Non entro del merito della modifica della legge elettorale appena presentata dal centrodestra, anche se quella in vigore, il cosiddetto Rosatellum, mi è sempre sembrata abbastanza contorta e pensata, come accade dall’inizio della seconda Repubblica, per favorire chi occupava in quel momento la stanza dei bottoni.
Il problema semmai è un altro, se lo affrontiamo dal lato dell’attuale maggioranza di governo. In estrema sintesi, con alle porte il fondamentale referendum confermativo sulla riforma della Giustizia, credo che non si poteva trovare un momento più strategicamente infelice per depositare in Parlamento il testo dell’ennesima legge elettorale.
E il motivo, dal mio modesto punto di vista, è piuttosto elementare, caro Watson: in questo modo si offre all’opposizione, schierata quasi compatta – tranne qualche nostalgico reduce di un riformismo di sinistra quasi estinto – a sostegno del No alla rivoluzione copernicana del nostro farraginoso sistema giudiziario, un ulteriore argomento per mobilitare la sua base elettorale, convincendo anche i più titubanti o i più disinteressati all’argomento ad andare alle urne il prossimo 22 marzo.
D’altro canto, dopo aver predicato sin dall’insediamento della Meloni a Palazzo Chigi che è in atto una deriva autoritaria, che stanno per tornare in modo strisciante le camice nere, con tanto di manganello e olio di ricino, i narratori di favole del campo largo hanno buon gioco con i loro sostenitori e simpatizzanti a rispolverare dalla soffitta del loro armamentario ideologico, in merito alla proposta di una nuova legge elettorale, gli slogan di oltre 70 anni addietro, con i quali si riuscì a far abrogare quella che è passata alla storia come la legge truffa.
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Una legge elettorale approvata nel 1953 dal governo De Gasperi e che scatenò una furibonda reazione da parte dell’opposizione dell’epoca – la sinistra filo-sovietica -, tanto che, nelle elezioni politiche che si tennero nello stesso anno, i partiti di governo ebbero un calo rilevante.
Ebbene, forse sarebbe stato assai più conveniente, prima di esporsi agli inevitabili attacchi dell’attuale, sgangherata opposizione, posticipare l’iniziativa sulla legge elettorale successivamente al referendum, evitando in tal modo di regalare un facile argomento a chi, non avendone altri di sostanziali, racconta che stanno tornando i fascisti, i quali tra i loro liberticidi obiettivi hanno anche quello di mettersi sotto gli stivali la magistratura.
Claudio Romiti, 28 febbraio 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


