Politico Quotidiano

“Il diritto all’aria fresca”. L’ideona di Bonelli fa scompisciare

Il leader dei Alleanza Verdi e Sinistra vuole l'aria condizionata per tutti. Il Cetto La Qualunque dell'ambientalismo

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Ma è AI? O qui davvero stanno impazzendo allegramente tutti in un coro di rutti, di contorsioni, di contraddizioni, di detto e disdetto, detto e contraddetto, detto e non detto, in una centrifuga di improntitudine? Il compagno Angelo Bonelli per esempio, detto anche compagno sasso di fiume: non aveva detto, non si era detto che il condizionatore era fascista, guerrafondaio perfino? E come si spiega adesso questa riconversione climatizzatore al diritto all’aria fresca per il popolo sudato? Proprio così dice, a un non so che festival – a proposito: ci avete fatto caso che mai come oggi la politica è intrisa di cazzeggio, i presenzialisti di potere e sottopotere passano da una festa all’altra, inaugurazioni, vernici, presentazioni, premiazioni, salatini, tartine, dolcetti, dove i soliti parassiti si ammucchiano e si scavalcano come scarafaggi usciti da un buco, da una mattonella? Mattarella gira, gira, partecipa a quattro o cinque eventi al giorno e ripete sempre le stesse cose, gli fanno un discorso passepartout che va bene comunque, nuotatori, attori, eroi civili (del Pd), esattori, campilarghi, pittori di 500 anni fa.

Ad una di queste kermesse, alla festa del Foglio, perché i giornali, tutti senza eccezione, meno vendono e più si festeggiano, arriva dunque il compagno ecologista, geom. Bonelli, e dice: “Il diritto all’aria fresca va anche alle famiglie più deboli perché i cambiamenti climatici amplificano le differenze sociali”. Poi ipotizza vaghe stelle dell’orsa ambientale, ovvero, ricordandosi di dove viene, riprende il Lenin del comunismo modernizzato che consisteva nei “soviet più elettrificazione”. Per Bonelli pompe di calore più elettrificazione. Pelizza da Volpedo, poi premiato da Mattarella, deve correggere il quadro, il Quarto Stato che avanza nel senso della storia trascinandosi quegl’ingombranti affari.

Ma che cos’è, in fondo, la storia possente del comunismo se non un continuo riadattarsi ai propri fallimenti? La mitologia della classe operaia è andata? La si sostituisce con i dannati della terra, con i migranti secondo insegnamento di Toni Negri, Bergoglio e Prevost; la santificazione della fabbrica, con tutti i suoi fumi e caligini e polveri oscure come nel giorno della fine del mondo vien meno? Sotto con l’ambientalismo proletario, pompe di calore e aria fresca per tutti, che se ne giova pure la riconversione industriale. I vecchi slogan da muro, “più case meno chiese” vengono aggiornati in più moschee meno chiese (e il clero cattolico approva, come quel cardinal Mascetti di cui heri dicebamus). Ah, stiamo freschi!

“Mi arrabbio anche”, tuona lo stupefacente Bonelli, soprattutto per la disinvoltura con cui si dismettono antiche convinzioni ad uso e consumo di nuovi orizzonti di gloria post marxista. S’incazza con gli alleati, che non capiscono “la sfida che abbiamo di fronte”. Che non è il mondo più giusto più pulito più fresco, è semplicemente tornare al potere in Italia, batter cassa e tar-tassare tutto ciò che si muove. Stanno imbarcando perfino ex capi di agenzie e polizie, tremi chi ha una partita iva da straccio, l’idea è sempre quella e sempre bella: i soldi non bastano? Si spreme la plebe, la plebe s’impoverisce ancora? Tu spremila di più, non c’è più trippa per gatti immigrati islamici? Fanne entrare a milioni, mancano e servono sempre più soldi? Tu inventa la tassazione retrospettiva, chiama la sbirraglia impositiva, ricrea un bello stato concentrazionario come ai tempi leggendari del Covid. E noi comandiamo e spartiamo.

Bonelli fresco, Ilaria Salis al fresco, Conte ricondizionato, Elly in frigidaire: ecco il campolargo, tutto pompe calorose. S’incazza pure, il fresco Bonelli, con i litigiosi, evanescenti della sua congrega che vanno dritti al punto, non capiscono la sfida cruciale: o potere o morte, nel segno dell’aria, brrr!, refrigerata. La classe operaia va in montagna, che il gusto ci guadagna! “Un cambiamento radicale della politica energetica è anche un cambiamento che guarda ai settori più deboli”, eccetera. Andasse a dirlo al pard Fratojanni con la Tesla, il comunismo è i soviet più l’elettrificazione della macchina. La verità essendo che quando i sedicenti rappresentanti del popolo scoprono le delizie del potere, non ci rinunciano per niente al mondo e allora, per mettersi in pace la coscienza, fingono di credere che gli stessi privilegi possano venire estesi alle masse, a costi ignoti ma esorbitanti (che ci vuole? Basta tassare…).

Non è chiaro se alla fine dell’infuocato intervento i presenti si siano spellati le mani per il lungimirante co-segretario, o si siano fiondati al buffet, ma quello che conta è la prospettiva: il sol dell’avvenire sarà erogatore di energia ma, soprattutto, di aria condizionata per il pueblo unido. A noi resta solo un dubbio, ma molto artistico, veramente culturale, roba da edotti e ci scusassero i beceri lettori di questa testata, ma non per niente noi votiamo Bonaccini: non è che, alla fine di tutta questa teoria neo-postcomunista, Bonelli è come la Gioconda di Duchamp, quella che, “L.H.O.O.Q”, “aveva caldo al culo”?

Max Del Papa, 11 ottobre 2026

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