere», commenta, rivendicando quello che definisce il “metodo Mastella”: «La politica non dovrebbe mai cancellare i rapporti umani. E io ho sempre cercato di non trasformare l’avversario in un nemico».

Nonostante la malattia, assicura che continuerà il proprio impegno amministrativo. È impegnato nell’inaugurazione della nuova piazza Risorgimento di Benevento, ma riconosce che il tempo oggi ha assunto un significato diverso. «In momenti come questi capisci contemporaneamente due cose molto importanti e a prima vista contraddittorie: che la politica non può più perdere tempo. E che la politica non è tutto», afferma.

Infine arriva la confessione più intima. Dopo una vita trascorsa nelle istituzioni e accanto ai grandi protagonisti della politica italiana, Mastella ammette di avere una sola vera paura: «Una paura ce l’ho. Ho paura di morire da solo. I ricordi non bastano. E prego anche perché questo non accada».

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