Ilaria Salis torna in tribunale per la causa intentata dai due ex collaboratori licenziati senza giusta causa secondo la sentenza di primo grado. L’europarlamentare di Avs – condannata a risarcirli con circa 300mila euro complessivi – chiede ora che quella decisione venga annullata. Al centro dell’iniziativa dei suoi legali c’è la presunta irregolarità delle notifiche: la difesa sostiene che Salis non abbia ricevuto l’atto che le avrebbe consentito di conoscere il procedimento e di esercitare il proprio diritto di difesa. Una contestazione sulla quale è attesa una decisione domani, prima dell’eventuale esame del merito dell’appello.
La questione preliminare è stata discussa brevemente davanti alla giudice del lavoro di Milano Silvia Marina Ravazzoni. Come confermato dall’Adnkronos, il provvedimento sarà trasmesso alle parti via pec e stabilirà quale strada prenderà il contenzioso: il ritorno al primo grado, qualora venisse accolta la richiesta della difesa, oppure la prosecuzione dell’appello per affrontare le ragioni dei recessi e la condanna al risarcimento. “Attendiamo con serenità la decisione”, le poche parole pronunciate dall’attivista di estrema sinistra all’uscita dal Tribunale.
Per comprendere la vicenda occorre tornare ai due incarichi interrotti nel febbraio 2025, senza preavviso. I collaboratori della paladina degli ultimi avevano contratti in scadenza nel luglio 2029, al termine del mandato parlamentare, e compensi mensili rispettivamente di 2.900 e 3mila euro. Si occupavano di progetti a sostegno dell’attività dell’eurodeputata, campagne, eventi e consulenza politica. Per il primo recesso erano stati indicati problemi di fiducia e incompatibilità, mentre per il secondo l’insoddisfazione rispetto alla collaborazione.
I due si erano rivolti al Tribunale del lavoro di Milano. Il giudice Franco Caroleo, nella sentenza di primo grado, aveva rilevato che spettava alla datrice di lavoro dimostrare la giusta causa: un onere che Salis, rimasta contumace, non aveva assolto. Il risarcimento era stato quantificato in 300.900 euro per i mancati guadagni fino alla scadenza degli incarichi, oltre a 10mila euro di spese legali. L’europarlamentare aveva contestato il verdetto – sostenendo che i recessi fossero necessari a tutelare il mandato e le risorse pubbliche – e aveva denunciato di non essere stata informata della causa.
È proprio il capitolo delle notifiche a essere diventato il punto centrale di questa fase del procedimento. In primo grado erano risultati inutili i tentativi della controparte di notificare il ricorso introduttivo all’indirizzo ufficiale di residenza dell’esponente di Avs. I suoi avvocati sostengono che non le sia pervenuto un atto idoneo a metterla a conoscenza della controversia e chiedono che da questa presunta irregolarità discenda la nullità della sentenza. La fondatezza della loro contestazione deve ancora essere valutata.
“La decisione di domani sarà sulla corretta instaurazione del contraddittorio, quindi sul fatto che tutte le parti interessate hanno avuto diritto effettivamente a intervenire non in questo Appello ma nel giudizio di primo grado”, spiegano i difensori. Il punto, dunque, è stabilire se il precedente procedimento si sia svolto garantendo alle parti la possibilità di partecipare e far valere le proprie ragioni.
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A illustrare i possibili sviluppi è l’avvocato Federico Manfredi: “Se la Corte riterrà che le notifiche sono state fatte bene andrà avanti nell’esaminare l’appello, se la Corte riterrà, come auspichiamo, che sono state fatte male, cioè sono nulle, cancellerà la decisione di primo grado e riporterà il processo riavvolgendo il nastro a quando è stato instaurato in primo grado”.
Un eventuale accoglimento della richiesta comporterebbe quindi la ripartenza del processo, senza risolvere la controversia sulle interruzioni dei due rapporti di collaborazione. Allo stesso modo, il rigetto dell’eccezione consentirebbe di proseguire con l’esame dell’appello. I legali insistono sulla portata circoscritta del pronunciamento atteso: “Riguarderà solo la nullità della notifica, non verrà deciso il merito”.
Dall’altra parte ci sono i due ex collaboratori che hanno ottenuto il risarcimento in primo grado. I loro avvocati, Francesca Verdura, Tiziana Laratta e Sergio Romanotto, attendono la decisione prima di commentare. Resta aperta, dunque, la controversia sui licenziamenti: domani si deciderà se affrontarla in appello o se il procedimento dovrà ricominciare dal primo grado.
Massimo Balsamo, 12 ottobre 2026
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