Politico Quotidiano

Il paradosso anti-Israele: quando a perderci è l’Italia

Criticare Tel Aviv può essere legittimo, ma certe scelte rischiano di trasformarsi in autogol strategici

Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
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Come noto, la mia posizione su Israele non è quella maggioritaria in Italia. Ma il punto che voglio evidenziare è un altro. E, a questo fine, ipotizziamo invece che io sia il nemico più giurato e acerrimo dello Stato di Israele. E ora seguitemi nel ragionamento.

Quando si vuole esprimere contrarietà alle azioni di uno Stato, si cerca di mettere in atto qualcosa che lo “danneggi”.
Tra Italia e Israele, chi ha la tecnologia militare più avanzata è quest’ultimo. Sospendere un accordo che ci permette di importare (o comunque apprendere) tecnologia da chi, in questo campo, possiede le conoscenze più avanzate del mondo (e in un momento in cui stiamo per reinvestire nel settore della difesa) danneggia noi, non Israele.

A parte che, ovviamente, stiamo parlando del nulla: non è stato sospeso l’accordo, ma semplicemente il suo rinnovo automatico (il che vuol dire che verrà rinnovato, ma con una telefonata invece che senza).

Da qualsiasi parte la vogliamo guardare, mi pare semplicemente l’ennesima puntata di un film già visto molte volte: quando il popolo chiede Barabba, glielo devi dare per forza.

Luigi Marattin, 15 aprile 2026

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