Il bollo auto riaccende, a distanza di dieci anni, lo scontro tra Matteo Renzi e Giorgia Meloni. Il leader di Italia Viva ha ripescato un vecchio post del 2016 nel quale l’attuale presidente del Consiglio lo accusava di essere un «venditore di pentole» proprio per aver annunciato l’intenzione di abolire la tassa. La replica di Meloni è arrivata direttamente sotto il post: «Bravo Matteo. Oggi hai scoperto la differenza tra annunciare e realizzare».
A riaprire il confronto è stato Renzi: «Eliminare il bollo per alcune categorie di auto e per i motorini è una buona idea. Abbassare le tasse è SEMPRE una buona idea. Dieci anni fa eliminammo IMU prima casa, Irap costo del lavoro, abbassammo il canone facendolo pagare meno ma tutti, demmo gli 80€. Ogni anno lanciavo una misura diversa per restituire i soldi ai cittadini. E lei mi dava del “venditore di pentole”!», ha scritto sui social. L’ex premier ha quindi allegato lo screenshot del messaggio pubblicato da Meloni il 5 maggio 2016 in cui si leggeva: «Siamo in piena campagna elettorale, è appena stato arrestato un sindaco del Pd e Renzi prontamente si collega a Facebook per annunciare che vuole abolire il bollo auto e tagliare l’Irpef. Il mago della distrazione di massa. Secondo voi è o non è un venditore di pentole?». Renzi ha poi proseguito: «Questa è Giorgia Meloni. Una leader che aggredisce gli avversari e poi li copia: sulle trivelle, sull’Italicum, su tutto. Io sono diverso e dico a Meloni: togli il bollo davvero, non per finta! Ma le ricordo anche questo tweet per chiederle se ogni tanto le viene da vergognarsi almeno un po’».
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Nel lungo post c’è spazio anche per la vicenda giudiziaria richiamata nel messaggio del 2016. «E io non volevo nascondere la notizia dell’arresto di un sindaco, ma se proprio lo volete sapere: quel sindaco arrestato allora si chiamava Simone Uggetti, era il sindaco di Lodi e fu massacrato da gente come la Meloni. Ma poi fu ovviamente assolto con tante scuse. Anche quell’arresto fu una vergogna e la giustizialista Meloni lo cavalcò senza ritegno». E conclude: «Giorgia dovrebbe scusarsi oggi: con noi per la polemica, con Simone per il giustizialismo, con gli italiani per come governa. Secondo voi lo farà?».
La risposta della premier è stata molto più breve e affidata ai commenti: «Bravo Matteo. Oggi hai scoperto la differenza tra annunciare e realizzare». Una stoccata con cui Meloni ha ribaltato l’accusa dell’ex presidente del Consiglio, rivendicando la differenza tra la proposta avanzata da Renzi nel 2016 e il provvedimento varato dal suo governo.
Lo stop al bollo auto
Lo scontro nasce dalla decisione del governo di introdurre dal 2027 l’esenzione dal bollo per auto fino a 80 kW e per moto e motorini, nel limite di un veicolo per contribuente. Meloni ha inoltre precisato che, nelle intenzioni dell’esecutivo, non si tratta di un intervento destinato a durare soltanto un anno: la misura dovrebbe diventare strutturale, mentre le coperture per gli anni successivi dovranno essere individuate attraverso la legge di Bilancio.
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