
In tema di referendum sulla giustizia, lunedì scorso, durante Coffee Break in onda su La7, Roberto Morassut, parlamentare del Partito democratico, ha sostenuto una tesi che ci riporta ai tempi del Pci, quando i suoi esponenti raccontavano la favola della famosa diversità comunista.
Oggi, Morassutt ribadisce in modo indiretto tale diversità cromosomica, svalutando la consapevolezza politica, se così vogliamo dire, degli individui che scelgono liberamente di votare per gli attuali partiti di governo.
Queste le sue testuali parole: “Sta emergendo un altro elemento – riferendosi alla campagna elettorale in atto – e cioè che l’elettorato di centrodestra, della destra è un elettorato a bassa intensità, cioè dei contenuti gliene importa poco, si mobilità quando c’è un problema di pancia. Ma poi quando c’è da discutere di contenuti…”.
A questo punto si in studio si è scatenata la bagarre e il nostro acuto pensatore non ha potuto completare il suo illuminante intervento.
In sostanza, per sintetizzare questa forma un strisciante di razzismo politico-elettorale che deve aver fatto scuola nel mondo molto radical chic della sinistra, secondo Morassutt chi vota per i partiti della maggioranza è sicuramente un cavernicolo o giù di lì, mentre gli elettori che scelgono di appoggiare il Pd, e in subordine i suoi alleati, sono tutte persone informate e con un sinistro pedigree a prova di contraffazione.
Insomma, allineandosi in qualche modo al teorema Gratteri, secondo cui chi sceglie il Si al referendum è un cittadino più che sospetto, per l’esponente dem i voti del popolo di centrodestra non hanno certamente lo stesso peso degli elettori consapevoli e ad “alta intensità” della sinistra.
Il problema, però, è che quando si spogliano le schede vince quello che prende più voti, anche se questi ultimi provengono da “elettori a bassa intensità”.
Gli anni passano, ma la spocchia è sempre la stessa, cari compagnucci della parrocchietta.
Claudio Romiti, 10 marzo 2026
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