Politico Quotidiano

“Il doppio Csm costerà milioni”. Falso. Volete risparmiare? Tagliate i costi

Gratteri lancia l’allarme sui costi, ma è solo populismo. E se populismo dev'essere, allora perché non tagliare gli stipendi?

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C’è sempre un momento, nel dibattito pubblico italiano, in cui il confronto scivola dal merito al sospetto. E spesso quel momento arriva quando si parla di giustizia. Stavolta è toccato al referendum e alla riforma del Csm, con le parole di Nicola Gratteri che, ai microfoni di Radio 24, ha messo sul tavolo una questione apparentemente semplice: oggi il Consiglio superiore della magistratura costa 47 milioni, domani rischia di costarci tre volte tanto.

Come lui, sono tanti i sostenitori del No che usano la clava dei “costi” per sostenere che la riforma Nordio sarebbe uno spreco di risorse. “Oggi il Csm costa 47 milioni. Con la riforma avremo due Csm più un’Alta Corte: ciò significa 47 milioni per tre”, il convincimento di Gratteri: “Dove si prenderanno i soldi? Non vorrei che non si assumessero più cancellieri o si tagliassero i fondi per le intercettazioni. Non vorrei che si togliessero dagli straordinari, ricordando che gli stipendi dei dipendenti del Ministero della giustizia sono i più bassi in assoluto, anche rispetto a quelli dei Comuni”.

Dove si troveranno i soldi? Domanda legittima, per carità. Ma anche, diciamolo subito, un po’ troppo sbrigativa. Perché dà per scontato ciò che scontato non è: ovvero che i costi raddoppieranno o triplicheranno automaticamente. Non funziona così e chi ha un minimo di dimestichezza con la macchina amministrativa lo sa bene. I costi di una struttura pubblica non sono una costante matematica, ma il risultato di come si organizzano le risorse. Se il Csm si sdoppia, è più che plausibile che il personale venga redistribuito, che le strutture vengano razionalizzate, che non si crei dal nulla un doppione identico e autonomo (o almeno si spera: ma comunque lo si vedrà con le leggi attuative, non certo con la riforma costituzionale). Il vero nodo, insomma, non è la riforma in sé, ma come la si attua. E questo è un dettaglio non da poco.

Non a caso, anche alcune analisi indipendenti hanno sottolineato che le stime allarmistiche sui costi sono, nella migliore delle ipotesi, ipotesi. Non certezze. E allora viene il sospetto che la questione economica venga agitata più come clava politica che come reale preoccupazione contabile. Basti pensare alla proiezione del Pd, che sui social ha scritto che i due nuovi Csm costeranno 100 milioni  di euro – citando anche “stipendi che vanno dai 240 mila ai 350 mila euro” – ma senza fonti o studi ufficiali.

Stando al bilancio pubblicato sul sito del Csm, per il 2026 si stima – in caso tutto restasse così come è – 40,6 milioni di euro di spesa. Immaginiamo, anche se – come visto – appare irreale, di triplicare la posta in gioco. Davvero vogliamo raccontare agli italiani che uno Stato con un bilancio da centinaia di miliardi rischia di andare in crisi per una cifra del genere? Davvero il problema della finanza pubblica italiana si concentra lì? Se così fosse, saremmo messi molto peggio di quanto immaginiamo. La verità è che nel mare magnum della spesa pubblica ci sono voci ben più consistenti e ben meno giustificabili su cui nessuno sembra voler mettere mano con la stessa foga.

E qui arriva il punto politico, quello vero. Ma se si decide di giocare la carta del “costa troppo”, allora il gioco vale per tutti. Gratteri&co vogliono essere populisti? Possiamo esserlo anche noi. Non è che il Csm attuale sia esente da spesucce tutt’altro che rivedibili. Basta dare un’occhiata al suo bilancio per trovare una serie di uscite che, pur legittime, fanno quantomeno discutere: indennità di seduta, indennità di missione per chi vive fuori Roma, buoni pasto, corsi di formazione linguistica, oltre centomila euro per le auto di servizio, centinaia di migliaia di euro tra biglietti e catering, 16 mila euro per la fornitura di capi di abbigliamento al personale autista ed ausiliario. Tutto regolare, per carità. Ma siamo sicuri che non ci sia spazio per una sforbiciata, se davvero il problema è il risparmio?

E poi c’è un altro tema, ancora più delicato. Quanto guadagnano i magistrati? E quanto guadagna un componente del Csm? Sono cifre importanti, che riflettono la responsabilità del ruolo. Per la cronaca, oltre 28 milioni di euro. E infatti nessuno mette in discussione il principio: chi decide sulle carriere e sulla disciplina dei magistrati deve essere pagato adeguatamente. Non siamo populisti, non ci piace l’applauso facile. Non siamo tra quelli che invocano stipendi simbolici o sacrifici francescani. Però allora si abbia il coraggio di dirlo chiaramente: non è una questione di soldi, è una questione di assetto del potere.

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Anche perché oggi il Csm è composto da 33 membri: tre di diritto – il presidente della Repubblica, che lo presiede, il primo presidente della Corte di Cassazione e il procuratore generale della Cassazione – 20 membri cosiddetti “togati” eletti dai magistrati e 10 membri “laici” eletti dal Parlamento. Se c’è tutta questa attenzione – in alcuni casi ossessione – sul risparmio, perché non si fa parte del Csm per mero spirito di servizio? Sarebbe un buon risparmio.  Se volete i numeri, sappiate che per “l’assegno mensile ai Componenti del Consiglio Superiore della Magistratura” sono previsti 2,2 milioni di euro. Per le “spese per indennità di seduta ai Componenti del Csm”, altri 1,2 milioni di euro. Senza contare quel milione e mezzo che dobbiamo sborsare per rimborsare le trasferte ai consiglieri del Csm che non vivono stabilmente a Roma.

Vogliamo risparmiare? Allora risparmiamo su tutto. Perché altrimenti la retorica del “ci costerà troppo” rischia di diventare una scorciatoia populista, esattamente quella che spesso si rimprovera alla politica. E fa un certo effetto vederla usare proprio da chi, giustamente, rivendica rigore e serietà.

Il punto, alla fine, è tutto qui. Se la riforma non piace, si spieghi perché non piace. Se si ritiene che sdoppiare il Csm sia un errore, lo si dica nel merito. Ma trasformare una discussione istituzionale in un conto della spesa da supermercato non aiuta a capire, aiuta solo a confondere. E forse, anche a spaventare un po’ a buon mercato.

Franco Lodige, 17 marzo 2026

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