Politico Quotidiano

La destra europea inciampa su Trump

Il Tycoon negli ultimi mesi ha provocato solo grane a chi negli anni lo riteneva un punto di riferimento

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È inutile girarci troppo intorno. L’effetto Trump, con i suoi oramai evidenti avventurismi sul piano economico e su quello delicatissimo della politica estera, sta creando non pochi problemi alle destre europee. Anche in Italia, a partire dall’esito imprevisto del referendum sulla giustizia, le forze di governo sembra che abbiamo capito, forse con un certo ritardo, che occorresse prendere le distanze dalla, per certi versi, incomprensibile linea politica del Tycoon.

Ciò in considerazione del fatto che mancano pochi mesi alla scadenza naturale della legislatura e che, insieme al combinato disposto dell’incognita Vannacci, nel voto del 2027 – in cui la premier Meloni conta di sfatare la maledizione dell’alternanza obbligatoria – , una certa disaffezione dell’elettorato conservatore risulterebbe fatale.

Ed è qui che proprio l’effetto Trump potrebbe giocare un ruolo determinante, in senso favorevole alle sinistre e assolutamente deleterio alla coalizione liberal-conservatrice. Una coalizione di governo la quale, come è inevitabile che accada, dovrà fare i conti con il peso politico di situazioni di cui essa non ha alcuna responsabilità oggettiva, come l’aumento preoccupante del gas e dei prodotti petroliferi che, lo capirebbe anche un bambino delle elementari, determinano un rincaro generalizzato del costo della vita.

Tutto questo, se non si ripristina una relativa normalità nella zona nevralgica dello stretto di Hormuz, non potrà che ripercuotersi anche sui mercati finanziari e, cosa non meno importante, sul valore delle materie prima in generale. Uno scenario catastrofico per un Paese povero delle stesse materie prime e che, per alimentare la sua economia di trasformazione, dipende essenzialmente dalle importazioni dei beni energetici.

Ebbene, e qui veniamo all’imperdonabile avventurismo dell’attuale inquilino della Casa Bianca, la strana guerra che egli ha scatenato contro il regime iraniano, con tutte le buone intenzioni che gli si vogliano attribuire, è da tempo scivolata in un conflitto a bassa intensità che potrebbe durare mesi, se non addirittura anni, andandosi a sommare alla guerra tra Russia  el’Ucraina. Quest’ultima altrettanto nefasta per i nostri interessi economici.

E se ciò avvenisse, in attesa il mondo globalizzato trovi una alternativa accettabile al nodo di Hormuz, il tasso di incertezza sulle prospettive mondiali di crescita sarebbe destinato a salire di parecchi punti. Già, proprio quella maledetta incertezza che, nell’ambito di un sistema economico sempre più integrato e interdipendente, rappresenta una fattore quasi letale. Ed è forse inutile concludere che in tale scenario, tutt’altro che improbabile, l’Italia si troverebbe a svolgere il ruolo manzoniano del vaso di coccio tra vasi di ferro.

Claudio Romiti, 19 luglio 2026

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