Non sapendo più neppure a che santo votarsi, l’allegra flotilla di manettari a capo della carovana del No al referendum sulla giustizia continua a reclutare nuovi adepti nel patinato mondo dello spettacolo. Accade così che, mentre gli eroici capipopolo, con in testa il mitico duo delle panzane referendarie Gratteri-Travaglio, sia confusionariamente impegnato a portare avanti la propria personale campagna per il No, dalle retrovie emerga un manipolo di star, pseudo-intellettuali, vip e vipponi vari pronti a correre provvidenzialmente in soccorso dei padrini dell’allegra compagnia delle manette. Il risultato che ne consegue è a dir poco imbarazzante, un caos di proporzioni inaudite.
I frontman del No, i già citati Nicola Gratteri e Marco Travaglio, risultano costantemente impegnati in un esercizio tanto bizzarro quanto singolare: utilizzare ogni possibile occasione utile per smentire se stessi, affermando spavaldamente tutto l’esatto contrario di quanto solevano sostenere nel recente passato, salvo poi minacciare querele e azioni legali nei confronti di chiunque provasse a farglielo notare. Contestualmente, il mega professore galattico, il popolarissimo Alessandro Barbero, storico e divulgatore di grande fama, dimostra di capirci assai poco di studi costituzionali. Sornione, il prof preferito da neocomunisti e pentastellati, porta sfacciatamente avanti la strampalata tesi secondo cui nel nostro ordinamento esisterebbe già la separazione delle carriere, “in quanto i magistrati devono già scegliere tra la funzione requirente e quella giudicante e possono cambiare ruolo una sola volta nella vita”, dimostrando di disconoscere totalmente la differenza tra separazione delle funzioni e delle carriere. Non solo. Perché, con le sue maldestre e ripetute uscite a vuoto, il buon Barbero dà altresì prova di ignorare anche il concetto di sorteggio in rifermento ai membri del Csm: “Se i membri magistrati sono tirati a sorte mentre il governo continua a scegliere quelli che nomina lui, il peso della componente politica sarà molto superiore. Di fatto – avverte Barbero – il governo potrà, come in uno stato autoritario, dare ordini ai magistrati e minacciarli di sanzioni”. Rigorosamente sbagliato anche questo, caro prof: tutti i membri del Csm verranno infatti estratti a sorte, ivi compresi quelli laici, dal momento in cui saranno anch’essi sorteggiati a partire da liste predisposte dal Parlamento.
Nel frattempo, una folta pattuglia di allegri commedianti incautamente prestati al diritto affiora sulla scena politica a ricordarci che è cosa buona e giusta esprimere un secco No nel voto ormai imminente sulla riforma costituzionale. Alle immancabili presenze dei soliti noti Alessandro Gassman e Fiorella Mannoia, si registra, inoltre, per l’occasione, anche quella di eminentissimi studiosi e profondi conoscitori della materia costituzionale del calibro di Lino Guanciale, Umberto De Giovanni, Monica Guerritore, Serena Bortone e Marisa Laurito. Tutti insieme appassionatamente a evidenziare rischi e pericoli insiti nel testo di una riforma, quella sulla giustizia, probabile preludio all’inaugurazione di una nuova inevitabile svolta fascio-autoritaria. E pensare che sulla sponda precisamente opposta, a sostenere l’esatto contrario di quanto spregiudicatamente affermato dai flotillanti del No, e a certificare la conformità del testo alla Carta costituzionale, ci sono giusto dei novizi della materia, come Sabino Cassese, Augusto Barbera, Gian Domenico Caiazza e Antonio Di Pietro. Tutti fermamente concordi nel sconfessare le colossali balle del fronte del No e ad esprimere un convinto Sì rispetto all’inderogabile necessità di un risolutivo intervento in materia di Giustizia.
Salvatore Di Bartolo, 24 gennaio 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


